Categoria: Redazione

  • Audiradio, i primi mesi del 2025 confermano RSC radio leader in Sicilia

    Audiradio, i primi mesi del 2025 confermano RSC radio leader in Sicilia

    I dati audiradio usciti ieri con il primo semestre 2025 confermano RSC Radio Studio Centrale sul podio delle radio leader siciliane. Fidelizzazione da parte degli ascoltatori, programmi forti e vincenti, presenza fortissima  sul territorio. Questi gli ingredienti dello straordinario successo della family station che ha raddoppiato in un solo semestre i suoi ascoltatori. Siamo la famiglia radiofonica più bella della Sicilia. Grazie da tutti quanti noi.

  • Premio Alessi 2025, premiati Abbagnato e Parmitano

    Premio Alessi 2025, premiati Abbagnato e Parmitano

    La ballerina Eleonora Abbagnato e l’astronauta Luca Parmitano sono i vincitori della terza edizione del Premio Alessi della Presidenza della Regione Siciliana, consegnato ieri sera nel corso di una cerimonia nei Giardini di Palazzo d’Orléans a Palermo.  Istituito dal governo Schifani nel 2023, il riconoscimento è intitolato al primo presidente della Regione ed è assegnato ai siciliani che hanno saputo distinguersi con opere e azioni che contribuiscono al progresso della comunità nei diversi campi dell’impegno etico, sociale, culturale, scientifico e artistico.

    «Questo premio – ha detto il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani – è un segno di gratitudine verso coloro che, con serietà e spirito di servizio, rappresentano modelli di riferimento, capaci di trasmettere fiducia e speranza alle nuove generazioni. In questo modo intendiamo custodire la memoria di un protagonista della nostra storia regionale e riaffermare i valori che egli ha incarnato: etica pubblica, dedizione al bene comune, rispetto della legalità e amore per la nostra terra. Bisogna guardare in alto, bisogna credere in una società che possa riscattarsi».

    A Eleonora Abbagnato, originaria di Palermo, icona internazionale della danza, già Étoile dell’Opéra di Parigi e oggi direttrice del Corpo di ballo e della Scuola di danza del Teatro dell’Opera di Roma, il Premio è stato assegnato perché “ha saputo portare, alto, nel mondo, il nome e la cultura della Sicilia. Con il suo percorso, ha dimostrato come la passione e il lavoro costante possano diventare strumenti di crescita collettiva, offrendo alla comunità siciliana un esempio di orgoglio, cultura e identità”. A consegnarlo il presidente dell’Assemblea regionale siciliana Gaetano Galvagno.

    A Luca Parmitano, di Paternò, primo italiano al comando della Stazione spaziale internazionale e primo astronauta del nostro Paese a svolgere attività extraveicolare, il Premio è stato attribuito perché, si legge nella motivazione, “incarna i valori del servizio e dell’impegno, dimostrando che dalle radici siciliane possono germogliare percorsi capaci di raggiungere le più alte vette della conoscenza e dell’umanità”. Il presidente Schifani, che ha consegnato il Premio, ha ringraziato l’astronauta per aver esposto nello spazio il vessillo della Sicilia. «Un gesto che ha un significato fortissimo», ha detto il governatore.

    Durante la cerimonia di premiazione, condotta dalla giornalista Elvira Terranova, caposervizio dell’agenzia di stampa Adnkronos, sul palco è stato accolto anche il direttore generale dell’Ismett Angelo Luca, medico che ha attualmente in cura Ayeda, la bimba afghana di due anni affetta da una rara e grave malattia genetica del fegato. La piccola ha raggiunto la Sicilia grazie a una rete di solidarietà che ha visto protagonista proprio la Presidenza della Regione Siciliana.

    Ai Giardini, inoltre, ha suonato anche l’Orchestra della Fondazione Teatro Massimo di Palermo, diretta da Alberto Maniaci, eseguendo un concerto con, tra le altre, musiche di Pietro Mascagni, Gioachino Rossini, Maurice Ravel ed Ennio Morricone, e si è esibito in un “cuntu” siciliano l’artista Salvo Piparo.
  • Lo scalo fantasma di Comiso

    Lo scalo fantasma di Comiso

    L’aeroporto che doveva servire parte della Sicilia sud-orientale è rimasto deserto. Deserto di passeggeri. Gli oltre cento lavoratori, invece, continuano a operare, seppur in modo sporadico.

