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  • Appalti truccati, ecco cosa sostiene l’accusa

    Appalti truccati, ecco cosa sostiene l’accusa

    Totò Cuffaro, ex governatore siciliano sarebbe stato al vertice di una vera e propria associazione criminale. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, il numero uno della democrazia cristiana siciliana, avrebbe sfruttato influenze e conoscenze per pilotare bandi e appalti, favorendo imprenditori. 

    Per lui e altre 17 persone, indagate per associazione a delinquere, corruzione e turbata libertà degli incanti, i pm di Palermo hanno chiesto gli arresti domiciliari.

    I pm parlano di un comitato di affari occulto in grado di “infiltrarsi e incidere sulle attività di indirizzo politico-amministrativo della Regione Sicilia e catalizzare il consenso elettorale del maggior numero di cittadini”.

    Una fitta rete, secondo l’accusa, tessuta da Cuffaro che avrebbe mediato “con i rappresentanti di enti e imprese, con cui erano in corso o in esecuzione le intese corruttive, e stabilendo l’entità delle utilità indebite richieste”. Un’attività che avrebbe infiltrato settori vitali come la sanità e le opere pubbliche “in modo tale da potere poi condizionare, attraverso questa pregressa opera di fidelizzazione, l’attività di indirizzo politico-amministrativo della Regione Sicilia”, dicono i magistrati.

    Intanto arrivano le parole di Totò Cuffaro che commenta i documenti ricevuti, negando di aver ottenuto soldi. “Leggeremo le carte – afferma – e faremo le nostre valutazioni insieme all’avvocato. Mi fido della giustizia – conclude. Ho un’ostinata fiducia”. 

    Del comitato d’affari, secondo l’accusa, avrebbero fatto parte anche il capogruppo della Dc all’Ars, Carmelo Pace e Vito Raso uomo di fiducia dell’ex presidente.

  • Beni culturali, Soprintendenza di Palermo pone il vincolo su area Villa Deliella

    Beni culturali, Soprintendenza di Palermo pone il vincolo su area Villa Deliella

    L’area in cui sorgeva Villa Deliella, demolita in una notte il 28 novembre 1959, sarà dichiarata di “interesse culturale particolarmente importante” dalla Regione, ponendo definitivamente un vincolo a un luogo simbolo dello scempio del “sacco di Palermo”.
     
    La Soprintendenza per i beni culturali e ambientali di Palermo, infatti, ha dato avvio al procedimento previsto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 42 del 2004), sia perché quest’area compresa tra piazza Francesco Crispi, via Alfonso Borrelli, via Giorgio Castriota e via delle Croci «costituisce uno spazio della memoria storica collettiva dove permangono ancora segni distintivi della Villa», sia per il «valore testimoniale e civico di significato eccezionale in quanto luogo identitario nel quale la comunità, condividendo la memoria della distruzione perpetrata, riconosce se stessa e, rivivendo il dolore di quei giorni, ne preserva il ricordo dall’oblio» si legge nell’atto firmato dalla soprintendente Selima Giuliano.
     
    «Questa area nel cuore di Palermo testimonia lo sfregio perpetrato ai danni di questa città in un’epoca di speculazione edilizia – afferma l’assessore regionale ai Beni culturali, Francesco Paolo Scarpinato – che ha cancellato in un decennio gran parte del suo patrimonio storico-architettonico. Il vuoto lasciato dalla demolizione è un documento storico che ha assunto negli anni il forte valore simbolico della ferita culturale inflitta e, al contempo, è monito civile per le nuove generazioni dell’importanza dei valori culturali da preservare. In tal senso, l’area della Villa Deliella è un bene che appartiene alla città e merita di esprimere appieno il suo valore testimoniale dei contenuti fondativi della comunità civile».
     
