Categoria: Italia/Mondo

  • Il gruppo Telegram dove i papà vendevano le foto dei figli

    Il gruppo Telegram dove i papà vendevano le foto dei figli

    Dopo lo scandalo del gruppo Facebook “Mia moglie” e del blog “Phica.eu”, ora è il momento del gruppo Telegram “Dipreisti”. Attivo dal 2019, ci si scambiavano foto e materiale pornografico, e si rilanciavano link per acquistare pedopornografia. 

    Popolato da circa 16.000 utenti, i messaggi tipici erano: “scambio foto figlia”, “dò indirizzo di casa per stuprare moglie”, “a chi scambia, faccio vedere foto della figlia nuda di un mio amico” e barbarie simili. Video di compagne, mogli, figlie e materiale di ogni tipo, veniva scambiato liberamente, senza remore. 

    Un ricavo totale calcolato di almeno 500.000 euro all’anno, per uno smercio di materiale illegale, spesso scambiato senza il consenso delle interessate. Eppure il gruppo, nato in seguito all’eco mediatico dell’ex avvocato Andrea Diprè, in un periodo in cui i gruppi Telegram divertenti ed “ignoranti” erano un modo per scappare dalla banalità di Facebook, si è trasformato nel tempo in qualcosa di totalmente aberrante. Stessa sorte avuta per altri gruppi come ad esempio “La Bibbia” o “Ragazze Live”. Popolati da molti under 40 e 30, al materiale ironico era subentrato quello pornografico, fino a trasformarsi completamente in una chat di scambio di materiale illegale. 

    La denuncia del gruppo Dipreisti è partita da una ragazza di 14 anni che aveva scoperto la condivisione su questo delle proprie foto private, segnalandolo all’associazione Meter, da 35 anni impegnata al contrasto della pedofilia e della violenza sui minori. Istantanea l’attività della Polizia Postale, ma a quanto pare, questo genere di gruppi sono difficili da sradicare, perché hanno diversi backup e link alternativi. Nemmeno il tempo di chiudere un indirizzo, che ne spuntano altri dieci. Non solo materiale registrato, ma anche link al quale spiare in live streaming persone all’interno delle proprie stanze, collegandosi a telecamere casalinghe. 

    Un commercio che sicuramente ha una forte rete criminale dietro. Molto più ampio di quello che è possibile quantificare, e che alimenta una serie di violenze inaudite al fine di monetizzare. La paura è che questa tipologia di gruppi, che ultimamente stanno facendo scalpore nel dibattito pubblico, in un periodo in cui si parla sempre più di consenso, di rispetto e di privacy, migrino verso applicazioni che utilizzano crittografie end-to-end indecodificabili. E che nemmeno la Polizia riesca più ad intervenire. Ad esempio, l’app “Signal” è una di queste. Si stima che al suo interno siano attivi almeno 700 gruppi pedopornografici. 

    Sul canale Dipreisti è stata aperta un’indagine da parte della Polizia. Lo scambio di materiale pedopornografico è punito dal Codice Penale con la reclusione, nonché con il pagamento di una multa. Stessa cosa per il revenge porn. Si tratta di fenomeni difficili da abbattere, che probabilmente non verranno sdradicati mai del tutto. 

    Il popolo chiede pene più severe e interventi immediati delle forze pubbliche. Ma anche una maggiore responsabilizzazione delle piattaforme digitali, e un processo di educazione che parta dalla minore età e dalla scuola. Una presa di coscienza collettiva che permetta di superare l’indifferenza che accompagna, ancora oggi, questo genere di attività illecite e disturbanti. 

  • Le piante grasse che brillano al buio

    Le piante grasse che brillano al buio

    Fino ad oggi, per poter illuminare un vialetto o un giardino sarebbero servite lampadine ed elettricità. Da domani, probabilmente questa non sarà più la sola e unica opzione disponibile. 

    Potrebbero essere direttamente le piante a far luce a costo zero durante la notte e, un po’ come avviene già per i pannelli solari, necessiterebbero solo di esposizione al sole per accumulare energia. 

    Non si tratta di fantascienza, ma delle piante grasse che si illuminano al buio inventate in Cina. Create iniettando speciali nanoparticelle fluorescenti che, come già detto, si ricaricano con la luce e possono illuminarsi di colori diversi. 

    In realtà, questa tecnologia era nota da più di un anno in Cina, ma i mezzi per ottenere la bioluminescenza erano estremamente costosi. Recentemente, invece, si è scoperto un modo per ottenere lo stesso effetto spendendo pochissimi soldi. 