    Ma andiamo con ordine. Lo scalo ibleo, situato a soli 15 chilometri dalla città di Ragusa, nacque come aeroporto militare per essere poi riconvertito in scalo turistico. Dal 2013 è gestito dalla SAC, la stessa società che controlla l’aeroporto di Catania.

    Dopo un avvio piuttosto positivo, l’attività dello scalo ha registrato un lento declino, culminato nel 2023, quando Ryanair ha abbandonato ufficialmente la struttura.

    Da quel momento, nonostante l’intervento della Regione Siciliana con un bando di incentivi destinato alle compagnie aeree per mantenere operativo l’aeroporto, la crisi è sembrata irreversibile.

    A maggio del 2023 sembrava esserci una timida ripresa: Aeroitalia ha attivato alcune rotte verso Roma, Milano, Bergamo e Bologna. Anche Wizzair ed EasyJet hanno inaugurato collegamenti nazionali e internazionali.

    A distanza di due anni, però, lo scalo è di nuovo pressoché inattivo. Solo pochissime tratte attive, operative due giorni a settimana. Un’assurdità per un’infrastruttura pensata per servire oltre un milione di abitanti.

    È lecito sostenere il costo di oltre cento dipendenti per un aeroporto quasi del tutto inutilizzato? E soprattutto: non è quantomeno discutibile aver affidato la gestione dell’aeroporto di Comiso alla stessa società che amministra un diretto concorrente, a pochi chilometri di distanza?

    La SAC ha sfruttato lo scalo ibleo solo quando un incendio ha reso inagibile il terminal di Catania, costringendo a dirottare molti voli su Comiso. Dopo quell’episodio, il silenzio.

    Con l’estate ormai alle porte, le ripercussioni sul turismo locale sono già evidenti. Le perdite economiche si stimano in milioni di euro.

    Chi si assumerà la responsabilità di questo fallimento? Ricordiamo che nel 2023 la Regione Siciliana ha stanziato ben tre milioni di euro per potenziare l’aeroporto.

    La vicenda sarebbe forse passata sotto silenzio, se non fosse scoppiata una polemica grazie all’intervento social del sindaco di Acate, Gianfranco Fidone, che ha definito la situazione un vero e proprio “disastro” e uno “scempio”.

    La preoccupazione cresce tra i lavoratori dello scalo e tra chi, nelle vicinanze, ha investito in attività legate al traffico aeroportuale, come B&B, ristoranti e servizi turistici. In risposta, sono stati pubblicati nuovi bandi per tentare di rilanciare lo scalo.

    Notizia recente è che da luglio partirà un volo Vueling per Barcellona, e che altri collegamenti verso Roma e probabilmente Milano verranno attivati entro l’autunno, per garantire la continuità territoriale.

    I nuovi bandi prevedono un sistema di incentivi per le compagnie in grado di attivare i voli già da questa estate. È evidente che, dopo l’esplosione della polemica a livello nazionale, si stia tentando in ogni modo di colmare le falle.

    Al dibattito hanno preso parte, a vario titolo, esponenti politici e figure di spicco della provincia di Ragusa e non solo. Fioccano le accuse reciproche, mentre si assiste con crescente preoccupazione allo stallo in cui versa l’aeroporto. Tutti invocano un rilancio, nonostante il disinteresse mostrato fino a poco tempo fa.

    L’ultimo episodio è andato in scena in televisione, dove il sindaco di Acate e la sindaca di Comiso, Maria Rita Schembari, si sono scontrati duramente sulla questione. Nessuna conclusione concreta, se non la promessa della sindaca: dall’inverno prossimo lo scalo tornerà operativo. Ma è bene ricordare che, nel periodo di massimo sviluppo, l’aeroporto contava fino a 10-12 voli al giorno. Riuscirà davvero a raggiungere nuovamente quei numeri?

