Categoria: Cultura e Spettacolo

  • Pillole di gossip

    Pillole di gossip

    Allegeriamo questa giornata con un pò di pillole di gossip dalla settimana appena finita.

    Iniziamo con Andrea Delogu. La conduttrice, attualmente concorrente di Ballando con le stelle, ha recentemente perso il fratello Evan, 17enne, in un tragico incidente in moto vicino a Rimini. Andrea sta vivendo un momento molto difficile da superare e le facciamo le nostre più sentite condoglianze. 

    Belen nuovamente al centro del mondo. Da quando recentemente è stata protagonista dell’intervista di Belve, il programma di Francesca Fagnani, ha dato vita a diverse polemiche online con le sue parole. Ha raccontato molto su di sé e sui suoi ex e qualcuno di questi non ha gradito. Parliamo di Stefano De Martino, citato come secondo a Marco Borrello, definito invece l’amore più grande della sua vita. E che con Stefano ci sarebbe un rapporto freddo. Parole molto dure che a quanto pare sono legate alla volontà di Stefano di avere con sé il figlio Santiago.

    Parliamo poi di Achille Costacurta, figlio di Billy e Martina Colombari, che ha recentemente raccontato nel podcast One more time, di Luca Casadei, l’esperienza con la droga. Iniziò a spacciare e fare uso di sostanze a 16 anni e provò a suicidarsi una volta che fù arrestato e messo in un centro penale minorile. Racconta anche di aver passato tutto questo probabilmente perché vittima di adhd e che dopo essere stato ricoverato in una clinica svizzera per aver esagerato con le sostanze in Colombia, ora ha recuperato un rapporto normale con i suoi genitori e sembra che abbia interrotto l’uso di sostanze. 

    Un altro gossip riguarda Cesare Cremonini e il suo rapporto con Caterina Licini, ballerina ed ex di Amici, che a quanto pare sarebbe già al capolinea dopo pochi mesi. Cesare non è molto fortunato in amore. La sua ex, Martina Maggiore, ha scritto addirittura un libro sul rapporto con lui. Cesare, nel podcast di Alessandro Cattelan, si è sfogato dicendo di aver avuto una parte nel mondo del gossip in maniera indiretta, dato che la sua ex ha raccontato la sua vita intima senza nemmeno considerarlo, mettendo a rischio la sua solidità. 

    Parliamo poi di Samira Lui, la 27enne famosa per il ruolo di valletta alla “Ruota Della Fortuna”. Si vocifera che sia in lizza per fare la co-conduttrice a Sanremo. Questa notizia starebbe mettendo in crisi Stefano De Martino, perché portare Samira a Sanremo significherebbe fare uno spot al programma concorrente di Affari Tuoi. 

    Tra gli altri gossip, abbiamo Paola Barale, attualmente single, ed in cerca di uomini. Qualcuno “simpatico, gentile, bello e più giovane” di lei. Le piacerebbe che si facesse avanti un afroamericano. 

    In ultimo, Filippo Bisciglia, il re dei falò di Temptation Island, che dopo 17 anni insieme a Pamela Camassa ha annunciato la loro rottura.

    Concludiamo condividendo la foto del costume di Halloween di Elisabetta Canalis, che ha lasciato molti di stucco.

  • Fedez a nudo nel suo nuovo libro

    Fedez a nudo nel suo nuovo libro

    “L’acqua è più profonda di come sembra da sopra”, edito Mondadori, è l’autobiografia di Fedez appena arrivata in libreria. Più volte rinviato, il libro-confessione del cantante, tocca diversi punti di vista, tra cui le principali polemiche che l’hanno visto protagonista insieme all’ex moglie Chiara Ferragni.

    Un libro che pare essere un grande successo editoriale. 