    Si tratta di nanoparticelle di fosforo a luminescenza persistente, simili a quelle contenute nei giocattoli fosforescenti. La luce viene assorbita e poi rilasciata lentamente nel tempo. L’esperimento è stato condotto su diverse tipologie di piante, ma solamente le piante grasse hanno prodotto una forte luminosità. 

    Questo perché le piante grasse hanno una spiccata canalizzazione nelle foglie, che permette una migliore distribuzione delle nanoparticelle. Utilizzando anche diverse tipologie di fosforo, i ricercatori hanno ottenuto pure la possibilità di avere le piante di luce colorata. Verdi, rosse, blu ed altri. 

    Ogni pianta richiede circa 10 minuti per essere preparata e costa poco più di 10 yuan, vale a dire 1,40 dollari, manodopera esclusa. A breve saranno commercializzate in tutta la Cina, ma l’attesa è già grandissima, in quanto le piante bioluminescenti hanno già fatto la loro comparsa a diverse fiere. 

    L’azienda “Light Bio” ha da poco aperto i preordini e le piante sono andate sold out nel giro di breve. Attendiamo presto di vederle commercializzare in Europa.

     

     

     

     

  • La guerra commerciale USA e i dazi sull’oro

    La guerra commerciale USA e i dazi sull’oro

    Viviamo una realtà in cui le aliquote alle dogane americane subiscono repentinamente cambi. Da giorno 7 agosto, infatti, è attiva una nuova geografia commerciale tracciata dai dazi di Trump. Tariffe differenziate dal 10% al 50% per circa 92 paesi. 

    Tra i più colpiti da queste misure imposte da Trump, attualmente vi è l’India, che è passata in brevissimo tempo da un dazio del 25% al 50%. L’aumento è stato vincolato ai rapporti commerciali di quest’ultima con la Russia. E non verrà ridotto se l’India continuerà a comprare direttamente, o indirettamente, petrolio russo, attualmente circa il 38% dell’acquisito. 

    Anche il Brasile non è stato risparmiato dalla scure dei dazi al 50%. Inizialmente i tassi dovevano aggirarsi attorno al 10%. L’aliquota è stata poi portata al 50% per sostenere la causa dell’ex presidente Bolsonaro. Restano esclusi dall’aumento aeroplani, metalli, combustibili e succo d’arancia.

    La scure dei dazi americani ha colpito pesantemente anche la Siria al 41%, il Myanmar al 40%, la Svizzera al 39% e il Canada al 35%. Attualmente la Cina si attesta al 30%, ma ancora i negoziati sono in corso e si attende un terzo round il 12 agosto in Svezia. 

    Scombussola che tra gli stati più colpiti vi è il Canada, le cui relazioni non sono quelle degli anni trascorsi, e la Svizzera. Anche perché in generale l’Europa ha ottenuto un trattamento del 15%. Meglio solo il Regno Unito, che ha spuntato addirittura il 10%.

    Manca però una dichiarazione congiunta con gli Stati UE che attesti formalmente gli accordi. In breve, nulla è ancora sicuro. Anche perché Trump ha minacciato diverse volte di portare le aliquote dal 15% al 35% se l’Europa non investirà parte dei propri capitali in America. 

    A quanto pare, il governo starebbe usando la scusa dei dazi anche per ragioni di sicurezza nazionale e per stringere relazioni di difesa più agevoli con gli altri stati. Lampante il caso di Israele, a cui è stato chiesto di togliere il controllo di un porto ad una società cinese. 

    Alcune mosse effettuate hanno anche significati differenti. Ad esempio la questione dei dazi sull’oro. In una prima fase il materiale era esentato dai dazi, ma successivamente è stato incluso nell’operazione americana, specificatamente per la dimensione da lingotto di 1kg. La scelta non è stata casuale. Questo formato è il più comune negoziato sul Comex, il più grande mercato internazionale di future sull’oro. 

    Ciò, ha portato ad una reazione istantanea da parte dei mercati che hanno spinto l’oro a raggiungere il nuovo record di 3.543 dollari all’oncia.

    La Svizzera, che è il maggiore produttore al mondo del metallo prezioso, non ha apprezzato questa mossa, soprattutto perché aveva già subito un accordo svantaggioso con la Casa Bianca sui prodotti svizzeri, attualmente sta cercando di portare il tutto a suo favore. 

