L’Australia diventa il primo paese al mondo a vietare l’accesso e a bloccare l’uso dei social media ai ragazzi con meno di 16 anni. Il ban vuole essere un modo per eliminare l’ansia provocata dall’iper esposizione, per arginare il fenomeno del bullismo online e, soprattutto, lo strumento definitivo per eliminare potenziali predatori sessuali.
Istantanee le reazioni dopo l’approvazione della legge. Aziende tecnologiche come Alphabet, Meta, ByteDance, etc. Si sono fermamente opposte, dopo aver calcolato una perdita di profitti ingente. Tra i detrattori, anche i sostenitori della libertà di parola. Ad esempio “Amnesty International”, che attraverso Damini Satija, Direttore del programma Amnesty Tech, ha dichiarato che: “Un divieto semplicemente lascia le piattaforme tecnologiche libere da ogni responsabilità. Senza affrontare i problemi che i giovani continueranno a dover affrontare in futuro, molto probabilmente in segreto, poiché in molti troveranno il modo di aggirare le restrizioni, esponendosi a rischi ancora maggiori”.
I diretti interessati si sono opposti alla legge, trovandola assolutamente sproporzionata. Soprattutto per coloro che si trovano nelle zone più rurali dell’Australia, o chi fa parte di minoranze, o chi convive con una disabilità. Gli adolescenti che nei social media avevano trovato un modo per connettersi con altre persone nel mondo e non restare segregati.
Dal governo affermano che valuteranno a stretto giro cosa succederà dopo l’immissione della legge e che non intendono tornare sui propri passi. C’è molta curiosità anche da parte di altri paesi. L’Unione Europea, la Nuova Zelanda e la Malesia, non nascondono di stare ragionando su azioni simili.
I giovani australiani abitano diverse piattaforme online: circa 440.000 sono su Snapchat, 350.000 su Instagram, 200.000 su Twitter, 150.000 su Facebook e tantissimi altri su Tiktok, ma non vi sono stime numeriche certe. È stato chiesto alle piattaforme di adeguarsi affinché possano verificare l’età degli utenti. I Big Tech devono disattivare i profili dei giovani e individuare se un utente adulto interagisce con minorenni, o ancora se ci siano delle attività sospette durante l’orario scolastico, dato che in Australia, gli smartphone sono già vietati in tutte le scuole. In casi di incertezza, le aziende potranno richiedere un documento di identità per verificare meglio chi è l’utente.
Intanto molti ragazzi stanno già cercando degli escamotage. Ci si domanda come si comporteranno adesso che, gli unici spazi a loro permessi, sono i programmi di messaggistica e le chatroom dei videogiochi online.
Per le aziende invece, sono previste multe fino a 50 milioni di dollari se non vigileranno adeguatamente.

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