Intelligenza artificiale, benefici e insidie

di Barbara Borzì Assistiamo, già da alcuni anni, ad un esponenziale sviluppo della tecnologia. Soprattutto per quanto concerne la nuova amica, o – se vogliamo – avversaria, dell’uomo, ovvero l’IA (l’Intelligenza artificiale). L’IA è la capacità di un sistema artificiale di riprodurre abilità prettamente umane, come il ragionamento, la programmazione e lo svolgere alcune attività. 

David Hanson, ad esempio, è un ingegnere conosciuto a livello mondiale per aver creato Sophia, il primo robot umanoide cittadino. I benefici dell’IA sono molteplici, in campo economico per i Paesi, industrie, attività commerciali, nel campo medico nuovi macchinari sono capaci di dare diagnosi molto più accurate.  Se da un lato tutto questo potrebbe sembrare meraviglioso e roseo, dall’altro c’è il rischio paventato che si possa incorrere (ad esempio se permettiamo il totale accesso ai nostri dati, anche quelli più sensibili e privati) di lasciare tracce di noi stessi che potrebbe essere addirittura utilizzate contro noi stessi.

Nell’aprile 2021, la commissione Europea ha proposto la prima legge di tutela sull’IA. La misura è volta a garantire la miglior tutela dei cittadini, e che i sistemi utilizzati siano trasparenti, sicuri, rispettosi, non discriminatori e supervisionati da persone e non da automatizzazioni. I sistemi di intelligenza artificiale che non sono conformi alle misure in vigore sono considerate ad alto rischio. 

Un’IA classificata non ad alto rischio è ChatGPT, che dovrà rispettare i requisiti di trasparenza e della legge europea. In questo scenario certamente pieno di benefici, ma anche di insidie e contraddizioni, da più parti viene chiesto che l’uomo sia consapevole dei limiti da porsi di fronte ad un fenomeno così in forte evoluzione. E non è affatto una questione di poco conto.

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