    Il problema per lo stato elvetico è che il mercato dell’oro si svolge in parte in America. Il mercato globale, infatti, importa l’oro nei suoi magazzini negli Stati Uniti per regolare i contratti dei future negoziati sulla Borsa Comex. Il ruolo della Svizzera in questo processo è quello di ricevere lingotti di grande formato da Londra, circa 400 once cadauno, e di fonderli e riadattarli in piccoli formati da un kg, prima di spedirli in America. 

    Un business, questo, importantissimo per la Svizzera, che negli ultimi 12 mesi ha esportato in America oltre 61,5 miliardi di dollari in oro. 

    I dazi renderebbero questo processo costoso e le transazioni avrebbero un aumento dei costi piuttosto alti. Da qui l’idea di spostare le operazioni interamente a Londra.

    Una scelta del genere minaccerebbe però lo status di New York come mercato più grande al mondo per i future sull’oro. E dato che l’oro ha ripreso da tempo a svolgere un ruolo di primo piano nella ridefinizione degli equilibri finanziari e monetari internazionali, sarebbe uno smacco diretto al governo Trump.

  • La Germania sospende parzialmente l’invio di armi ad Israele

    La Germania sospende parzialmente l’invio di armi ad Israele

    La Germania cesserà la vendita di alcune armi ad Israele. Più precisamente, il Governo ha dichiarato che venderà a questo, solo armi ed attrezzature che non verranno impegnate su Gaza. 

    Non si tratta di una scelta isolata da parte di uno stato Europeo. La stessa presa di posizione era già stata effettuata dalla Spagna, dal Regno Unito e dalla Slovenia. 

    Nessuna di queste Nazioni però è stata mai così vicina ad Israele come lo è invece da sempre la Germania. Negli anni, infatti, il Governo tedesco ha sempre evitato di criticarne apertamente l’operato, proprio in virtù di questi rapporti storici. 

    Una scelta questa che avrà un forte impatto strategico e commerciale, dato che circa il 30% delle armi importate in Israele, provengono proprio dalla Germania. Seconda solo agli Stati Uniti, che da soli, smerciano invece ben il 60%. 

    Non si parla solo di armi, componenti per le armi e munizioni, ma anche di equipaggiamenti militari, componenti elettronici, veicoli corazzati, navi e materiali per la flotta marina. 

    La scelta della Germania é stata probabilmente guidata da proteste interne. Gran parte del popolo, non sosterrebbe più l’appoggio incondizionato ad Israele. Recentemente, la televisione statale tedesca indicava in un sondaggio, che ben il 73% della popolazione fosse contro l’esportazione di armi in Israele. Mentre il 30%, sosteneva addirittura un embargo completo. 

    Nel passato, già qualcuno aveva provato a bloccare le consegne di armi verso lo stato Ebraico. Ad esempio il Nicaragua, che si era appellato alla Corte Internazionale di Giustizia, o il caso riguardante 5 cittadini tedeschi, di origini Palestinesi, che avevano presentato una causa ad un tribunale Tedesco. Si è trattato però, sempre di interruzioni brevi e momentanee.

    Il gesto, non è stato apprezzato dal Primo Ministro israeliano Netanyahu, che parlando con il cancelliere tedesco Merz, ha fortemente criticato questa sospensione parziale di vendita delle armi. Inquadrando l’atto come un favore gratuito ad uno “stato terrorista guidato dal gruppo armato Hamas”.

    In verità, lo stato tedesco sostiene apertamente la campagna israelita contro Hamas, ma allo stesso tempo, è a favore dei negoziati per il cessate il fuoco nella striscia di Gaza. E, chiaramente, le armi acquistate, sono essenziali per permettere allo stato israeliano di occupare integralmente questo territorio. 

    Da parte del Governo tedesco, è giunta anche una richiesta formale ad Israele per aumentare gli aiuti verso la popolazione Palestinese coinvolta. E un consiglio informale, che invita lo Stato a non procedere militarmente verso l’annessione della Cisgiordania. 

    Israele adesso potrà rifornirsi di armi principalmente dall’America. In un momento molto delicato in cui ha già occupato ben il 75% della striscia di Gaza, e vorrebbe espandersi per controllare anche il restante 25% del territorio, avere disponibilità di armi è essenziale. 

    Soprattutto perché si presume che ciò che resta dell’organizzazione armata Hamas, si trovi proprio in questa zona, dove risiede gran parte della popolazione palestinese sfollata. Il piano israeliano sarebbe stato di evacuare la popolazione verso sud, con l’obiettivo di distruggere definitivamente Hamas, estirpandola.