    Da siciliani, ce lo auguriamo. Ma, per ora, si tratta solo di promesse. Parole campate in aria. Senza alcun aeromobile all’orizzonte. 

  • In attesa di una Laurea

    In attesa di una Laurea

    “La mia famiglia e i miei amici sanno che quest’anno dovrei laurearmi, ma in realtà mento a tutti da anni e finora ho dato solo pochi esami”.

    BUCO DELLA SERRATURA – I SEGRETI CHE NON OSI RACCONTARE

    Ci sono storie che non possono essere confessate nemmeno agli amici più cari. Desideri inconfessabili, scelte sbagliate, verità scomode che restano intrappolate dentro di noi e necessitano di uscire. Eppure, ogni segreto ha bisogno di un orecchio disposto ad ascoltare.

    Benvenuti in “Buco della Serratura”, la rubrica dove i lettori possono raccontare tutto ciò che nella vita reale deve rimanere nascosto. Qui non giudichiamo, non condanniamo, ma diamo voce a ciò che spesso resta soffocato.

    Se hai una storia da condividere, scrivici. Perché a volte, anche il più piccolo spiraglio di verità può cambiare tutto se osservato da un buco della serratura.

    Sulla scia della scorsa settimana abbiamo deciso di pubblicare questo messaggio ricevuto da una ragazza di Agrigento che vive e studia a Bologna.

    “Amici di RSC, mi chiamo Giulia e ho 28 anni. Vi scrivo perché non riesco più a tenere dentro quello che sto facendo. Da anni mento alla mia famiglia, ai miei amici, a chiunque mi sta vicino. Ho fatto credere a tutti di stare per laurearmi, di aver dato tutti gli esami, che fosse solo questione di tempo per finire la tesi. La verità è che non ho mai completato neppure il primo anno di università.

    Ho iniziato a studiare con entusiasmo, ma dopo poco le cose hanno iniziato ad andare male. Ho fallito alcuni esami, mi sono sentita inadeguata, incapace di stare al passo. All’inizio ho nascosto i problemi pensando che sarei riuscita a rimediare, che fosse solo una fase. Ma il tempo passava, e più passava, più diventava difficile dire la verità. Così ho iniziato a mentire.

    Inventavo esami superati, sessioni stressanti, progetti di tesi. Parlavano di me con orgoglio, e io annuivo, con il terrore che qualcuno scoprisse tutto. Ogni volta che mia madre diceva a qualcuno “Mia figlia è quasi laureata”, sentivo un nodo allo stomaco, il cuore che si stringeva fino a farmi mancare l’aria. Ogni sera, chiusa in camera, piangevo in silenzio per non farmi sentire, soffocata dalla vergogna e dalla paura. Ma non riuscivo a fermarmi. Era come se fossi finita in un vortice, e ogni bugia ne richiedeva un’altra.

    La situazione è peggiorata quando la mia famiglia ha iniziato a programmare la festa di laurea. Vengo da una famiglia del Sud, dove la laurea è un traguardo da celebrare in grande, con parenti che arrivano da ogni parte, bomboniere, inviti spediti con mesi di anticipo. Mia madre ha già scelto il ristorante, mio padre ha ordinato il completo per l’occasione, mia nonna ha iniziato a risparmiare per regalarmi un viaggio. Ogni volta che parlano dei preparativi sento il sangue gelarsi nelle vene. Non posso più rimandare, non posso più trovare scuse. Il giorno della laurea non arriverà mai, e quando la verità verrà fuori, sarà un disastro.

    Quando sono arrivate le domande sulla laurea, ho continuato a rimandare. Problemi burocratici, professori assenti, intoppi improbabili. Nessuno sospettava, nessuno metteva in dubbio le mie parole. La verità è che non volevo deluderli, non volevo vedere la delusione nei loro occhi. Ma intanto la mia vita si fermava. Non cercavo un lavoro serio perché, ufficialmente, dovevo ancora laurearmi. Non riuscivo a costruire nulla, bloccata da una bugia che mi pesava addosso ogni giorno di più. Mi sentivo un fantasma, intrappolata in un’esistenza sospesa, con il terrore costante di essere scoperta e di perdere tutto.

