Trentadue anni fa veniva ucciso uno degli uomini più rivoluzionari del secolo scorso. Tre decenni: tanti ne sono passati dall’omicidio di don Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio ammazzato dalla mafia il 15 settembre del 1993.
I sicari – per quell’omicidio vennero condannati all’ergastolo Giuseppe e Filippo Graviano, accusati di essere i mandanti, e i componenti del commando Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, Luigi Giacalone e Nino Mangano – pensavano così di fermare la rivoluzione che quel piccolo parroco di periferia aveva innescato in una delle zone più difficili di Palermo, il quartiere Brancaccio allora territorio dei Graviano.
Ma mai pensiero fu più lontano dalla realtà.
Come sottolineato oggi dal sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, don Pino Puglisi era semplicemente “Un prete che non cercava il martirio né voleva fare l’eroe. Padre Puglisi – ha ricordato il sindaco – è stato, semplicemente, un cittadino che ha fatto il proprio dovere con coerenza. E in una terra come la nostra, dove la normalità è spesso rivoluzionaria, questo è bastato per attirare l’odio mafioso.
La sua morte non è servita a fermare quel cambiamento – ha aggiunto il primo cittadino. Al contrario, ha reso ancora più evidente quanto la mafia abbia paura dell’educazione, del pensiero libero, dei piccoli gesti quotidiani che costruiscono comunità. Palermo ha bisogno di memoria, ma ancora di più ha bisogno di continuità. I semi che ha piantato Padre Puglisi non devono restare commemorazioni. Devono essere scelte. “Ricordare don Pino Puglisi significa riaffermare la speranza di una terra che non si piega alla violenza, ma che trova nella forza della legalità e nella dignità della persona le basi per il proprio futuro“. Ha detto il presidente della Regione, Renato Schifani, mentre l’assessore regionale all’Istruzione, ha voluto salutare l’avvio del nuovo anno scolastico proprio citando Don Puglisi, divenuto beato nel 2013.
Oggi è il 15 settembre e comincia la scuola. Da assessore regionale all’Istruzione ho deciso di tornare in classe con voi. Abbiamo dedicato l’anno scolastico al Beato Pino Puglisi, perché come ci ha insegnato lui “se ognuno fa qualcosa, si può fare molto”. La scuola cambia, ma l’unica vera novità siete voi, ragazzi. Fate quello che vi ha insegnato Don Pino Puglisi e vedrete che insieme potremo fare moltissimo per cambiare la società. Buon anno scolastico a tutti».

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