Il 6 agosto richiama alla memoria l’attentato di mafia in cui, quarantacinque anni fa, perse la vita il Procuratore Gaetano Costa.
Le parole sono quelle del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel giorno dell’anniversario del brutale omicidio del giudice, avvenuto a Palermo nel 1980. Un altro servitore dello Stato silenziato dalla mafia nel giorno dei funerali delle vittime della strage di Bologna di pochi giorni prima.
“Magistrato di alta preparazione professionale, di riconosciuta indipendenza e di grande equilibrio – ricorda ancora Mattarella – Costa ha condotto delicate ed efficaci indagini sulle organizzazioni criminali operanti nel territorio siciliano, cogliendo, con lungimiranza, la complessità del fenomeno mafioso e la sua penetrazione nei pubblici poteri e nei sistemi socio-economici.
Fare memoria del suo esempio significa rinnovare la ferma adesione ai principi di giustizia e di legalità, condizione essenziale di ogni comunità autenticamente libera e democratica.
In un anniversario che interpella le coscienze di quanti hanno a cuore la difesa della nostra convivenza civile – conclude il Capo dello Stato – desidero rinnovare i sentimenti di partecipazione e vicinanza della Repubblica ai suoi familiari, a coloro che lo hanno stimato e a quanti, in questi lunghi anni, ricordandone il rigore e il coraggio, hanno continuato la sua opera a favore della giustizia.
Costa fu raggiunto da tre proiettili (calibro 38/357 magnum) esplosi alle sue spalle da ravvicinatissima distanza, nella centralissima via Cavour, da un individuo con il volto seminascosto da un berretto con visiera e con in mano un giornale per coprire la pistola utilizzata.
Morirà pochi minuti dopo all’Ospedale Civico e Benefratelli.
Non solo Costa. Questa mattina, in piazza Giovanni Paolo II, il capo della polizia, il prefetto Vittorio Pisani, ha deposto una corona d’alloro in memoria del vice questore aggiunto Antonino Cassarà e dell’agente Roberto Antiochia, uccisi dalla mafia, alla presenza dei familiari delle vittime e delle autorità civili e militari.
Cassarà fu uno stretto collaboratore di Giovanni Falcone e del «pool antimafia» di Palermo e le sue indagini contribuirono all’istruzione del primo maxiprocesso alle cosche mafiose.
Sposato e padre di tre figli, capo della Mobile di Palermo, venne ucciso nel 1985, all’età di 38 anni il 6 agosto mentre tornava a casa dalla questura.

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