    Netanyahu sostiene che Israele non è intenzionata a governare la striscia di Gaza. Gli obiettivi sono unicamente disarmare Hamas, recuperare gli ostaggi, smilitarizzare la striscia di Gaza e garantire la sicurezza sul territorio istituendo un Governo che non sia gestito né da Hamas, né da Gaza, né dall’Autorità Nazionale Palestinese, ma che coinvolga invece delle Forze Arabe terze, attualmente ancora non specificate.

  • Vittima di stupro di gruppo apre un profilo Onlyfans

    Vittima di stupro di gruppo apre un profilo Onlyfans

    A luglio 2023, la diciannovenne Asia Vitale, subì a Palermo mentre era stordita dall’alcool, uno stupro di gruppo e tutta l’Italia si indignò. Sei giovani furono condannati. Sette anni, per Angelo Flores, Gabriele Di Trapani, Cristian Maronia ed Elio Arnau, sei anni e quattro mesi, per Cristian Maronia e quattro anni, per Samuele Lagrassa, che non avrebbe partecipato agli abusi, ma sarebbe rimasto a guardare non intervenendo mai in difesa della vittima.

    Asia, durante quella brutta serata, chiese aiuto ai passanti, ma nessuno fece nulla. I ragazzi l’avevano indotta ad abusare di alcool e l’avevano portata con loro in un luogo appartato. “Ho gridato basta”, ha raccontato Asia, ma loro ridevano. “Tanto gli piace”, mi urlavano. Eppure lei nei 3 video arrivati in procura, chiedeva loro di smetterla, di lasciarla stare. 

    Gli imputati, che non hanno mai chiesto scusa alla vittima, hanno sempre sostenuto che il rapporto fosse consensuale e non si fosse assolutamente trattato di violenza. Eppure, tutti questi ragazzi di buona famiglia, prima di essere indagati, sui social e sulle chat, si vantavano tra di loro schernendo la vittima, compiaciuti di ciò che avevano fatto. 

    Da quel brutto momento, Asia è andata avanti. E oggi ha deciso consapevolmente di diventare una creator per adulti. Una scelta che per lei, vuole essere in qualche modo terapeutica, al fine di superare il trauma. “Ho sempre apprezzato il sesso”, afferma, “e lo faccio anche per superare il trauma della violenza. Mi sprono a fare cose per cercare di superare il vissuto. Il primo mese con OF, ho fatto 9.000 euro girando video in coppia, o al massimo a 3 con il mio ragazzo e il mio ex. Intendo comunque continuare a fare altri lavori”. 

    La ragazza, ha raccontato di essersi trasferita a Courmayeur, dove lavora come cameriera. “Ho perso tutte le amicizie. Tutti mi hanno abbandonata e mi è stata tolta la mia città. Sopravvivere non mi basta”. 

    È il lato economico che ha portato la ragazza a scegliere di avviare questa attività. “Sono spendacciona. Fuori casa a 20 anni senza un euro, cosa avrei dovuto fare? Ho trovato lavori che non offrivano nemmeno l’alloggio, e ho dovuto trovare una soluzione. Su OF, pubblico video sempre con il mio consenso e con il massimo rispetto. Lo faccio apposta, perché voglio svoltare questo mondo. Lo faccio a sfregio delle persone che pensano che per colpa del trauma, debba inibire me stessa. Per me è una sorta di liberazione. Ho elaborato che molta gente, era rimasta bloccata per un trauma simile. E io non volevo essere come loro”. 

    Una storia quella di Asia, che ha fatto storcere il naso a parecchi. In molti hanno polemizzato dicendo che forse, questa gioia per il sesso non era solo latente, ma da sempre straripante. Fino ad arrivare ad insinuare, che quel rapporto sessuale, fosse in realtà consensiente. 

    Eppure i video messi agli atti dimostrano il contrario. Anche perché, il discorso principale non è tanto etico – essere “ingordi” di sesso – bensì di consenso. Una persona che fa video per adulti, fa solo ciò che vuole, con chi vuole. E sempre con il consenso di tutti i partecipanti. E se gli italiani non sono pronti ad accettarlo, probabilmente è un problema loro.

  • Il boicottaggio dell’esame di maturità

    Il boicottaggio dell’esame di maturità

    Tra i trend emersi in questo 2025, quello dei ragazzi che rifiutano di sostenere l’esame orale durante la maturità è senz’altro tra i più enigmatici. 