    Fedez, all’anagrafe Federico Lucia, si descrive così: “sono cresciuto a dispetto di tutto, di me stesso, contro me stesso, creando un doppio che ha bisogno di sfidare il mondo, sempre. E quasi sempre viene sconfitto, prende botte dal mondo. Ma la lotta più temuta è quella contro noi stessi, in cui viviamo accompagnati dai nostri fantasmi, danziamo con le nostre debolezze, che fingiamo di non vedere. Ma perché lo sto raccontando in un libro? C’è chi sosterrà che è per i soldi, forse è vero, non mi importa, ma ha senso se anche solo una persona, dopo averlo letto, si sentirà meno sbagliata e imperfetta. Fallita soltanto perché il mondo intorno urla che lo è: un fallito, un coglione, un nulla. Io non sono un buon esempio, forse sono il peggiore che esista, ma proprio per questo posso diventare il migliore degli esempi possibili. Esiste un momento in cui comprendiamo che il coraggio più grande, non è la fuga, ma il guardarsi negli occhi, smettere di ignorare quel vuoto assordante che smania per essere ascoltato, perché è l’unico modo di esistere davvero. Non possiamo controllare ciò che accade intorno a noi, ma possiamo decidere come reagire a tutto questo. È la caduta, è il crollo a costringerci a cercare un senso, a interrogarci, a cercare risposte, a ricostruire. Cadiamo per imparare a rialzarci, cadiamo perché la vita non smetterà di riproporci la stessa lezione, finché non la faremo nostra”. 

    Un libro che affronta diverse tematiche: l’infanzia, le risse, la scuola, gli anni dell’adolescenza, ma anche un capitolo particolarmente duro per la vita del cantante, quello del desiderio di suicidarsi e della depressione. Il racconto rapisce, quasi fosse un flusso di coscienza e Fedez ci mette dentro tutto se stesso, si mette a nudo senza risparmiarsi mai.

    Del rapporto con Chiara scrive: “Le nostre differenze emergevano come un iceberg pronto a far affondare la nave. Durante il matrimonio ho frequentato figure insopportabili, una confezione bellissima che puzzava di marcio. Ho subito per osmosi le frequentazioni di mia moglie. Avevo accettato pessimamente di stare a quel tipo di pensiero lì, di accettare l’architetto super fancy di Milano, quello della moda iperimpensierito, o un’altra serie di figure insopportabili. Una confezione bellissima, ma dentro per me puzzavano tutti. Preferisco frequentare uno che vedi subito quanto fa schifo, piuttosto che un pacchetto stupendo, di cui però a poco a poco ti accorgi che puzza di marcio. Meglio chi si presenta per quello che è, piuttosto che per quello che dovrebbe essere». 

    Nel libro viene raccontato anche il declino del matrimonio. Gli antefatti sono il tumore di Fedez, il bacio con Rosa Chemical a Sanremo, la rottura con Luis Sal e l’uso di psicofarmaci. “Cose, persone, eventi, che avevo sempre sopportato, allora mi diventarono insostenibili. Eravamo due isole che si stavano allontanando irreversibilmente l’una dall’altra. Eravamo mondi diversi destinati a tornare lontani”. 

    Anche i rapporti tra le famiglie sono stati sempre pessimi, così come quelli di Fedez con i soci della moglie, primo tra tutti il manager di Chiara, Fabio Mario D’Amato. Nel libro si parla anche del “Pandoro Gate”, l’evento che ha distrutto la carriera di Chiara Ferragni: “Non sapevo niente fino a quando a Chiara non hanno rifilato la multa di un milione. Non mi immaginavo ci fosse un casino di quelle proporzioni. La mattina dopo, sveglia con Chiara in lacrime accanto a me. Mi sono messo a leggere le carte, ho scoperto insieme al mondo esterno quello che è successo veramente e mi sono incazzato. Lei era ben consapevole, io direi che: diciamo che lo sapeva. Io in ogni caso non avevo voce in capitolo, ero fuori dal gioco e tanto meglio, perché se avessi aperto bocca lei avrebbe fatto tutto il contrario”. 

    La vera rottura con Chiara arriva però per una questione di tradimenti:”Lei pensa che la tradisco e io non mi metto nemmeno a discuterne, sapevo che aveva ragione. Ho incontrato Angelica Montini poco prima di sposarmi con Chiara, era un sentimento forte, sì, qualcosa che ti prende il petto e ti fa sanguinare, ma non è vero che l’ho chiamata 5 minuti prima di mettere l’anello. La relazione è durata anni ma non ci siamo mai visti né frequentati. Ogni giorno, ogni notte, sei mesi, un anno, due, era un legame forte come il fuoco che brucia invisibile. Da una parte c’era la vita da casa del mulino bianco, la perfezione impacchettata e c’era Chiara, ma dall’altra c’era un’altra storia, c’era Angelica, una storia senza lucidità”. 