    Ora non ce la faccio più. Non dormo, non riesco a guardare mia madre negli occhi senza sentirmi un’estranea. Ogni mattina mi sveglio con un senso di oppressione sul petto, come se qualcosa mi stesse schiacciando. Mi odio per quello che ho fatto, per non essere stata abbastanza forte da fermarmi prima. Devo dirlo. So che farò male a chi mi vuole bene, so che forse perderò la loro fiducia. Ma non posso più vivere così.

    Scrivo questa lettera perché so di non essere l’unica. So che altri ragazzi si sono trovati in questa situazione, intrappolati in una menzogna più grande di loro. A chiunque si riconosca nelle mie parole, dico solo: dite la verità prima che sia troppo tardi. Il peso della bugia diventa insostenibile, e alla fine si rimane soli con la propria vergogna.”

    Cara Giulia, ti ringraziamo per aver condiviso la tua storia con noi e con i nostri lettori. Il tuo racconto è un doloroso ma importante esempio di come la paura di deludere gli altri possa spingerci a costruire gabbie invisibili attorno a noi stessi. Il coraggio di ammettere la verità, anche dopo tanto tempo, è un atto di grande forza.

    Molte persone si troveranno a rivedersi nelle tue parole. La pressione sociale, le aspettative familiari e la paura del fallimento possono diventare pesi insostenibili. Ma la tua decisione di affrontare la verità è la dimostrazione che, per quanto difficile, c’è sempre un modo per ricominciare.

    Ti auguriamo di ritrovare la serenità e la fiducia in te stessa. Il primo passo lo hai già fatto: accettare il passato e scegliere di non lasciare che questo definisca il tuo futuro.

  • Aspetto un figlio dal mio amante e non so cosa fare

    Aspetto un figlio dal mio amante e non so cosa fare

    “Sono una donna sposata da dieci anni con un uomo buono, onesto, che mi ha sempre amato e rispettato. Eppure, da due anni, lo tradisco. E la scorsa settimana ho scoperto di essere incinta.”

    BUCO DELLA SERRATURA – I SEGRETI CHE NON OSI RACCONTARE

    Ci sono storie che non possono essere confessate nemmeno agli amici più cari. Desideri inconfessabili, scelte sbagliate, verità scomode che restano intrappolate dentro di noi e necessitano di uscire. Eppure, ogni segreto ha bisogno di un orecchio disposto ad ascoltare.

    Benvenuti in “Buco della Serratura”, la rubrica dove i lettori possono raccontare tutto ciò che nella vita reale deve rimanere nascosto. Qui non giudichiamo, non condanniamo, ma diamo voce a ciò che spesso resta soffocato.

    Se hai una storia da condividere, scrivici. Perché a volte, anche il più piccolo spiraglio di verità può cambiare tutto se osservato da un buco della serratura.

    Oggi riportiamo il messaggio che ha dato vita a questa rubrica. Una lettera inconsueta, che abbiamo ricevuto da una nostra follower della provincia di Messina.

     

    “Scrivo questa confessione perché vi seguo sempre e mi regalate momenti di leggerezza e allegria tutti i giorni. Ultimamente vivo con un peso che sta diventando insopportabile, e forse, raccontando la mia storia a degli sconosciuti, riuscirò a trovare una risposta.

    Non voglio giustificarmi, so di essere nel torto, ma la verità è che con mio marito mi sentivo spenta, invisibile. Le mie giornate erano tutte le stesse, conducevamo una routine piatta, tra lavoro e casa e a malapena condividevamo le nostre giornate.

    Lui è arrivato all’improvviso e mi ha fatto rivivere emozioni dimenticate. L’ho conosciuto per caso e c’è stato subito feeling. Ci incontravamo sempre nello stesso bar e tra una battuta e l’altra abbiamo iniziato a flirtare. Non gli ho subito detto di essere sposata. Le sue attenzioni erano per me, una boccata di aria fresca. Solo dopo il primo bacio gli ho rivelato la mia reale situazione.