    Villa Deliella venne progettata dall’architetto Ernesto Basile tra il 1905 e il 1906, realizzata dal costruttore Salvatore Rutelli e portata a termine nel 1909. Veniva dichiarata di importante interesse ai sensi della legge 1089/1939 con decreto del ministero della Pubblica istruzione del 27 luglio 1954, impugnato in sede giurisdizionale e revocato con decreto ministeriale del 12 ottobre 1957, in quanto il fabbricato non possedeva la vetustà di 50 anni prevista per legge. Con un altro decreto ministeriale del 25 febbraio 1959 veniva nuovamente imposto il vincolo di importante interesse artistico, ma ancora una volta revocato con decreti ministeriali del 12 giugno 1959 e del 18 novembre 1959, in quanto non era ancora trascorso il cinquantennio previsto dalla legge che si sarebbe compiuto solo alla fine dell’anno 1959. Ma le ruspe arrivarono prima. Infatti, il 28 novembre di quell’anno, in forza della licenza concessa dall’assessorato ai Lavori pubblici del Comune di Palermo, Villa Deliella fu demolita quasi interamente. Oggi permangono alcune porzioni, ossia il piano seminterrato, brani della cancellata perimetrale con due piloni angolari, la casa del custode, le alberature risalenti all’impianto originario del giardino.
  • Catania, Fiera dei morti e caos aeroporto: scoppia la polemica sulla gestione

    Catania, Fiera dei morti e caos aeroporto: scoppia la polemica sulla gestione

    Monta la polemica, a Catania, in seguito al caos che ha caratterizzato la Fiera dei Morti, realizzata anche quest’anno nel parcheggio Fontanarossa, a pochi passi dall’aeroporto. 

    Nell’ultimo fine settimana, clou della festività in onore dei Defunti, la Fiera è stata presa d’assalto e si sono registrati rallentamenti tali da compromettere, per qualcuno, il viaggio. Una situazione denunciata pubblicamente dalla Cgil per bocca del segretario generale Carmelo De Caudo, “Centinaia di cittadini sono rimasti intrappolati nei parcheggi, parecchi passeggeri hanno perso il volo e, soprattutto, decine di lavoratori non hanno potuto prendere servizio. Si è trattato di un disastro annunciato, conseguenza diretta di una programmazione approssimativa e di un coordinamento insufficiente tra le autorità. Organizzare la “Fiera dei Morti” nelle immediate vicinanze dell’aeroporto, e per di più in una domenica di grande traffico, ha significato ignorare del tutto i flussi aeroportuali, le esigenze dei lavoratori e la sicurezza della mobilità cittadina”.  

    Disagi ammessi dallo stesso primo cittadino, Enrico Trantino, secondo cui le aree di sosta non sarebbero state adeguate così come la location, nonostante gli sforzi in termini di controllo della viabilità e della sicurezza dell’amministrazione comunale.

    “Il sindaco parla di un’area non idonea, ma dimentica che è stato proprio lui ad autorizzare e a gestire quell’evento, detenendo su di sé le deleghe a Viabilità e Polizia Municipale” – dichiarano congiuntamente Graziano Bonaccorsi, capogruppo del Movimento 5 Stelle, e Maurizio Caserta, capogruppo del Partito Democratico.

    “Trantino finge di non sapere ciò che accade nella sua amministrazione, ma sta di fatto criticando se stesso. È un atteggiamento paradossale e imbarazzante: invece di assumersi le proprie responsabilità, rilascia interviste come se fosse un commentatore esterno”.

  • Radio giornale del 4 novembre 2025 ore 16.00

     Caso Cuffaro e Romano, le reazioni politiche – Sviluppi inchiesta omicidio di Capizzi – Torna a funzionare la fontana del Tondo Gioeni a Catania 

  • Appalti truccati, bufera su Cuffaro e Romano: le reazioni politiche

    Appalti truccati, bufera su Cuffaro e Romano: le reazioni politiche

    È pioggia di reazioni alla richiesta della procura di Palermo di procedere con gli arresti domiciliari per 18 persone- tra cui l’ex presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro e il parlamentare di Noi Moderati, Saverio Romano, accusate a vario titolo di associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione.

