

CATANIA – Un appuntamento che è anche opportunità. È la città di Catania ad ospitare, in queste ore, la riunione annuale delle reti Europe Direct. Un vero e proprio evento di prestigio organizzato dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea e dall’ufficio di collegamento del Parlamento europeo in Italia, in collaborazione con il centro Europe Direct di Catania.
Una tre giorni ricca di confronti e dibattiti. Di proposte e ambizioni. Che già adesso stanno avendo importanti ripercussioni in termini d’immagine sul capoluogo etneo. Ed attraverso l’associazione no-profit e-Medine (costola del JO Group), cittadinanza europea, rappresentanza parlamentare e integrazione diventano il fulcro credibile di una rete che vede circa cento partecipanti provenire da ogni parte d’Italia e d’Europa.
“La nuova Commissione europea, le tante opportunità che abbiamo davanti. Ma anche i rischi che corriamo con i tanti focolai di guerra. Argomenti e contenuti che vedono Catania, in questi giorni, al centro dell’Europa. C’è una bella atmosfera e tanta voglia di confronto: momento essenziale di questa grande iniziativa”. A parlare è Giuseppe Ursino, Presidente ONG Osservatorio e-Medine – Europe Direct Catania, motore dell’approdo alle falde dell’Etna dell’iniziativa legata a questi tre giorni.
Ieri sera, a palazzo Manganelli un momento di condivisione al quale era presente anche l’eurodeputato Raffaele Stancanelli e diversi rappresentanti della stampa regionale. Oggi la conclusione con gli incontri in rettorato ed a Palazzo degli elefanti dove a far gli onori di casa sarà il primo cittadino, Trantino.


“Sarà un problema per diversi anni”. La siccità, che quest’anno ha colpito la Sicilia in modo drammatico, compromettendo allevamenti e raccolti e scatenando le proteste della popolazione, sarà un fenomeno difficile da invertire. Parola del ministro della Protezione civile ed ex presidente della regione siciliana, Nello Musumeci che ha partecipato alla seconda edizione del Forum Risorsa Mare, organizzata da The European House Ambrosetti, al Marina Yachting di Palermo. “Se si fosse programmato venti, trent’anni fa – ha aggiunto – oggi non avremo questo problema”. Cruciale, per Musumeci, la manutenzione delle dighe, infrastrutture che ha molto caldeggiato quando governava l’Isola.
“Le dighe siciliane non sono vuote, sono piene di sabbia – ha proseguito il ministro.. Se non ci fosse stata la sabbia, ci sarebbe stata l’acqua. Le dighe non si possono riempire, quando piove, perché il volume è occupato dalla sabbia. Per quarant’anni non sono state mai pulite”.
Una questione sulla quale era intervenuto anche da presidente della Regione: era il marzo 2022 quando veniva annunciato che “la Regione Regione era pronta ad attuare un Piano per liberare gli invasi di propria competenza dai sedimenti”. Da allora, però, a quanto pare, di interventi risolutivi non ne sono stati effettuati. Tanto che, due anni dopo, il presidente Schifani afferma che ci sono anche i finanziamenti.
“È il momento più favorevole per intervenire sulla rimozione delle sabbie dall’interno degli invasi siciliani – diceva lo scorso agosto il governatore, intervistato dal Sole 24 Ore. Attività di rimozione, fondamentale per aumentare la capacità di accumulo di acqua ed assente dall’epoca della loro realizzazione, risalente agli anni ‘50-’60. I tempi di intervento di sfangamenti delle dighe sono lunghi per via delle procedure ambientali dei progetti – affermava ancora – ma c’è un programma da 55 milioni che cercheremo di accelerare chiedendo deroghe normative a Roma”.
