Il ricordo di Rocco Chinnici, il giudice ucciso dalla mafia 42 anni fa

Il 29 luglio 1983 fu assassinato per mano di un attentato mafioso il giudice Rocco Chinnici e i carabinieri della sua scorta: il maresciallo Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta e Stefano Li Sacchi, portiere dello stabile in cui viveva il giudice. Oggi, nel giorno del 42esimo anniversario da quel tragico evento lo ricordano la figlia, il Ministro dell’Interno Guido Crosetto ma anche il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani

“Oggi, 29 luglio, ricordiamo la scomparsa di mio padre, Rocco Chinnici, ucciso da Cosa Nostra insieme agli uomini della sua scorta – il maresciallo dei carabinieri Mario Trapassi, l’appuntato Salvatore Bartolotta – e al portiere dello stabile in cui abitava, Stefano Li Sacchi”, a scriverlo sul proprio profilo X è l’europarlamentare Caternina Chinnici, figlia del giudice. 

“Rocco Chinnici fu un magistrato lungimirante, interprete attento dei mutamenti sociali. Uomo delle Istituzioni e protagonista coraggioso della lotta per la legalità. Con intuizione e determinazione, fu tra i primi a comprendere che la mafia si combatte unendo le forze: creando legami di fiducia e collaborazione tra chi è chiamato a difendere la democrazia e lo Stato. Per il suo impegno e per le sue idee innovative pagò il prezzo più alto” così il ministro Crosetto.

«Nel ricordo di Chinnici – ha dichiarato Schifani – la Sicilia riafferma con determinazione la propria lotta alla criminalità organizzata. La sua visione lungimirante e il coraggio dimostrato hanno segnato l’inizio di una nuova stagione di contrasto alle mafie. Fu tra i primi a comprendere il valore del lavoro di squadra nella magistratura, contribuendo alla nascita del pool antimafia. Il suo esempio continua a essere fonte di ispirazione per le istituzioni e per tutti coloro che credono nei principi della legalità. Ricordarlo – ha aggiunto – significa non solo onorare la memoria, ma anche rafforzare l’impegno quotidiano per una società libera da ogni forma di violenza e sopraffazione. Un pensiero commosso va anche alle famiglie delle vittime, che con dignità e forza hanno saputo trasformare il dolore in testimonianza civile». Alla cerimonia, che si è svolta in via Pipitone Federico a Palermo, era presente il gonfalone della Regione Siciliana. In rappresentanza del presidente, l’assessore regionale alla Famiglia, politiche sociali e lavoro, Nuccia Albano, ha deposto una corona d’alloro.

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