    Un “durissimo colpo alla credibilità del governo Schifani, già messa a dura prova dalle recenti indagini che coinvolgono due suoi assessori, Sammartino e Amata, e il presidente dell’Ars Galvagno”, secondo il coordinatore regionale del M5S e vicepresidente dell’Ars, Nuccio Di Paola, e il capogruppo 5 Stelle all’Ars, Antonio De Luca, unitamente alla deputazione nazionale del Movimento.

    Di “ennesimo scandalo giudiziario che investe il centrodestra siciliano e la maggioranza di Schifani”, parlano invece i rappresentanti di sinistra italiana. 

    “C’è un sistema di malaffare e clientelismo che questo governo, guidato da Renato Schifani e di cui Cuffaro è uno dei suoi maggiori consiglieri politici, non è riuscito a spezzare: quello attuale è un modello di gestione opaco, che sfiora il criminogeno, con manifeste storture e dove spesso prevalgono interessi illeciti. Dichiara il segretario del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo.

    Non solo attacchi, ma anche solidarietà. “Sono certa che le indagini accerteranno rapidamente la verità, dimostrando l’estraneità dell’onorevole Saverio Romano alle accuse che gli sono mosse” afferma Marianna Caronia, deputato regionale di Noi Moderati. All’onorevole Romano va in questo momento la mia solidarietà personale e politica. Condividiamo con lui l’auspicio che si faccia piena luce su tutta la vicenda, al di là dell’inaccettabile processo mediatico che si è già messo in moto – continua -. La nostra priorità resta  garantire trasparenza alla sanità siciliana e serenità a operatori e cittadini, per assicurare servizi efficienti a tutta la comunità”. 

    Arriva anche la nota della Regione in cui si legge che “La Presidenza segue con la massima attenzione e con il massimo rigore gli sviluppi dell’inchiesta odierna della Procura di Palermo con riferimento all’Asp di Siracusa, riservandosi di adottare i provvedimenti di competenza all’esito della pronuncia del Gip”.

  • Radio giornale del 04 novembre 2025 ore 14.00

    Maxi inchiesta appalti truccati – Incendiata struttura d’accoglienza minori stranieri a Enna – Daspo 5 tifosi Siracusa – Due arresti per furto in abitazione a Catania

  • Appalti truccati, chiesti i domiciliari per l’ex presidente della Regione Cuffaro: le dichiarazioni

    Appalti truccati, chiesti i domiciliari per l’ex presidente della Regione Cuffaro: le dichiarazioni

    Ci sono anche l’ex presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro e il parlamentare di Noi Moderati Saverio Romano tra le 18 persone per cui la Procura di Palermo ha chiesto gli arresti domiciliari. Le accuse sono di associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione. I carabinieri del Ros hanno notificato a tutti l’invito a comparire davanti al gip per l’interrogatorio preventivo. Solo dopo l’interrogatorio il gip deciderà se accogliere o meno la richiesta di domiciliari avanzata per Cuffaro e per gli altri e se chiedere al Parlamento l’autorizzazione a procedere per Romano.

    A diversi indagati, tra cui l’ex presidente della Regione, i militari dell’Arma hanno notificato anche un decreto di perquisizione disposto dai pm. Cuffaro e Romano sono coinvolti in un’inchiesta della Procura, guidata da Maurizio de Lucia, su appalti pilotati. Coinvolti anche diversi funzionari pubblici e Vito Raso, autista e uomo di fiducia dell’ex governatore.

    Cuffaro, ora presidente nazionale della Nuova Dc, è stato condannato a 7 anni (il verdetto è diventato definitivo nel 2011) per favoreggiamento alla mafia e ha lasciato il carcere nel 2015 dopo averne scontati 4 e 11 mesi grazie all’indulto di un anno per i reati “non ostativi” e lo sconto previsto dalla liberazione anticipata per buona condotta; Romano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, fu prosciolto nel 2012 dal gip con la vecchia formula dell’insufficienza di prove.

    A seguito della richiesta della Procura il parlamentare di Noi Moderati Saverio Romano fa sapere di non aver ricevuto alcun avviso e aggiunge: “Sono assolutamente tranquillo e a disposizione, pronto a chiarire eventuali dubbi dei magistrati”.