    Un comportamento impensabile fino a qualche tempo fa, quest’anno è diventato un vero e proprio caso nazionale. Diversi studenti hanno aderito a questa sorta di “ribelle protesta” contro il sistema scuola. 

    Gli episodi si sono verificati a Padova, Belluno, Treviso, ma anche in altre città d’Italia. 

    Alcuni studenti hanno rifiutato di sottoporsi all’esame orale, ottenendo comunque il diploma grazie ai crediti necessari. Si tratta di una semplice furbizia o una di una vera e propria forma di dissenso contro un sistema scolastico considerato ormai obsoleto? 

    Nelle motivazioni dei ragazzi c’è tanto. La maggioranza ha espresso dubbi circa la reale validità di questo modello di promozione. Uno degli studenti coinvolti ha dichiarato: “I voti, da alcuni alunni, vengono vissuti malissimo. In classe c’è molta competizione. Ho cominciato a rifletterci vedendo le reazioni di alcuni compagni. Come vivevano il tutto senza capire che cosa significasse davvero un voto. Erano ossessionati dal risultato, al punto da diventare addirittura cattivi. Forse é colpa del carattere, i professori, la pressione della famiglia, non so”. 

    Sulla vicenda è entrato a gamba tesa il Ministro dell’Istruzione Valditara: “Tra le riforme che stiamo per varare, ci sarà anche una riforma sull’esame di maturità. Comportamenti simili non saranno più possibili. Se uno studente non si presenta all’orale volontariamente, decide di non rispondere alle domande dei docenti, non per impreparazione -quello può capitare – ma perché vuole boicottare deliberatamente l’esame, dovrà ripetere l’anno scolastico”.

    Non si è fatta attendere la risposta della “Rete degli studenti medi”: “L’esame non tiene conto del nostro futuro. Sempre più ragazzi e ragazze scelgono, giustamente, di protestare contro questo tipo di modello di maturità perche sentito troppo distante. Come sindacato studentesco, non possiamo che essere d’accordo. C’è un problema e allora, forse, il ministro dell’istruzione Valditara dovrebbe ascoltarci invece di voltarsi dall’altra parte”. A dirlo è Bianca Piergentili, Coordinatrice della rete degli studenti. “Lo abbiamo detto ormai troppe volte, l’esame di Stato va ripensato. Oggi non tiene conto né dell’esigenza della comunità studentesca e del proprio futuro, né valuta in modo coerente il percorso formitvo effettuato nei cinque anni di scuola superiore. Il curriculum dello studente rimane inascoltato. L’esame diventa discriminatorio proprio perché misura opportunità individuali più che reali competenze. La scuola dovrebbe preparare il nostro futuro, non valutarci”. 

    Anche la “UGL Scuola” è intervenuta sul caso: “Noi riteniamo che la scuola debba avere anche regole precise che garantiscano ad ognuno, il merito e dei risultati raggiungibili. Nel momento in cui sono previste prove orali e scritte, soprattutto in un contesto atteso a chiudere il ciclo scolastico, non è auspicabile che possano esistere diversi modi di valutazione”. A dirlo, il Segretario Nazionale UGL Scuola, Ornella Cuzzupi. “Certo, possiamo anche comprendere la voglia di contestazione dei giovani, e nulla toglie che chiunque possa far mettere agli atti la contrarietà a sostenere la prova orale. Fermo restando che, dopo l’eventuale precisazione, si sostenga la prova specifica. Tra l’altro, noi crediamo che la prova orale, in quanto esercizio di espressione, sia fondamentale per una valutazione complessiva dei ragazzi”. 

    Al dibattito si unisce anche il Vice-Presidente Nazionale Dirigenti Scuola, Roberto Mugnai: “I recenti episodi degli studenti che rifiutano di sostenere il colloquio per protestare quanto il sistema scolastico sia visto come rigido e competitivo, sollevano non pochi interrogativi. Sono gesti che nascono da un disagio diffuso, vissuto quotidianamente da studenti pressati da eccessive aspettative scolastiche e familiari. Se da un lato riteniamo che in un esame pubblico sia necessario mantenere un comportamento rispettoso e responsabile, e che sia legittimo attendersi serietà da tutti i candidati, dall’altra parte sarebbe superficiale ridurre questi gesti di dissenso civile a semplici mancanze di rispetto. È una richiesta di attenzione rivolta al mondo degli adulti, della scuola e della politica. C’è forse più bisogno di ascolto che di giudizio. Episodi come questi devono portare a una riflessione profonda non solo sull’esame di Stato, ma all’intero impianto scolastico da ripensare, dalla didattica all’organizzazione del tempo scolastico. La scuola, dal sistema delle classi alla cultura e alla valutazione. Serve un cambiamento profondo che renda la scuola un luogo di crescita e non di classificazione”. 