    I momenti più rilevanti della vita del rapper di Rozzano si alternano a riflessioni e pensieri, in questo libro carico di storie, si racconta il passato reale di una persona che in qualche modo si è sempre edulcorata davanti al pubblico. Un artista e un padre che prova a riemergere dalle tenebre e a superare il passato in un periodo non facile: il burrascoso divorzio, la lotta per la custodia dei figli, l’avvio di un nuovo podcast. 

    I complimenti per un lavoro così ben fatto, arrivano addirittura da Mario Adinolfi, giornalista cattolico, che ha elogiato il romanzo del rapper proponendone anche la candidatura al “Premio Strega”. “Questo è il migliore e più importante libro italiano uscito nel 2025 e chi ne ha il potere lo candidi al Premio Strega. Un lavoro unico e sorprendente, mai noioso, che può riavvicinare molti all’oggetto libro”. Una dichiarazione, questa di Adinolfi, che ha stupito tutti, in quanto i rapporti tra il cantante e il giornalista non sono mai stati tranquilli. 

    Riuscire a convincere qualcuno che dichiaratamente non è mai stato un tuo supporter è una missione alquanto difficile. Sicuramente questo libro farà parlare di Fedez anche molti altri. E magari, lo vedremo davvero candidato al Premio Strega!

  • Le cose possono finire senza concludersi, domani la presentazione del nuovo romanzo di Barbara Mileto

    Le cose possono finire senza concludersi, domani la presentazione del nuovo romanzo di Barbara Mileto

    Un attacco di panico, il fiato rotto e il dolore. E poi, la fuga, la riscoperta del quartiere, l’epifania della consapevolezza e la liberazione nella semplicità delle origini. Nasce da una crisi, nel senso etimologico del termine, Le cose possono finire senza concludersi, il nuovo romanzo di Barbara Mileto che sarà presentato venerdì 31 ottobre, alle ore 17,30, presso la Mondadori di piazza Roma, a Catania.

     

    Un libro venuto fuori come una furia, un grido seppur sussurrato placato dalla musica, da una canzone sentita tante volte ma ascoltata per la prima volta, Alice di Francesco De Gregori. Un flusso di coscienza, come ama definirlo l’autrice, scritto in appena una settimana, riposto in un cassetto e dimenticato. Fino all’incontro fatale, in un luogo fatale, con Alfio Grasso, patron della Algra Editore. 

     

    “Non so perché – racconta Mileto – ma quando Alfio mi ha detto di mandargli il manoscritto, io gli ho inviato questo e non quello che stavo proponendo, in quel momento, ad alcune case editrici. Lui lo ha letto – l’unico ad averlo fatto – e lo ha voluto pubblicare”.

     

    La storia racconta di Alice, quella che guarda i gatti mentre tutto le scorre accanto, del suo attacco di panico che, come uno “strappo nel cielo di carta”, la porta a lasciare la sua vita patinata degli attici della città bene “in cui spera di essere la regina dei rospi”, per tornare a casa, nel quartiere che svetta sulla collina di Monte Vergine. È qui che, avvolta nel manto di una comunità unica, inizia a riconoscere e abbracciare i suoi limiti, facendone dei nuovi, vitali, punti di forza. 

    Una storia di rinascita, in cui il tempo è relativo e si intreccia in un’altalena di esperienze e sensazioni, in una Catania mistica, vivace, autentica.

     

    “Il quartiere è uno dei protagonisti del romanzo – sottolinea l’autrice. La vecchia Giudecca di Susu, dove vivevano i professionisti, i medici e le curandere, con i suoi colori, le sue voci, i suoi forti legami. D’altronde, la chiesa che domina la collina, San Nicolò l’Arena ha ispirato il titolo. Credo sia la più bella incompiuta che abbiamo in Sicilia: quelle colonne mozzate, il transetto appena abbozzato, la rendono magnifica – aggiunge. Secondo me molto più bella di quella che aveva progettato l’architetto”.   

    Tanto da guadagnarsi la copertina che ritrae l’edificio in uno scatto della stessa autrice. 

     

    Una storia di sopravvivenza e rinascita, di accettazione e comprensione, che dipinge la fragilità umana con pennellate di eleganza miste a delicati tocchi di brutalità, in una dimensione quasi onirica dove la realtà non sempre ha i contorni definiti. L’atmosfera è magica come altri protagonisti del racconto, i gatti, animali sensitivi secondo molte credenze popolari, che Alice guarderà con nuovi occhi.

