Categoria: Cultura e Spettacolo

  • La sospensione dei visti agli studenti stranieri in USA

    La sospensione dei visti agli studenti stranieri in USA

    Con Trump al governo non ci si annoia mai. L’ultima polemica riguarda la concessione dei visti agli studenti internazionali.

    L’azione è stata posta sotto l’aspetto della sicurezza nazionale. La paura è che attraverso gli atenei riescano ad entrare nel paese spie straniere. 

    Alcuni studenti cinesi hanno già visto revocare il visto e molti altri come loro, che recentemente hanno manifestato a favore della Palestina, sono stati arrestati e minacciati di deportazione.

    Tutte le università americane hanno protestato riguardo il provvedimento. Soprattutto Harvard, dove tra gli studenti aleggia molta paura, confusione e stress. E sono molti quelli tra loro che stanno ora cercando una opzione formativa diversa al di fuori degli Stati Uniti.

    Attualmente, si stima che gli studenti stranieri siano circa il 6% del totale e che tra questi, quelli di nazionalità cinese iscritti sarebbero almeno 277.000, secondi solo agli indiani, 332.000. 

    La risposta da parte del governo cinese non si è fatta attendere. ll governo americano è stato accusato di aver utilizzato l’ideologia come pretesto per una “decisione irragionevole, che danneggia i legittimi diritti e gli interessi degli studenti cinesi e i rapporti di scambio culturale tra i due paesi, definendo questa pratica quale atto politico e discriminatorio. Smaschera inoltre le bugie della cosiddetta libertà e apertura che gli Stati Uniti hanno sempre pubblicizzato, danneggiando ulteriormente l’immagine internazionale e nazionale, nonché la credibilità nazionale degli Stati Uniti”. 

    Eppure, in passato sono state scoperte, diverse volte, spie cinesi in contesti internazionali. Ad esempio come Germania nel 2020 e nel 2024, ma anche in America, dove alcuni neo professori di origine straniera, dopo aver acquisito know how importanti, o cariche in posizioni sensibili, hanno abbandonato il paese portando tutte le proprie conoscenze acquisite, nel proprio paese d’origine. 

    In un momento in cui la Cina viene sempre più vista come un nemico, la tensione vola alta ed è importante capire esattamente a chi si sta concedendo il diritto di vivere sotto la propria bandiera. 

    Al centro della questione, anche la cosiddetta “fuga dei cervelli”.

    Ragionando sulla possibilità di riempire quei vuoti e quelle posizioni solamente dai propri cittadini, piuttosto che istruire stranieri. 

    Eppure c’è chi parla di “vendetta personale”, ai danni soprattutto di università come Harvard. Pare infatti che proprio il figlio di Donald, abbia fatto domanda di adesione e non sia stato ammesso. 

    In realtà Trump durante la sua amministrazione aveva già diminuito i fondi per moltissimi enti universitari. E ora quest’ennesima trovata costerà loro circa 15 miliardi. Anche perché gli studenti internazionali sono gli unici che pagano appieno la retta. 

    La preoccupazione d’altro canto é quella di rinunciare a dei talenti stranieri che possibilmente si innesterebbero all’interno del mercato del lavoro americano. Tra asiatici e indiani, si stima che degli studenti che ultimando gli studi presso l’università americana, ne rimangano circa l’80% del totale. Pochi tornano in patria. 

    Si alzano i cori di protesta da parte degli studenti e delle università, che si dichiarano in qualche modo censurate o comunque, sottoposte ad un controllo massivo riguardante la propria libertà ed indipendenza. 

    Un’azione legale da parte dell’università di Harvard contro il governo federale, è riuscita attualmente a bloccare almeno in parte il provvedimento. L’istituto ha accusato senza giri di parole l’amministrazione Trump di aver esercitato una chiara ritorsione per l’esercizio da parte del college dei suoi diritti garantiti dal primo emendamento, e di voler controllare la governance, il curriculum e l’ideologia dei propri studenti e dei docenti. 

    Le accuse del governo contro Harvard sono antisemitismo, legami con il partito comunista cinese ed eccessiva tolleranza verso le proteste radicali. 

    L’entità di cui si veste è di dubbia certezza. Apparentemente sembra solo una sorta di deliberato accanimento contro gli stranieri, in quanto non si hanno notizie sul rischio concreto che potrebbe insorgere per la loro sicurezza. Di fatto passerà ancora molto tempo prima che si risolva questo dilemma.

  • Il ritorno di Barbara D’Urso in televisione

    Il ritorno di Barbara D’Urso in televisione

    Barbara D’Urso sta per tornare in televisione. Sono passati ben due anni dall’ultimo programma da lei condotto e il suo grande ritorno a quanto pare è previsto sulle reti RAI. 

    Era il 2023 quando senza preavviso le è stato comunicato da parte di Mediaset che non avrebbe più presentato “Pomeriggio 5”. Si vociferava di altri progetti, ma nessuno poi è realmente partito. 

    Presto il vuoto. L’ex presentatrice ha dichiarato:”Dopo l’addio a Mediaset non potevo restare in italia. Troppo dolore. Sono andata a Londra a studiare l’inglese. Altri sarebbero andati in qualche meta paradisiaca tipo bali o Honolulu. Ho preso in affitto un appartamento e mi sono iscritta ad un college. Facevo lezioni dalle 8 della mattina alle 5 di pomeriggio”.

    Un cambio vita che non ti aspetti da una personalitá che dominava la tv commerciale. Una carriera troncata nel giro di breve, per la “paladina della tv trash”, e delle emozioni sviolinate in televisione. 

    In questi due anni, però, Barbara non è stata del tutto ferma, ha portato in tour uno spettacolo teatrale ed è stata ospite in RAI da Mara Venier, a Domenica In, e da Milli Carlucci, a Ballando con le stelle. 

    Sul rapporto con la nuova Dirigenza Mediaset, la subrette preferisce non lasciare alcun commento. “Quando é scaduto il mio contratto, Mediaset ha svuotato magazzini e camerini dalle mie cose. Io dico, mi raccomando: i pupazzi! Arrivano a casa due tir pieni di roba. Qualcosa la tengo, i pupazzi appunto, e il resto le vendo. Organizzo una vendita di beneficenza a favore della cooperativa sociale Arimo. Oltre ai vestiti, dentro i tir ci sono tutti i miei effetti personali. Insomma, mi é stata riportata indietro la mia vita per intero. Mi siedo a terra e sento chiaramente che quell’istante non significa solo ritrovarsi in mezzo alle mie cose, piuttosto ritrovarmi davanti a me stessa. Quella che sono stata, figli e infanzia inclusa. Poiché a Mediaset tenevo anche ricordi di infanzia, come la foto di mia madre e mio padre il giorno del matrimonio. In quel momento ho provato solitudine, stordimento. Poi mi rialzo e inizio a catalogare ogni cosa. Non è stata una mia scelta. E ho deciso di non parlarne, per ora. In questi due anni ho imparato ad attraversare il dolore e a riempire un vuoto”. 

    Insomma: dalle stelle alle stalle! Per chi aveva raccontato i drammi degli altri spettacolarizzandoli, sembra una sorta di contrappasso punitivo.

    Eppure, le voci di un nuovo programma pomeridiano in casa RAI, sono veritiere. Non sappiamo però se la D’Urso riproporrà il suo format pieno di empatia, lacrimoni e storie personali, o proporrà qualcosa di diverso e nuovo per rimettersi in discussione. Ma soprattutto, la televisione ha ancora bisogno della conduttrice? E come mai in questi due anni non le sono state proposte altre conduzioni? Parliamo comunque di una professionista che ha alle spalle 50 anni di televisione, di cui sedici in Mediaset alla guida di programmi che hanno avuto tantissimo successo come: Mattino cinque, Pomeriggio 5, Domenica live, il Grande fratello, Live non è la D’Urso e molti altri.

    Ma chi è davvero Barbara D’Urso? 
    Maria Carmela D’Urso all’anagrafe, è nata a Napoli. La madre morì di malattia quando lei aveva solo 11 anni, lasciandola sola con i fratelli Daniela, di otto anni e Alessandro, di tre anni. Si diploma al liceo classico e poi lascia Napoli per tentare di entrare nel mondo dello spettacolo. Inizia a Tele Milano 58, che poi in seguito si trasformerà in Canale 5. Passa poi alla RAI, dove starà per 18 anni prima di tornare di nuovo in Mediaset.

    Da sempre appassionata di danza e a favore dei diritti civili, Barbara D’Urso è stata, volente o nolente, uno dei volti nazionali simbolo della tv commerciale. 
    In realtà la D’Urso, non ha partecipato solo a programmi televisivi, ma anche a film, telefilm, ad esempio “la Dottoressa Giò – una mano da stringere”, libri, articoli su riviste e doppiaggi cinematografici.

    Una carriera florida, almeno fino a che a Mediaset non approdasse un nuovo vicepresidente: Pier Silvio Berlusconi che, insieme al Direttore generale dell’informazione Mediaset Mauro Crippa, diverse volte hanno giudicato in maniera negativa le derive trash del programma Domenica Live. Fino ad estrometterla del tutto.

    Barbara ha forse scontato il suo essere, in qualche modo, una “Subrette del giornalismo”, come è stata definita in passato dall’ordine dei giornalisti, per questo suo modo di fare “televisione verità”, facendo ascolti sulle drammatiche vicessitudini del popolo italiano. Oppure era troppo vicina al padre di Pier Silvio e questo covava ragioni personali dietro il suo allontanamento?

    La verità sta nel mezzo…forse. in ogni caso Barbara D’Urso è pronta per tornare in televisione dopo aver sperimentato in prima persona cosa significa soffrire. Chissà se lo condividerà anche in onda!

  • Teatro Stabile di Catania, si dimette il direttore Piazza

    Teatro Stabile di Catania, si dimette il direttore Piazza

    Ha rassegnato, per motivi personali, le proprie dimissioni irrevocabili Graziano Piazza, direttore del Teatro Stabile di Catania. La presidente e il consiglio di amministrazione, preso atto della sua volontà, lo hanno ringraziato per il lavoro svolto e il contributo dato. 

    Il fatto è stato reso noto dalla direzione del teatro con una breve nota, ricordiamo che Piazza aveva ricevuto l’incarico ufficiale da parte dell’ente etneo a marzo del 2024, dalla nota non trapelano ulteriori particolari sulla decisione presa.

  • Beni culturali, Custonaci candidata a riconoscimento Unesco

    Beni culturali, Custonaci candidata a riconoscimento Unesco

    «Il paesaggio culturale della città di Custonaci, in provincia di Trapani, merita il riconoscimento di Patrimonio mondiale dell’Unesco». Lo ha dichiarato l’assessore ai Beni culturali e all’identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, in vista della presentazione del report per l’inserimento del “Paesaggio culturale della città di Custonaci” nella lista propositiva nazionale per l’Unesco. L’evento si terrà mercoledì 28 maggio alle ore 11, nella sala Spadolini del Ministero della Cultura a Roma.

    «La magia di questo luogo  – ha aggiunto l’assessore – che si estende dalla Riserva naturale orientata di Monte Cofano, affacciata sul suggestivo borgo marinaro di Cornino, fino alla Grotta Mangiapane, autentico gioiello della Sicilia occidentale, ha conquistato anche il grande e il piccolo schermo ospitando le riprese di celebri produzioni come “Il Commissario Montalbano”, “Makari” e la serie dedicata ai Florio. Il riconoscimento Unesco rappresenterebbe un traguardo importante per la Sicilia, che quest’anno ha già ottenuto due titoli di prestigio: “Agrigento Capitale italiana della Cultura” e “Gibellina Capitale italiana dell’Arte contemporanea”. Un segnale forte del valore culturale, storico e naturalistico di un’Isola che continua a stupire e incantare il mondo», ha concluso il rappresentante del governo Schifani.

  • BYD sorpassa Tesla in Europa

    BYD sorpassa Tesla in Europa

    Forse ci troviamo davanti alla fine di un’era. La casa automobilistica cinese BYD ha superato Tesla nelle vendite in Europa nel mese di Aprile.

    Ce lo si aspettava, soprattutto dopo le recenti controversie politiche che hanno coinvolto Elon Musk, il carismatico quanto divisivo fondatore di Tesla. Le sue posizioni apertamente filoconservatrici, e in particolare il suo sostegno all’ex presidente Donald Trump, hanno portato a un calo delle vendite a livello mondiale. Anche negli Stati Uniti le vendite sono diminuite.

    In Europa, la percezione pubblica della figura di Musk ha subito un notevole cambiamento. Da genio innovatore e simbolo del futuro, è diventato sempre più un personaggio legato a idee politiche di destra. Questo ha fatto perdere fascino al marchio Tesla.

    La vera sorpresa, però, è che i consumatori europei hanno iniziato a preferite un marchio cinese, per anni penalizzato da dazi doganali pensati proprio per limitarne l’ascesa, rispetto alle tradizionali case automobilistiche del Vecchio Continente, per paura di introdurre nel marcato un rivale troppo economico. Questo mostra non solo l’evoluzione dei gusti, ma anche l’accettazione di una nuova leadership tecnologica globale.

    Del resto, la Cina vanta un’esperienza pluriennale nel settore dei veicoli elettrici. Le auto a zero emissioni sono comuni in tutto il Paese e utilizzate da ogni ceto sociale. BYD, in particolare, ha potuto contare su una solida base industriale e su un mercato interno già pronto per l’auto elettrica.
    Il sorpasso in Europa non è solo una questione politica o di immagine, ma anche economica. Una BYD costa in media la metà rispetto a una Tesla, e in un periodo di crisi economica questo fa molta differenza per chi compra un’auto.

    Ma Tesla ha perso anche qualcosa di più sottile e difficile da quantificare: il suo fascino. Un tempo il marchio rappresentava un’icona di avanguardia, un emblema del futuro prossimo e della sostenibilità tecnologica. Le sue auto erano qualcosa di unico, non solo per la tecnologia ma anche per il messaggio chiaro che portavano: niente più combustibili fossili, ma interni digitali e un design futuristico. Comprare una Tesla significava scegliere un nuovo modo di identificare il proprio modello di vita.

    Oggi, però, quella magia sembra essersi spenta. Con tanti nuovi concorrenti sul mercato, Tesla è diventata una delle tante opzioni. Non più l’auto elettrica, ma semplicemente un’auto elettrica. In più, il comportamento sempre più provocatorio di Musk, spesso al centro dell’attenzione sui social, non aiuta l’immagine del marchio né la strategia aziendale.

    Detto questo, è ancora presto per dire che Tesla è stata davvero superata. I dati di Aprile mostrano un piccolo vantaggio per BYD: 7.231 auto vendute contro le 7.165 di Tesla. Una differenza minima, che potrebbe cambiare facilmente nei prossimi mesi.

    Tesla ha già dimostrato in passato di saper reagire in fretta, interverrà con qualche strategia commerciale interessante. E ne avrà bisogno, perché la crescita di BYD è stata fortissima: nata nel 1995 come azienda di batterie, oggi è il primo produttore al mondo di auto elettriche, con una strategia ben definita e a lungo termine.

    BYD è arrivata in Europa nel 2022, iniziando da Norvegia e Paesi Bassi. Ma in poco tempo ha ampliato la sua presenza, facendo conoscere sempre di più il marchio “Build Your Dreams” (Costruisci i tuoi sogni) e diventando uno dei protagonisti della transizione verso le auto elettriche. Un sogno che, sembra, si stia avverando anche per tanti consumatori.

    Il momento è favorevole. In Europa, le vendite di auto completamente elettriche sono aumentate del 28%, e quelle ibride plug-in del 31% rispetto all’anno scorso.

    BYD sta sfruttando questa crescita, mentre Tesla ha visto un calo del 49% delle vendite globali nell’ultimo anno. Al contrario, BYD è cresciuta del 359%, considerando sia auto elettriche che ibride plug-in.
    Tuttavia, anche per BYD non è il momento di rilassarsi. La concorrenza interna è forte: numerosi altri marchi cinesi stanno approdando in Europa, iniziando a costruire la propria rete di vendita. Allo stesso tempo, le case automobilistiche europee non stanno a guardare: aziende come Ford e Fiat stanno facendo grandi passi avanti con le auto elettriche.

    Un altro punto a favore di BYD è la varietà della sua offerta. Mentre Tesla propone esclusivamente modelli full electric, BYD offre sia elettriche pure che ibride plug-in, riuscendo così a soddisfare un pubblico più ampio. Inoltre, presto lancerà una tecnologia di ricarica super veloce che promette di caricare la batteria in soli cinque minuti: un’innovazione che potrebbe cambiare le regole del gioco.

    A questo punto, viene da chiedersi: l’Unione Europea, che ha già introdotto dazi sulle auto cinesi, interverrà nuovamente per frenare questa crescita che appare ormai inarrestabile?

    Una cosa è certa, la transizione verso l’auto elettrica sta finalmente diventando realtà. Resta da vedere se le infrastrutture, come le colonnine di ricarica e i servizi collegati – riusciranno a stare al passo. Una sfida importante, visto che il traguardo europeo del 2035, l’anno in cui non si potranno più vendere auto a benzina o diesel, si avvicina in fretta.

    E voi? Siete pronti a cambiare la vostra auto?

  • Italiani fuori dal podio all’Eurovision

    Italiani fuori dal podio all’Eurovision

    L’edizione 2025 dell’Eurovision Song Contest si è conclusa. A trionfare è JJ – Johannes Pietsch, in rappresentanza dell’Austria, con l’inedito Wasted Love, brano dallo stile lirico-pop. Sul podio anche Juval Raphael per Israele e Tommy Cash per l’Estonia, con la sua iconica Espresso Macchiato, destinata a restare nella memoria collettiva.

    JJ è nato in una famiglia benestante a Vienna, da padre austriaco e madre filippina, e ha vissuto a Dubai fino al 2016.
    Nel 2020 ha partecipato a The Voice UK, dove è stato successivamente eliminato. L’anno successivo ha preso parte al talent show austriaco Starmania, arrivando alle semifinali. Parallelamente, ha frequentato la scuola lirica dell’Opera di Stato di Vienna.
    Il 30 gennaio 2025, durante la trasmissione radiofonica Ö3-Wecker su Ö3, Johannes Pietsch è stato annunciato ufficialmente come rappresentante dell’Austria all’Eurovision Song Contest 2025, tenutosi a Basilea. La sua canzone, Wasted Love, co-composta da Teodora Špirić, è stata presentata il 6 marzo. Nel mese di maggio, dopo aver superato la seconda semifinale, JJ ha preso parte alla finale, vincendo con un totale di 436 punti.

    Delusione per l’Italia, rappresentata da Lucio Corsi, selezionato come sostituto del vincitore del Festival di Sanremo, il misterioso e assente Ollie.

    Corsi può comunque vantare una vittoria simbolica: in termini di ascolti online, sommando Spotify e YouTube, è tra i partecipanti più seguiti. Si è distinto per il suo approccio autentico, impreziosito dall’utilizzo dell’armonica durante l’esibizione.

    Esperienza positiva anche per l’altro italiano in gara, il DJ Gabry Ponte, in rappresentanza della Repubblica di San Marino. L’artista è riuscito a coinvolgere il pubblico e, come testimoniato dai social, anche gli altri concorrenti. Rientra con una notorietà rafforzata a livello europeo e con probabili collaborazioni internazionali all’orizzonte.

    L’Italia, dunque, torna a casa a mani vuote e – forse – con un pizzico di nostalgia per la vittoria dei Måneskin nel 2021. Ma niente allarmismi: l’Eurovision esiste da 69 anni e, ci si augura, continuerà a lungo.

    Fin dalle origini, si tratta di una competizione internazionale che ha di “europeo” solo il nome, poiché vi partecipano Paesi di ogni parte del mondo. L’edizione 2025 ha visto tra gli altri la presenza di Israele, Armenia, Australia, Azerbaigian e Georgia.

    Il concorso vanta una lunga storia. Nato nel 1956 a Lugano, fu organizzato dai membri dell’Unione Europea di Radiodiffusione. La sua longevità è stata riconosciuta anche dal Guinness World Records.

    L’evento ha una portata globale: trasmesso in diretta sui principali canali europei, arriva anche in Canada, Australia, Stati Uniti e Cina. È inoltre disponibile in streaming su YouTube.

    Pochi sanno che l’Eurovision si ispira al Festival di Sanremo. L’intento originario era quello di promuovere la riconciliazione tra Stati nel secondo dopoguerra, attraverso la musica e la condivisione culturale.

    Visto il successo della prima edizione, la manifestazione si è evoluta e si è stabilito che l’evento venisse ospitato a rotazione. Successivamente, si è deciso che fosse il Paese vincitore a organizzare l’edizione successiva.

    Come da tradizione, neanche quest’anno sono mancate le polemiche.

    Se nel 2022 la Russia fu esclusa per l’invasione dell’Ucraina, l’edizione 2025 ha posto sotto i riflettori il conflitto tra Israele e Palestina. Molti si aspettavano l’esclusione dello Stato israeliano.

    Tuttavia, Israele ha partecipato e ha scelto una cantante la cui vicenda personale ha avuto forte impatto simbolico: era presente al festival musicale nel deserto attaccato da Hamas, e si è salvata fingendosi morta sotto una pila di corpi.

    Le proteste non sono mancate. In molti hanno manifestato per strada con striscioni e bandiere, e l’artista è stata fischiata durante la parata di presentazione e sul palco.

    Fortunatamente, la manifestazione si è chiusa senza incidenti. Resta da capire se Israele potrà partecipare anche nel 2026.

    Tra i protagonisti più discussi, anche l’estone Tommy Cash, che ha giocato ironicamente con l’italianità. Con la sua verve grottesca, i movimenti caricaturali e il tormentone Espresso Macchiato, ha colto di sorpresa l’Europa.

    In Italia, inizialmente criticato per aver messo in scena stereotipi considerati irrispettosi, è stato progressivamente apprezzato, fino a essere accolto – almeno idealmente – come “il terzo italiano in gara”.

    Il pensiero conclusivo va a Lucio Corsi. Le aspettative erano alte, ma forse la scelta di cantare in italiano non ha favorito la sua visibilità. Il brano, meno ballabile rispetto ad altri, non ha incontrato i gusti più generalisti.

    Il suo punto di forza era il testo, essendo Corsi un raffinato paroliere. Sul palco erano presenti i sottotitoli, ma resta il dubbio su quanti abbiano colto il significato profondo del brano.

    Non si tratta, in ogni caso, di una sconfitta definitiva. Semmai di un nuovo inizio. E chissà che la visibilità internazionale non lo porti presto a sperimentare anche con l’inglese.

  • Ieri maestra, oggi star di Onlyfans, domani possibile sindacalista

    Ieri maestra, oggi star di Onlyfans, domani possibile sindacalista

    L’ex maestra Elena Maraga potrebbe diventare segretaria provinciale del sindacato Cub Scuola.

    La ventinovenne trevigiana, salita alle cronache nazionali per aver perso il lavoro a seguito della scoperta del suo canale OnlyFans, aveva avviato una battaglia legale per riottenere il suo posto da insegnante. E sebbene a scuola si fosse sempre comportata in maniera esemplare ed era benvoluta dai bambini, l’asilo paritario ha comunque deciso per il suo allontanamento.

    «Come insegnante», racconta Elena, «guadagnavo 1.200 euro al mese ed era insostenibile. Ho studiato Scienze dell’Educazione per tre anni, poi mi sono laureata e ho iniziato a lavorare. Ho aperto OnlyFans per una sorta di esibizionismo e perché mi piaceva mostrarmi. Mi sono ritrovata coinvolta in qualcosa che non mi aspettavo minimamente. C’è un po’ quest’idea che chi ricopre questo ruolo debba essere quasi una suora. Nella vita devi fare solo l’educatrice.»

    Così non è stato: il suo profilo OnlyFans è arrivato a contare ben 2.500 fan mensili, per un guadagno di circa 10 euro al mese per abbonato. Maraga, comunque, ci tiene a sottolineare che non si è mai trattato di prostituzione o pornografia, ma solamente di condividere il proprio corpo online.

    Ciononostante, l’asilo ha deciso di chiederle un risarcimento per i danni d’immagine subiti in conseguenza dei suoi comportamenti. La donna si è quindi rivolta al sindacato CUB Scuola di Treviso, che successivamente le ha offerto una posizione lavorativa. Al momento, tuttavia, non è certo se accetterà. Ha dichiarato di stare vivendo un bel periodo, avendo finalmente trovato qualcosa che desidera fare e in cui non ricadono su di lei le stesse responsabilità che aveva a scuola, soprattutto nel lavorare con dei bambini.

    L’esperienza dell’ex educatrice Maraga ha avuto anche un risvolto istituzionale importante. Il Ministero starebbe rivedendo le norme riguardanti l’uso dei social network da parte dei docenti, al fine di evitare futuri rischi di impatto emotivo e sociale sulle vite di bambini e ragazzi.

    Attualmente, i regolamenti della funzione pubblica, aggiornati al 2023, stabiliscono che i dipendenti pubblici devono evitare dichiarazioni, immagini o commenti che possano danneggiare il prestigio dell’amministrazione. Il Ministro Giuseppe Valditara ha recentemente dichiarato che esiste già una social media policy nel codice, ma con il nuovo intervento si provvederà a fornire linee guida dettagliate per il personale scolastico. Saranno quindi introdotti diversi paletti per le attività social degli insegnanti.

    E sebbene la notizia sia stata ben accolta da parte dell’opinione pubblica, qualcuno ha ironicamente commentato che, se il Ministro vuole che gli insegnanti non si iscrivano a OnlyFans, dovrebbe pagarli meglio. Ma fino a che punto la scuola può stabilire le regole della vita privata dei propri docenti? E quale dovrebbe essere oggi il ruolo degli insegnanti? Semplici educatori o esempi morali?

    Attendiamo con curiosità tutte le polemiche che queste nuove direttive inevitabilmente solleveranno. Tornando al “caso Maraga”, è lecito supporre che Elena non tornerà indietro. Quantomeno dal punto di vista economico, essendo passata da uno stipendio di 1.200 euro a circa 25.000 euro mensili.

    Ne sarà valsa la pena? Probabilmente troverete la risposta abbonandovi al suo canale OnlyFans.

  • Dalla Regione 3 milioni di euro per la conservazione del patrimonio artistico

    Dalla Regione 3 milioni di euro per la conservazione del patrimonio artistico

    Oltre 3 milioni di euro sono stati stanziati dal dipartimento dei Beni culturali della Regione Siciliana per interventi di restauro e conservazione del patrimonio artistico dell’Isola. Ne beneficeranno musei, soprintendenze, parchi archeologici e biblioteche.

    «Un investimento concreto – ha detto l’assessore ai Beni culturali e all’identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato – a favore della valorizzazione e della protezione del ricco patrimonio culturale siciliano. La tutela dei nostri tesori, affinché possano essere preservati nel tempo e trasmessi alle nuove generazioni, è una priorità per il governo Schifani. Grazie a questi interventi sarà possibile agire sia su beni mobili che immobili, comprese opere d’arte, monumenti e materiale librario».
     
    Nel dettaglio, i fondi verranno così ripartiti: 114 mila euro per il restauro, la rilegatura e la conservazione di materiale bibliografico e archivistico raro e di pregio; 1,22 milioni per la tutela, la custodia, la manutenzione e il restauro di beni monumentali, naturali e ambientali, come chiese, palazzi storici e giardini; 509 mila euro per esplorazioni e scavi archeologici, con l’obiettivo di migliorare l’agibilità, la manutenzione e la valorizzazione di aree e reperti; 1,723 milioni per la tutela, il restauro e la conservazione di opere d’arte mobili, come dipinti, statue, paramenti sacri e fercoli.
  • Salina, torna il Marefestival: premio Troisi a Massimo Boldi

    Salina, torna il Marefestival: premio Troisi a Massimo Boldi

    Oltre 70 film girati nell’arco di sei decenni di attività: sempre amato e apprezzato da un pubblico ampio ed eterogeneo: Massimo Boldi, 80 anni a luglio prossimo, riceverà il Premio Massimo Troisi a Salina, l’isola che fu set de “Il Postino”, considerato il testamento cinematografico troisiano. 

    La XIV edizione di Marefestival si svolgerà da venerdì 13 a domenica 15 giugno: tre giornate ricche di cinema e cultura che all’inizio dell’estate trasformano Salina in una piccola capitale del grande schermo con un ricco parterre di ospiti. Anche per il 2025 la madrina della manifestazione sarà Maria Grazia Cucinotta, interprete del film candidato nel 1996 a 5 Premi Oscar e vincitore di una statuetta per la musica: “Un appuntamento immancabile nella mia agenda – spiega l’attrice – perché continuo a girare il mondo e mi rendo conto che “Il Postino” è rimasto nel cuore della gente, in alcuni Paesi lo fanno vedere anche nelle scuole. Quando capita di riascoltare le note della colonna sonora di Luis Bacalov, vengono in mente le scene bucoliche, romantiche, profonde, piene d’amore girate a Pollara e in altre magnifiche location mozzafiato. Massimo non è morto, vive attraverso le sue opere e noi ogni anno lo celebriamo nei luoghi dell’arcipelago eoliano che ha tanto amato”. 

    Boldi sarà ospite nelle prime due serate, venerdì 13 e sabato 14, ripercorrerà i momenti salienti della sua poliedrica carriera, iniziata nel 1963 e che lo ha portato a lavorare  con i migliori maestri e i più grandi protagonisti della commedia italiana: da Corbucci a Vanzina, da Salce a Pozzetto, da Villaggio a Castellano e Pipolo, da Oldoini a Parenti, recitando a fianco di numeri uno e formando insieme con Christian De Sica, una delle coppie più divertenti e iconiche, grazie del lungo filone del “cinepanettone”. Ma non solo attore comico, Boldi ha saputo spaziare dal cabaret alla televisione e alla musica. “Siamo onorati di accogliere a Salina un interprete simbolo della nostra comicità come Boldi – commenta Massimiliano Cavaleri, direttore artistico della kermesse e fondatore del Premio insieme con Patrizia Casale e Francesco Cappello – non esiste italiano che non abbia visto i suoi innumerevoli successi che hanno segnato in modo significativo la storia della risata made in Italy”. 

    Marefestival Salina Premio Troisi, che nel 2023 e 2024 è stato patrocinato dal Ministero della Cultura e da una serie di istituzioni regionali, è presentato dalla giornalista Nadia La Malfa; autore delle interviste Giovanni Pontillo. Nelle passate 13 edizioni sono stati consegnati 90 Premi Troisi a big del cinema tra cui: Matt Dillon, Pupi Avati, Sergio Castellitto, Miriam Leone, Edoardo Leo, Giovanni Veronesi, Fausto Brizzi, Roberto Andò, Neri Parenti, Giorgio Pasotti, Lunetta Savino, Francesco Pannofino, Lino Banfi, Giorgio Tirabassi, Anna Galiena, Alessandro Haber, Sabrina Impacciatore, Ricky Tognazzi, Serena Autieri, Valeria Solarino, Simona Izzo, Pif… solo per citarne alcuni. 

  • La Sicilia reclama i Bronzi di Riace

    La Sicilia reclama i Bronzi di Riace

    La Sicilia reclama i Bronzi di Riace. Si sta indagando sull’ipotesi che la coppia di statue non sia stata trovata in Calabria.

    Si sospetta, infatti, che i famosi bronzi appartengano in realtà a Siracusa e non a Riace, il luogo che ha dato il nome alle statue. L’accusa è quella di trafugamento ai danni dei siciliani, per favorire la città di Reggio Calabria. La procura di Siracusa ha aperto un’inchiesta per fare luce sulla questione.

    La coppia di statue, famosa nel mondo per la loro bellezza, unicità e perfetto stato di conservazione, ha dato lustro alla città di Regina e al suo museo, che, grazie a queste opere, è diventato una tappa turistica internazionale. Cosa succederebbe se dovessero essere trasferite? La città sicuramente perderebbe visibilità e, di conseguenza, turismo. A guadagnarci sarebbe invece Siracusa, che di sicuro non manca di bellezze archeologiche.

    Eppure, le statue non sono mai state spostate da Reggio Calabria. E, sebbene siano state fatte numerose richieste di spostamento verso altre città italiane o musei internazionali, tali proposte non sono mai state accolte.

    I due bronzi, dall’estetica maestosa e potente, sono fragili e antichi, e per questo motivo non sono mai stati rimossi dal museo di Reggio Calabria. Chi ha voluto vederli ha dovuto recarsi fin lì.

    Nonostante l’indagine, c’è molto scetticismo riguardo alla storia del ritrovamento in Sicilia. Non essendoci – fino a ieri – né testimoni né prove, come sarebbe stato possibile che le due statue venissero ripescate in totale silenzio dalla costa siciliana? E come sarebbero state trasportate in Calabria? Alcuni hanno ipotizzato il coinvolgimento della mafia, ma anche questa teoria appare poco plausibile.

    Nella polemica è intervenuto Nuccio Schepis, colui che si è occupato del restauro delle statue. “Con tutto il rispetto”, ha dichiarato, “non ho intenzione di commentare l’ennesima teoria sul trafugamento dei bronzi”. Ha poi ricordato che i due capolavori furono ritrovati a Punta Forticchio, Riace Marina, sotto un fondale sabbioso, a otto metri di profondità. Fu Stefano Mariottini, romano, sub dilettante in vacanza, a trovarli il 16 agosto 1972. Avvistò un braccio che emergeva dalla sabbia.

    Le statue furono restaurate prima a Firenze, dal 1975 al 1980, e poi, recentemente, a Reggio Calabria, tra il 2009 e il 2013, in un’ala di Palazzo Campanella, sede del Consiglio Regionale della Calabria.

    Nel tempo, alla diatriba ha partecipato anche il medico Anselmo Madeddu, Presidente dell’Ordine dei Medici di Siracusa e appassionato di storia. Ha ipotizzato che le statue sarebbero state realizzate in Sicilia, in particolare a Siracusa. A tal proposito ha scritto due libri, tra cui “Il mistero dei guerrieri di Riace”. Nella sua ricostruzione, le sculture bronzee sarebbero state saccheggiate dall’esercito romano nel 212 a.C. e finite in mare lungo il tragitto, a Brucoli, nella rada di Augusta.

    Un’idea che riprende un filone degli anni Ottanta, legato all’archeologo americano Ross Holloway, secondo il quale i bronzi erano stati rinvenuti in acque siciliane, ma erano stati portati in Calabria dalle organizzazioni criminali.

    Gli archeologi sono molto scettici riguardo a questa tesi siracusana, ma ciò non ha impedito alla procura di Siracusa di aprire un fascicolo senza indagati, per ricostruire i fatti relativi al ritrovamento del 1972 e chiarire una volta per tutte come siano andate le cose.

    A oltre 50 anni dal ritrovamento dei bronzi, ci si chiede se sia possibile interrogarsi ancora oggi su una vicenda del genere. È addirittura spuntato un testimone che ha raccontato di aver assistito, da bambino, nel Brucolese, a un’intensa attività di sommozzatori e a quattro statue coperte, caricate su una nave.

    La questione rimane quindi aperta. E una nuova “contesa tra due potenze del Mediterraneo per il possesso delle statue” è in atto. Quale sarà la verità?