    In sintesi, una questione spinosa che coinvolge un numero crescente di studenti, convinti che l’esame sia oramai un mezzo superato e contrario a quella che è l’etica dell’educazione e dell’insegnamento.

    Il ministro, tuttavia, si mostra inflessibile, proseguendo per la sua strada senza accogliere le richieste di ascolto da parte degli studenti. 

    Sarebbe ingenuo non ammettere che qualcosa stia cambiando in questi ragazzi. Hanno sempre più paura del voto, paura di essere giudicati e di non essere all’altezza. In qualche modo, non si sentono più parte di quella scuola di stampo antico che ha cresciuto le generazioni precedenti. Per questa nuova generazione è tutto oramai inadeguato e datato. 

    Le istituzioni però sembrano non voler cambiare rotta, nonostante le richieste di aggiornamento del sistema educativo da parte degli studenti. Molto probabilmente, le proteste studentesche non si esauriranno semplicemente con l’ennesima “già superata” direttiva istituzionale.

  • Jannik Sinner, la lezione del ragazzo che insegue i sogni e li realizza

    Jannik Sinner, la lezione del ragazzo che insegue i sogni e li realizza

    La guerra, la sofferenza e la morte. L’incubo che sovrasta il mondo ormai da anni. I dazi imposti da Trump e la possibile risposta europea, con i produttori terrorizzati dagli effetti sull’economia reale e gli stipendi sempre più bassi. Il caldo, i nubifragi e l’Italia spezzata in due.

    In un clima sempre più fosco, in un momento drammatico da numerosi punti di vista, in un Paese diviso, in forte sofferenza e dove le speranze si affievoliscono sempre di più, la vittoria di Jannik Sinner a Londra rappresenta un faro nella notte. Sinonimo di eccellenza, di certo, ma anche di caparbia e di forza di volontà, di debolezza e forza, di riscatto, l’italiano che ha conquistato l’Inghilterra ha dimostrato che cosa vuol dire sognare e combattere per realizzare i propri sogni.

    Sinner ha conquista Wimbledon dopo un duello serratissimo e quasi alla pari sino al finale travolgente dell’altoatesino. un esempio di fermezza e perseveranza. 

    Un giovane sognatore che è riuscito nell’impresa che non era mai riuscita a nessun italiano. Un ragazzo, perché di questo si tratta, che ha stretto i denti, ha lottato ed è riuscito a imporsi come numero uno al mondo, battendo il bravissimo Alcaraz e ribaltando il risultato di Parigi.

    “Alla fine della giornata non importa se vinci o se perdi ma se capisci cosa hai sbagliato e ci lavori” – ha detto Sinner subito dopo il trionfo, spiegando così la ricetta per portare a casa la prima vittoria di sempre di un italiano a Wimbledon.

    Congratulazioni Jannik!

    Foto Coni

  • I bagagli a mano potrebbero diventare presto gratuiti

    I bagagli a mano potrebbero diventare presto gratuiti

    Il Parlamento Europeo vuole obbligare le compagnie aeree ad includere un bagaglio a mano nel prezzo del biglietto base, senza alcun costo extra. 

    La proposta ha ricevuto già il benestare dalla Commissione dei trasporti, a luglio arriverà in parlamento. Per diventare definitivamente legge, il testo dovrà affrontare anche il voto del Consiglio. I tempi non sono brevi, ma l’iter è già a buon punto. 

    Grande rabbia tra le compagnie aeree low cost, che sui servizi aggiuntivi come quello del bagaglio a mano e della scelta del posto, hanno fondato un vero e proprio business. Ed è proprio questa la ragione per la quale il Parlamento Europeo vuole intervenire. Poca trasparenza, costi occulti, e soprattutto, il non considerare il bagaglio a mano come requisito minimo di ogni viaggiatore. 

    Le compagnie aeree minacciano di alzare indiscriminatamente i prezzi dei biglietti in risposta al suddetto provvedimento. Caricando sui consumatori finali, il costo della futura perdita di guadagni.

    Ovviamente, questa misura si trova all’interno di un testo molto più ampio che mira a rafforzare i diritti di chi viaggia, sia attraverso il trasporto aereo che su altri mezzi. Si tratta di una riforma che vuole aggiornare alcune disposizioni del 2004 e introdurre una serie di misure concrete.