    Situazione diversa per Cuffaro che ha confermato di aver ricevuto una notifica con avviso di garanzia e che perquisizioni sono state effettuate nella sua abitazione e in ufficio. “Ho fornito ai carabinieri la massima collaborazione e sono sereno, rispetto ai fatti che mi sono stati contestati, per alcuni dei quali non conosco né le vicende né le persone. Sono fiducioso nel lavoro degli organi inquirenti e pronto a chiarire la mia posizione”. Ha dichiarato Cuffaro segretario nazionale della Dc, sull’inchiesta della Procura di Palermo.

  • Fumogeni nel settore ospiti dello stadio “Scida” di Crotone, daspo per 5 tifosi del Siracusa

    Fumogeni nel settore ospiti dello stadio “Scida” di Crotone, daspo per 5 tifosi del Siracusa

    Il questore di Crotone, Renato Panvino, a seguito della sfida giocata allo stadio “Scida” tra Crotone e Siracusa, disputata lo scorso 20 settembre, ha emesso il provvedimento di Daspo per 5 tifosi aretusei che nel corso della gara, in diversi momenti, hanno accesso nel settore ospiti sei fumogeni causando un pericolo per l’incolumità degli stessi tifosi siciliani e degli operatori addetti al servizio di stewarding impiegati nel settore.

    La Digos di Crotone ha visionato i vari fotogrammi estrapolati dalle telecamere dell’impianto e, con la collaborazione dell’omologo Ufficio della Questura di Siracusa, ha identificato cinque tifosi siracusani resisi responsabili dell’accensione dei fumogeni, denunciandoli alla Procura della Repubblica. La Divisione Polizia anticrimine della Questura crotonese ha quindi curato la fase istruttoria della predisposizione delle misure, la cui durata è stata disposta per un periodo compreso tra uno e cinque anni, con la prescrizione per uno dell’obbligo della presentazione in Questura durante lo svolgimento delle competizioni sportive.

  • Radio giornale del 04 novembre 2025 ore 11.00

    Corsa clandestina denunciati 2 fantini – Arresti piazza di spaccio Marsala – Chiesti domiciliari per Cuffaro – Denunciati due giovani per porto di armi

  • Corsa clandestina di cavalli nel catanese: denunciati due fantini

    Corsa clandestina di cavalli nel catanese: denunciati due fantini

    Due fantini del Messinese, di 37 e 50 anni, sono stati denunciati dalla polizia per avere partecipato a una corsa clandestina di cavalli, che trainavano calessi, a Campo Rotondo Etneo, in provincia di Catania. La competizione si è tenuta l’11 ottobre e si è conclusa prima del tempo per un grave incidente che ha coinvolto uno degli equidi e alcuni motocicli che ad alta velocità seguivano i concorrenti.

    L’incidente è stato registrato da uno smartphone da uno dei partecipanti ed è stato diffuso sui chat e social. Sul caso hanno indagato poliziotti della squadra a Cavallo della Questura di Catania che sono riusciti a identificare le scuderie. I due fantini si sono presentati, con calessi e cavalli, volontariamente agli investigatori, per ammettere le loro responsabilità. L’attenta analisi del video della corsa e le videoriprese effettuate dalla polizia Scientifica hanno dato la certezza che i due cavalli fossero proprio quelli che hanno preso parte alla corsa clandestina.

    Sottoposti a controlli da veterinari dell’Asp di Catania sono risultati essere due purosangue inglesi di 5 e 10 anni, entrambi con un’ottima genealogia, il cui valore è stimato in circa 15.000 euro. Dal microchip e dal registro è stato possibile risalire alla provenienza: uno dalla Francia e l’altro dall’Italia. Entrambi, spiegano dalla Questura di Catania, sono cosiddetti “scarti di pista”, ovvero cavalli che non raggiungono i tempi utili per gareggiare in pista e che per questo sono venduti alle scuderie in Italia e all’estero e a volte coinvolto in gare clandestine. I due fantini indagati sono stati deferiti alla Procura di Catania, che ha coordinato le attività investigative sin dalle prime fasi. I cavalli sono stati sottoposti a vincolo e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria.