Oltre duecento posti di lavoro a rischio. Li ha annunciati la Stm per quanto riguarda la sede etnea, scatenando preoccupazioni sul fronte politico e sindacale.
La società, in occasione del tavolo ministeriale dello scorso 28 luglio, ha confermato “che non è prevista la chiusura di alcun sito produttivo e che i centri di Agrate e Catania continueranno a rappresentare pilastri centrali della propria strategia industriale”, ma ha anche annunciato “la necessità di avviare un confronto per gestire la fase di transizione, ricorrendo a strumenti di natura conservativa” e che, “in particolare, si prevede l’apertura di un tavolo di discussione sul futuro di 206 lavoratori presso lo stabilimento di Catania“.
“Un colpo durissimo per il territorio, che arriva nel pieno di una fase espansiva per l’azienda, ma solo sulla carta per la Sicilia, e in contraddizione con le recenti rassicurazioni del governo regionale siciliano” – commenta Rosy Scollo, segretaria generale della Fiom-Cgil di Catania, definisce l’annuncio una “scelta inaccettabile e una sconfitta politica”.
L’UGL Metalmeccanici esprime delusione. “Se a questi numeri aggiungiamo quelli dei previsti pensionamenti, circa 400, il piano di riduzione comprende 2200 unità. Nonostante l’azienda parli di gestione volontaria delle uscite, per l’UGL Metalmeccanici si tratta a tutti gli effetti di esuberi, e non esistono oggi le condizioni per sottoscrivere alcun accordo – tuona l’Ugl. “Non è sufficiente parlare di volontarietà: Il Governo, in quanto azionista di ST attraverso il MEF, deve assumere un ruolo attivo di garanzia e responsabilità. L’UGL Metalmeccanici sarà in prima linea, anche nel tavolo permanete deciso tra le parti, con un unico obiettivo: zero esuberi, piena valorizzazione dei siti italiani e del lavoro qualificato che li anima”.
L’assenza della Regione siciliana è quanto sottolinea, invece, la deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Lidia Adorno,
“Ci sono state date delle rassicurazioni ancora una volta troppo generiche – afferma – e per giunta alla Regione Siciliana non interessa neppure. La Regione Lombardia è stata presente con i propri vertici istituzionali, Palazzo d’Orleans ha invece mandato il Dirigente Generale del Dipartimento delle Attività Produttive, intervenuto da un’auto e per di più con problemi di connessione. È un segnale evidente della scarsa attenzione che Schifani e il suo Governo pongono verso il destino industriale ed occupazionale della nostra regione e nei confronti dei rapporti con la STMicroelectronics”.
Il tavolo ministeriale è riconvocato per il prossimo 12 settembre per avviare il confronto anche relativamente al periodo successivo al 2027; La società si impegna a fornire alle organizzazioni sindacali dati chiari e trasparenti sul possibile ridimensionamento dell’organico e a non intraprendere azioni unilaterali prima della conclusione del confronto. Ma la preoccupazione resta alta.

Lascia un commento