    Tra le altre, le compagnie aeree saranno obbligate anche a garantire che i bambini sotto i 12 anni possano sedere gratuitamente accanto agli adulti che li accompagnano, evitando di dover acquistare il posto. Stesso principio per disabili con relativi accompagnatori.

    Oltre a queste misure, è richiesta una massima trasparenza e correttezza da parte delle compagnie di trasporto: informazioni più chiare attraverso l’utilizzo di moduli pre-compilati da dare ai passeggeri in caso di cancellazione del volo, rimborsi per ritardi, etc. 

    Il messaggio che si vuole mandare alle aziende che si occupano di trasporto passeggeri, è appunto la trasparenza evitando il loro arricchimento vendendo servizi extra, che alla fine costano più del biglietto base stesso.

    Attualmente, stima il Codacons, che “il business del supplemento bagaglio, vale circa 10 miliardi l’anno. Un introito a cui le compagnie aeree non rinunceranno facilmente. La paura è proprio quella di spingere le compagnie ad assorbire queste perdite all’interno del biglietto, nonché di creare ulteriore confusione, in quanto le misure per bagaglio a mano stabilite dall’Unione Europea, sono inferiori a quelle dei trolley che fanno pagare le compagnie aeree”. 

    Sul caso, è intervenuta anche l’AICALF, l’L’Associazione Italiana Compagnie Aeree Low Fares, affermando che oltre ad aumentare i costi per i trasporti, questa misura genererebbe gravi inefficienze operative legate ai numerosi bagagli e allo spazio reale nelle cappelliere. Inoltre, si finirebbe per creare una situazione in cui anche chi non intende portare un secondo bagaglio, si vedrebbe costretto a pagare un servizio aggiuntivo non richiesto. Anche perché, i passeggeri possono già portare a bordo un piccolo zainetto, da inserire sotto il sedile. Inoltre, se tutti i passeggeri dovessero, oltre ad un piccolo zainetto, portare un trolley a bordo, la cappelliera non sarebbe sufficiente, costringendo le compagnie ad imbarcarli all’ultimo momento, creando confusione, ritardi e maggiori costi operativi.

  • USA bombardano Iran

    USA bombardano Iran

    Gli Stati Uniti bombardano 3 siti nucleari iraniani intervenendo nella guerra tra Israele e Iran. 

    In Italia erano da poco passate le due del mattino di domenica 22 giugno, il Presidente americano Trump ha pubblicato sui social il seguente messaggio: “Abbiamo completato con successo il nostro attacco a tre siti nucleari in Iran”. 

    É seguito un discorso alla nazione: “Ora è il momento per la pace. L’iran deve accettare la fine di questa guerra”. La risposta da parte di Teheran é stata una massiccia ondata di missili su Israele. Il governo Iraniano avverte: “Così gli USA iniziano una guerra pericolosa”. 

    Dall’Iran, il Ministro degli Esteri ha affermato che “gli attacchi statunitensi contro gli impianti nucleari dimostrano che Washington non si fermerà davanti a nessuna illegalità o crimine pur di sostenere Israele. Un regime genocida e occupante”.

    Media russi riferiscono che diversi paesi alleati dell’Iran stanno valutando di fornire supporto a Teheran. Preoccupazione nel mondo per l’escalation di una guerra che potrebbe diventare mondiale. 

    Ampio sostegno agli USA da parte degli alleati occidentali. Starmer, Primo Ministro Britannico ha dichiarato: “Il programma nucleare iraniano rappresenta una grave minaccia per la sicurezza internazionale. All’iran non potrà mai essere permesso di sviluppare un’arma nucleare. Gli Stati Uniti hanno preso provvedimenti per attenuare tale minaccia”.  

    L’alto Rappresentante UE Kaja Kallas, ha ribadito: “Non si deve permettere all’Iran di sviluppare un’arma nucleare. Costituirebbe una minaccia per la sicurezza internazionale. Esorto tutte le parti a fare un passo indietro e tornare al tavolo dei negoziati ed impedire ulteriori escalation”. 

    I Ministri degli Esteri dell’UE discuteranno della situazione domani. 

    Fonti USA avvertono che l’Amministrazione di Trump si sta preparando a potenziali ritorsioni entro le prossime 48 ore. Non è chiaro se queste riguarderanno solo le basi all’estero, o saranno nazionali, o entrambe. 

    Preoccupazione anche in italia. Il Ministro Antonio Tajani ha dichiarato: “Ci auguriamo che dopo questo attacco, che ha portato un danno enorme alla produzione dell’arma nucleare che rappresenta un pericolo per tutta l’area, ora si possa arrivare veramente a una de-escalation. L’Iran si sieda a un tavolo di trattative. Detto questo, aggiungo che la nostra priorità in questo momento è la sicurezza italiana e dei nostri connazionali. Si sta facendo tutto il possibile per far partire gli italiani che lo vogliono, il prima possibile oggi da Sharm El Sheikh. Partirà un volo con i connazionali che arrivano da Gerusalemme e Tel Aviv. Domani ci sarà una riunione dei Ministri degli Esteri dell’UE a Bruxelles e un incontro con il responsabile dell’Aiea, Grossi, che sentirò anche in giornata per capire le conseguenze che possono esserci dal punto di vista della sicurezza. Mi pare che per il momento non ci siano grandi rischi per l’esterno. Abbiamo fatto rientrare alcuni militari italiani che stavano a Bagdad per il rischio di ritorsioni contro una base dove c’erano anche americani. Sono rientrati ieri attraverso il kuwait”.

  • Le lenti a contatto ad infrarossi

    Le lenti a contatto ad infrarossi

    Dopo anni di studi la University of Science and Technology of China, attraverso un Team guidato dal neuroscienziato Tian Xue, ha realizzato un dispositivo oculare per mostrare l’invisibile, amplificando le capacità sensoriali umane. 

    “La nostra ricerca da la possibilità di offrire dispositivi indossabili e non invasivi per dotare le persone di una supervista”, ha detto Xue, “l’occhio umano è in grado di vedere solo una porzione del prospetto di luce, quella detta appunto visibile. Le nuove lenti a contatto permettono di estendere questa porzione verso le frequenze dell’infrarosso, permettendo ad esempio una visione anche al buio”. 

    Una tecnologia rivoluzionaria che permetterebbe non solo di amplificare i sensi umani, ma anche aiutare persone che hanno problematiche oculari a vedere meglio. Il materiale fotonico integrato nelle lenti converte una radiazione infrarossa, tra gli 800 e i 1600 nanometri, in luce visibile, tra 400 e 700 nanometri.

    Per chi è daltonico, ad esempio, le applicazioni potrebbero essere quelle di poter associare dei colori visibili a diverse lunghezza d’onda infrarossa, ma non solo.

    Attualmente si è ancora in una fase pienamente primordiale. Si riescono a riconoscere solo sorgenti di fasci di luce intensa e non si ha una visione veramente nitida. Vi é una bassa risoluzione spaziale e una scarsa sensibilità alla luce. 

    Questa tecnologia è stata testata inizialmente su topi da laboratorio, che hanno mostrato delle attivazioni di aree celebrali particolari e una forte dilatazione pupillare. Solo successivamente le lenti sono state approvate per i test sugli esseri umani. 

    In realtà, lo stesso istituto di ricerca sta cercando di incrementare questa tecnologia sotto forma di occhiali, al fine di allontanare le nanoparticelle dalla retina e rendere la visione più nitida.

    Ancora, però, si tratta di una tecnologia sperimentale, non in commercio. In realtà, questo studio di ricerca non è nuovo, perché in passato le stesse nanoparticelle erano già state iniettate all’interno della retina di alcuni animali, dimostrando che fornivano una visione in qualche modo ampliata.

    Aver creato un supporto all’interno di lenti a contatto morbide, standard, è legato alla volontà di progettare un’alternativa meno invasiva. 

    “Chi le ha provate, ha segnalato di aver visto dei segnali lampeggianti simili al codice morse, percependo anche la direzione della luce infrarossa. L’aspetto curioso”‘ ha aggiunto Xue, “è che, quando il soggetto chiudeva gli occhi, riusciva ancora a ricevere le informazioni sulla luce infrarossa”. 

    In effetti, vista la capacità della luce di penetrare la palpebra in modo efficace, la nitidezza e l’accuratezza della percezione erano anche più elevate rispetto alle situazioni in cui l’utente aveva gli occhi aperti.

    Sempre Xue, ha dichiarato che: “questo materiale offre numerose potenziali applicazioni immediate. Ad esempio la luce infrarossa potrebbe essere utilizzata per trasmettere informazioni in ambito di sicurezza, medicina, crittografia o anticontraffazione. In futuro, collaboreremo con scienziati esperti di ottica. Speriamo di realizzare lenti a contatto con una risoluzione spaziale più precisa e maggiore sensibilità”.