    Non era solo passione, né solo desiderio: con lui ho ritrovato una parte di me che credevo perduta. Ora, però, non posso più nascondermi. Sono incinta. E questo bambino non è di mio marito.

    Ho passato notti intere a chiedermi cosa fare. Dire la verità significherebbe distruggere tutto, ferire un uomo che non merita questo dolore. Mentire, invece, significherebbe condannarmi a una vita di finzione, a guardare ogni giorno negli occhi mio marito sapendo che il figlio che crescerà non è il suo.

    Ho paura. Ho paura di perdere tutto, paura del giudizio, paura di ciò che verrà.

    Mi chiedo se esista un modo giusto per non causare altro dolore. Il mio errore mi ha già condannata, qualunque sia la mia scelta. Non so più cosa dovrei fare, se portare avanti o meno la mia gravidanza.”

     

    Cara S., in redazione abbiamo letto le tue parole con attenzione, e prima di tutto vogliamo dirti che comprendiamo il peso che stai portando. Il senso di colpa, la paura, il timore di ferire chi ti ama sono emozioni che possono paralizzare, ma a volte, affrontare la verità è l’unico modo per non rimanerne prigionieri di se stessi e della menzogna.

    Non esiste una soluzione semplice. Qualunque strada tu scelga avrà delle conseguenze, ed è naturale che tu ne sia terrorizzata. Tuttavia, continuare a vivere facendo finta di nulla significherebbe costruire il tuo futuro, e quello di questo bambino, su fondamenta fragili.

    Il punto centrale è uno solo: cosa vuoi per te e per tuo figlio?

    Se ami un altro e pensi che la vostra relazione possa avere un futuro, forse è il momento di chiudere il capitolo con tuo marito e affrontare le conseguenze della verità. Se, invece, il tuo legame con quest’altro uomo è stato solo una parentesi, una fuga da qualcosa che ti mancava nel matrimonio, allora dovresti chiederti se sei disposta a continuare a mentire per sempre, sapendo che la verità potrebbe emergere in qualsiasi momento e che il peso delle cose sarà sempre più duro da sopportare e arriverà nel tempo a schiacciarti.

    Tuo marito merita la verità? Sì. Non solo perché ha il diritto di sapere, ma perché meriti anche tu di vivere una vita autentica, senza la paura costante di essere scoperta.

    Sarà difficile, doloroso, ma solo affrontando questa situazione con sincerità potrai davvero liberarti e andare avanti.

    Qualunque scelta tu faccia, ricorda che non sei sola. Affidati a qualcuno di fidato, a un terapeuta se ne senti il bisogno. Ma non lasciare che la paura decida per te.

  • Enna, arriva la panchina viola simbolo della lotta contro la violenza sui minori

    Enna, arriva la panchina viola simbolo della lotta contro la violenza sui minori

    Ad Enna, la prima panchina viola contro la violenza sui minori. È la seconda installata in Italia, dopo Savona, e la prima in Sicilia. “Questa installazione rappresenta un importante passo avanti nell’impegno dell’amministrazione comunale nella lotta alla violenza – ha dichiarato il sindaco Dipietro – è uno strumento efficace per sensibilizzare la comunità e promuovere una cultura del rispetto e della protezione dei più deboli”

    Il Comune di Enna ha accolto la richiesta di Francesco Zanardi, presidente di Rete L’abuso, unica associazione italiana che si occupa di vittime di abusi da parte di esponenti del clero.

    Questa iniziativa, simbolo, fra altri, della lotta contro la violenza sulle donne e a sostegno dei diritti, e contro l’abuso dei minori – dice l’assessore comunale alla comunità educante e alla tutela dell’infanzia, Giuseppe La Porta – si inserisce in un percorso più ampio di sensibilizzazione che l’amministrazione comunale sta portando avanti. La panchina va a completare, insieme a quella rossa dedicata alla violenza contro le donne e quella gialla, dedicata a Giulio Regeni il parco della Sensibilità della Comunità” .