  • NUOVA OPERA PER IL MUSEO “MAGMA” DI LIBRINO: NASCE “LA PORTA DEI SOGNI” CON TREMILA BAMBINI, MAMME E GLI ARTISTI DE NISCO, MESSINA E NERI

    NUOVA OPERA PER IL MUSEO “MAGMA” DI LIBRINO: NASCE “LA PORTA DEI SOGNI” CON TREMILA BAMBINI, MAMME E GLI ARTISTI DE NISCO, MESSINA E NERI

    Un’onda magmatica di bellezza civile attraversa viale Nitta: nell’ambito della Triennale della Contemporaneità promossa dalla Regione Siciliana, il museo monumentale a cielo aperto MAGMA di Librino, ideato dal maestro Antonio Presti con la Fondazione Fiumara d’Arte, si arricchisce di tre nuove opere.

    Sarà una giornata di festa e di sogni quella del 22 ottobre, alle ore 10:00, quando all’I.O. Angelo Musco, di Catania, in viale Castagnola, n° 6, verranno inaugurate le nuove installazioni che ampliano il grande percorso di arte pubblica del quartiere. Librino, spesso raccontato attraverso stereotipi negativi, continua così ad essere un importante laboratorio di cittadinanza attiva: l’arte pubblica si intreccia con la scuola e restituisce agli abitanti il diritto a un’estetica condivisa. I bambini e le madri sono i veri protagonisti di un’arte che parla alla gente, restituisce senso di appartenenza al proprio territorio.

    «Non si possono quantificare vent’anni della propria vita con il valore del denaro – ha dichiarato il maestro Antonio Presti-. Ciò che è stato costruito a Librino è un dono del cuore. Siamo partiti con la Porta della Bellezza, che ha coinvolto quattro generazioni in un’esperienza magnetica e di condivisione, proseguita con la Porta delle Farfalle e con tutte le altre opere che hanno trasformato il quartiere in un museo d’arte contemporanea all’aperto diffuso, unico al mondo. Mi auguro che la Regione insieme all’amministrazione comunale di Catania, possa proteggere il futuro di questo grande patrimonio d’arte, prezioso volano per lo sviluppo turistico ed economico del territorio, grazie alla sua posizione strategica, a pochi passi dall’aeroporto Fontanarossa, facendo così di Librino con il suo museo, una nuova meta internazionale. Il 22 ottobre inaugureremo insieme a tutte le scuole e a tutti i ragazzi del quartiere una nuova tappa di questo percorso: sarà una grande festa dei sogni. Perché nella vita il sogno non deve mai smettere di esistere, soprattutto in luoghi dove i bambini possono sentirsi tristi o emarginati. “Il sogno è sognare sempre”».

    La “Porta dei sogni”

    Tremila mattonelle di terracotta, impastate da mani di bambini e di madri: su ciascuna, una frase, un pensiero, un desiderio, un sogno. Dalla lunga stagione dei laboratori permanenti attivi in tutte le scuole di Librino, nasce un’installazione monumentale che fa della crescita un atto maieutico e dell’educazione un’opera. Collocate lungo la grande fascia blu di viale Nitta, queste formelle non sono un semplice ornamento: sono un segno collettivo, una testimonianza viva di una comunità che ritrova nella bellezza la propria forza di riscatto.

    I sogni di tutti i bambini sono stati consegnati all’opera “Cavalli nel vento” di Filippo Messina, collocati sul muraglione sempre di viale Nitta con un ampio bassorilievo in terracotta che, come un fregio classico, corre lungo la strada. I cento cavalli, scolpiti in corsa, condensano i valori universali che l’intero progetto intende consegnare alla comunità – forza, libertà, lealtà, coraggio, visione – e trasformano il muro in una soglia simbolica: non più divisione, ma passaggio, non più periferia, ma approdo.

    Poco più avanti, si innalza “Luna Sola” opera di Giancarlo Neri: una sedia monumentale, alta 10 metri, sormontata da una luna che, di giorno, rivela dettagli e fughe prospettiche, e di notte si accende come un globo sospeso. È un segno metafisico e poetico che sposta lo sguardo ordinario all’immaginazione straordinaria del sogno: la sedia di un gigante, la luna “caduta” lì per caso, un invito a restare bambini nella curiosità e negli interrogativi, rigenerando così la visione del “sogno”.  

    Le nuove opere incontrano alla fine, lungo l’asse del percorso: “Leporinus” di Antonella De Nisco, un’installazione di 3 Lepri in acciaio dipinto, collocata sulla rotatoria all’ingresso del quartiere, che ne restituisce la propria radice etimologica: Librino come “terra di lepri”. L’opera, con la sua trama leggera e al tempo stesso trasparente, consegna identità al luogo e ne rilegge la toponomastica come memoria viva, invitando chi passa a riconoscersi in un nome che torna a farsi storia: “I’am leprinus”.

    «Librino dimostra come la bellezza possa diventare strumento di rinascita civile- ha commentato l’assessore del comune di Catania, Massimo Pesce-. Ogni opera realizzata è il frutto di un percorso collettivo che unisce arte, scuola e ambiente urbano. Il Comune sostiene con convinzione questo modello di rigenerazione, dove educazione ed estetica convivono per il bene della comunità».

    «Questa esperienza rappresenta il valore più alto della scuola – ha dichiarato il dirigente scolastico, Mauro Mangano, dell’I.C. Musco Castagnola – educare attraverso la bellezza, rendere i nostri studenti cittadini consapevoli e orgogliosi del loro territorio».

    Il museo a cielo aperto MAGMA: comunità, memoria e bellezza condivisa

    Il museo MAGMA, con le nuove opere – Leporinus, Luna Sola e Cavalli nel vento –   si rinnova, arricchendosi di segni che parlano di speranza, sogno e partecipazione comunitaria. Non sono semplici monumenti: sono segnali di dignità, che incontrano le persone nelle strade, nei luoghi che attraversiamo ogni giorno, prodotti da un processo educativo che ha visto protagonisti gli abitanti stessi, specialmente i più giovani.

    Vent’anni di cammino dimostrano che l’arte non è solo forma, ma sostanza di comunità. Librino, da luogo periferico, diventa laboratorio di un futuro possibile: perché il sogno di bellezza non deve mai smettere di esistere, soprattutto dove sembra più difficile crederci.

    Si ringraziano per il sostegno, la collaborazione e la partecipazione:

    Regione Siciliana, Comune di Catania, IV Municipio, Fondo di Beneficenza Intesa San Paolo,

    Le scuole: I.C. Brancati, I.C. Campanella Sturzo, I.C. Dusmet Doria, I.C. Rita Atria, I.C. San Giorgio, I.O. Musco, I.O. Pestalozzi, Istituto Mary Poppins, Fondazione Cirino La Rosa.

    Le associazioni: Boxing Team Catania Ring, C’era domani Librino – Polo educativo Villa Fazio, Misericordia Librino, H due O Sport & Animazione ASD, MusicaInsieme a Librino, Associazione Culturale Primavera, Oratorio Giovanni Paolo II, Talità Kum, Scuola di Danza Tersicore, ASDC Dietro le quinte, Gruppo Scout Catania 3 – San Giorgio, Associazione culturale Terreforti, Gruppo Fratres Padre Pio da Pietralcina.

     

  • Ed Gein: il nuovo incubo firmato Monster

    Ed Gein: il nuovo incubo firmato Monster

    Con Monster: The Ed Gein Story, Netflix torna a esplorare il lato più oscuro dell’animo umano. Il nuovo capitolo della serie antologica ideata da Ryan Murphy e Ian Brennan prosegue il percorso iniziato con Monster: The Jeffrey Dahmer Story e continuato con Monsters: The Lyle and Erik Menendez Story, componendo una trilogia del terrore contemporaneo che interroga, più che raccontare, la nascita del male.

    In Monster: The Ed Gein Story, 
    Ed Gein, è interpretato da un sorprendente Charlie Hunnam, che mostra abilmente l’incarnazione della solitudine, dell’ossessione materna e della repressione di un’America che nasconde le sue paure sotto un velo di normalità.

    Accanto a Hunnam, una straordinaria Laurie Metcalf, interpreta la figura di Augusta Gein maestralmente, madre devota e tirannica, simbolo del fanatismo religioso e del controllo familiare.

    Visivamente la serie si staglia in fotografia cupa, dettagli maniacali, scenografie autentiche. Tuttavia, alcune libertà creative, come l’invenzione di relazioni mai esistite o l’eccessiva enfasi su scene di violenza, hanno suscitato critiche accese.

    Ma qual è il vero volto di Ed Gein? 
    Edward Theodore Gein nacque nel 1906 a Plainfield, nel Wisconsin. Figlio di un padre violento ed alcolizzato e di una madre fanatica religiosa, visse un’infanzia segnata dall’isolamento e dalla paura del peccato.
    Dopo la morte della madre, la sua mente collassò, sprofondó in comportamenti aberranti. Gein cominciò a profanare tombe, a collezionare resti umani e a confezionare oggetti fatti di pelle umana e ossa. 
    Nel 1957 la polizia fece irruzione nella sua fattoria, quello che trovò all’interno sembrava uscito da un film dell’orrore. Arrestato e dichiarato incapace di intendere e di volere, Gein passò il resto della vita in un ospedale psichiatrico.

    Da quel momento il suo nome divenne leggenda nera, alimentando l’immaginario di intere generazioni di registi.
    Alfred Hitchcock si ispirò a lui per creare Norman Bates in “Psycho” (1960). 
    Tobe Hooper, nel 1974, prese spunto dalle macabre “creazioni” di Gein per dare vita a Leatherface in “Non aprite quella porta” . 
    Jonathan Demme utilizzò elementi della sua ossessione per la pelle e l’identità in “Il silenzio degli innocenti” (1991), con il personaggio di Buffalo Bill.
    Anche Rob Zombie diede vita a Gein nel suo horror “La casa dei 1000 corpi” (2003). 
    Gein, è diventato un’icona culturale, il prototipo del mostro moderno che il cinema continua a reinventare, da più di mezzo secolo.

    Alla sua uscita, la serie ha diviso pubblico e critica. C’è chi l’ha definita un capolavoro psicologico, chi un esercizio di stile disturbante e gratuito. Variety l’ha accusata di “cercare lo shock a ogni costo”, mentre The Guardian l’ha bollata come “imperdonabile”.
    Eppure, nonostante le polemiche, Monster è schizzata al secondo posto delle classifiche globali Netflix. Forse perché, in fondo, ciò che ci spaventa ci attrae.
    Sui social gli spettatori si interrogano. perché guardiamo queste storie? Per curiosità, per morbosità, o per capire fin dove può spingersi la mente umana?

    In ogni stagione, Murphy trasforma un caso di cronaca nera in uno specchio della società americana: Dahmer incarnava la solitudine urbana e l’indifferenza delle istituzioni; i fratelli Menendez rappresentavano il volto corrotto del sogno borghese; Ed Gein, infine, diventa il simbolo dell’orrore rurale e dell’alienazione silenziosa.
    Monster si conferma come un progetto che attraversa la storia americana raccontando non solo i crimini, ma le crepe di un Paese intero.

    Murphy non costruisce semplici biopic, ma indaga l’identità collettiva che produce questi mostri. L’avidità, la solitudine, l’abuso, il bisogno di apparire perfetti.
    Ogni stagione cambia scenario e tono, ma mantiene una stessa pulsazione morale, la ricerca di un colpevole che, in fondo, potremmo anche essere noi.

    In Dahmer, il male nasce dall’indifferenza; nei Menendez, dalla pressione del successo; in Ed Gein, dal fanatismo e dall’abbandono. È come se Murphy ci dicesse che il vero orrore non è nei crimini, ma nel sistema che li permette e poi li consuma come spettacolo.
    Tre epoche, tre contesti diversi, un’unica domanda: chi crea davvero i mostri?

    Monster: The Ed Gein Story è una serie imperfetta, disturba, ma non in modo gratuito. Ryan Murphy riesce a creare un’esperienza visiva magnetica che ci costringe a guardare dentro l’abisso senza filtri.
    Non tutto funziona, certi momenti di crudeltà potevano essere suggeriti invece che mostrati. Ma la serie riesce perché ci mette a disagio non per ciò che vediamo, bensì per ciò che riconosciamo. 

    In definitiva, Monster: Ed Gein, non è una serie da guardare a cuor leggero. È un’esperienza che divide, che provoca, che sporca la coscienza. Ma è proprio questo il suo valore: ricordarci che i mostri non nascono nel buio, ma nelle crepe dell’animo umano, e che, a volte, raccontarli è l’unico modo per riconoscerli.
     

  • Mtv cambia pelle e chiude i suoi canali musicali

    Mtv cambia pelle e chiude i suoi canali musicali

    Mtv si trasforma. Lo storico canale musicale chiuderà le sue reti in tutto il mondo. È la fine di un’epoca per l’intrattenimento musicale e i videoclips. Rimarranno invece attivi gli eventi internazionali, come gli “Mtv video music awards” e gli “Mtv Europe music awards”. 

    In italia, aveva esordito il primo settembre 1997, diventando istantaneamente un canale di successo. Eppure in questo 2025, Mtv ha deciso di cambiare strategia. L’arrivo di Youtube ha eroso nel tempo il suo predominio musicale, portando la rete a discostarsi sempre più dalla musica, suo core business, e iniziando a proporre show iconici come “Jersey Shore”, “16 anni incinta”, “Ginnaste – vite parallele”, “Catfish”, “Gli Osborne”, “Pimp My Ride”, “Jackass” e molti altri. 

    Non c’è ancona una data definita per la chiusura dei canali in tutto il mondo, eccetto per l’Inghilterra, dove il canale è appena stato chiuso, ma secondo i rumors, succederà già ad inizio 2026. Scompariranno: “Mtv Music”, Mtv Rock”, “Mtv 80’s” e molti altri. 

    Impossibile non ricordare gli anni 80 e 90, in cui la Music Television fu una novità assoluta. L’unico canale costruito per i giovani. In italia, ad esempio, tutti ricordano il format “Trl” con Marco Maccarini e Giorgia Sorina. Programmi come questo hanno guidato una rivoluzione del linguaggio televisivo, introducendo l’arrivo dei Vj’s; volti giovani come Enrico Silvestrin, Camila Raznovich, Victoria Cabello, Alessandro Cattelan e il Nongio, hanno trovato il loro spazio in tv e presentato i loro programmi in uno scenario nazionale ingessato. I Vj’s erano autentici, spontanei ed ironici. I loro format avevano un tono diverso, un ritmo nuovo e trasmettevano libertà. Intervistavano gli idoli della musica internazionale di allora, come i Blink 182, Eminem, Beyonce, o gli italianissimi Subsonica e Carmen Consoli e spingevano la musica alternativa. 

    Nei primi 2000, Mtv faceva scuola per quanto riguarda mode e tendenze e guidava l’immaginario giovanile. In un’epoca in cui internet non era diffusissimo, all’interno dei palinsesti italiani erano sbarcati per la prima volta programmi irriverenti, cartoni animati e anime per adulti. Senza tralasciare che Mtv è stata parte della promozione di tantissime band ed artisti, ricordiamo per esempio le Mtv live dei Nirvana, piuttosto che lo spazio dato a Britney Spears, alle Destiny’s Child, a Christina Aguilera e a tanti altri. 

    Mtv abbandona i canali musicali, ma il brand rimane forte e si trasforma. Adesso produce solo reality e format di vario genere, ma non è più l’Mtv che ha fatto la storia e che ha innovato il panorama internazionale. Si può ancora definire una music television? 

    La rete, che ha iniziato il suo cammino televisivo trasmettendo “Video killed the radio stars”, il primo videoclip mai girato, che ha fatto scoprire al mondo l’estro di Michael Jackson e ha in qualche modo plasmato la cultura pop mondiale è morta. MTV: ci mancherai!

  • Eurovision 2026 ed un problema chiamato Israele

    Eurovision 2026 ed un problema chiamato Israele

    Polemiche, polemiche, polemiche. Questo è il leitmotiv della manifestazione Eurovision che si terrà a Vienna a maggio 2026. Un totale caos per gli organizzatori, coinvolti nella difficile decisione di escludere o meno lo stato di Israele dalla competizione. Se in passato era già successo qualcosa di simile con la Bielorussia e la Russia, escluse dalla competizione con il benestare di tutte le nazioni, questa volta la situazione è molto più complicata.

    Ad iniziare la polemica è stata la Spagna. Qualche mese fa, con un comunicato stampa, la radio televisione pubblica spagnola RTVE ha reso note le sue intenzioni di ritirarsi alla competizione se fosse presente Israele: “La Spagna si ritirerà dall’Eurovision se Israele continuerà a partecipare al concorso. Il consiglio di amministrazione della corporazione ha preso questa decisione a maggioranza assoluta dei suoi membri”.

    Parliamo di un membro dei Big Five insieme a Francia, Germania, Italia e Regno Unito. Uno degli stati partecipanti che ha particolarmente contribuito all’evento nel tempo, sin dalla creazione, anche attraverso un supporto economico costante. Il forfait della Spagna, però, non è l’unico ad essere stato annunciato. Anche Slovenia, Islanda, Irlanda e Paesi Bassi.

    In Italia, alcuni esponenti della Rai hanno chiesto al Governo italiano di prendere una posizione concreta: “Già cinque stati hanno deciso nelle scorse settimane di non partecipare alla manifestazione se prenderà parte Israele. Chiediamo che l’Italia faccia altrettanto, dando un segno concreto di vicinanza a un popolo sottoposto a sterminio. L’Eurovision è sempre stato un evento internazionale fondato su valori di pace, inclusione, rispetto e fratellanza tra i popoli. Tuttavia la partecipazione di paesi che non rispettano i diritti umani, rischia di comprometterne profondamente il senso e la credibilità. Ricordiamo che proprio per questo, in anni recenti, l’EBU ha deciso di escludere prima la Bielorussia e poi, dopo l’invasione dell’Ucraina, la Russia. In questo contesto la presenza italiana senza alcuna forma di dissenso o segnale simbolico potrebbe essere interpretata come una legittimazione silenziosa di ciò che sta accadendo. Crediamo invece che l’Italia, paese fondatore dell’Unione Europea, debba promuovere valori di pace, inclusione, rispetto e fratellanza tra i popoli sottoposto a sterminio. Annunciare ora questa scelta è un modo in più per far pressione su Israele, fargli percepire l’isolamento internazionale e indurlo a fermare il massacro, magari in tempo per tornare sul palco di Vienna”.

    Il clima di tensione su Israele si era percepito già nella scorsa edizione. Nel 2025, la cantante israeliana Yuval Rafael, conosciuta per essere sopravvissuta alla strage del 7 ottobre, aveva subito diverse contestazioni. Ci si aspettava quindi che le cose sarebbero potute degenerare.

    Eppure non tutti gli stati sono contro la partecipazione di Israele alla manifestazione. Ad esempio la Germania, che invece attraverso il Cancelliere Merz ha affermato che: “Se Israele fosse esclusa, sosterrei l’idea che la Germania non debba partecipare alla manifestazione. Penso che sia uno scandalo che se ne parli. Israele ha un posto lì e gli appartiene”. La preoccupazione degli organizzatori è grande, perché la Germania si è volutamente messa in opposizione a tutti gli altri paesi, ed è sempre stato il primo paese per contribuzione economica, nonché il terzo per ascolti in Europa.

    Un’Europa sempre più divisa sul caso israeliano, che a novembre dovrà votare circa l’ammissione di questo alla manifestazione. E’ possibile che il piano ideato in questi giorni dalla Casa Bianca per la pace a Gaza possa portare alcuni a cambiare opinione, ma c’è chi ha già dichiarato che chiederà ugualmente l’esclusione dello stato sionista dall’evento del 2026.

    Infine, una dichiarazione dell’Austria è arrivata a complicare ulteriormente la situazione: “Se Israele dovesse venire esclusa, Vienna non ospiterà l’evento”. 

  • Salt Bae e il calo di popolarità

    Salt Bae e il calo di popolarità

    Salt Bae, e la sua personalissima idea di cucina di lusso, è arrivato in Italia. Il macellaio turco diventato famoso sui social diversi anni fà, ha recentemente aperto un ristorante a Milano. Eppure non è tutto oro ciò che luccica.

    Nel 2017 Nusret Gokce postò su internet un video nella quale condiva e tagliava una bistecca in un modo teatrale, che diventò istantaneamente ed inaspettatamente virale. Nel giro di pochissimo, da sconosciuto diventa una star dei social e di conseguenza un imprenditore della ristorazione. Istanbul, Mykonos, Abu Dhabi, Londra, inizia ad aprire ristoranti ovunque nel mondo, oggi a Milano. 

    Salt Bae, in una manciata di anni è arrivato a guadagnare su Instagram 52 milioni di follower e nel tempo è riuscito ad attirare nei suoi ristoranti, clienti illustri come David Beckham, Cristiano Ronaldo e molti altri.

    Servendo piatti esclusivi come bistecche di Wagyu placcate in oro, mettendo in scena cascate di sale e coltelli da taglio infuocati quasi fosse un circense. 

    Eppure il suo personaggio inizia a perdere lustro nel 2022. Quando, durante la finale della Coppa del Mondo, lo chef invade il campo interagendo con Lionel Messi, cercando di prendere in mano il trofeo, quasi fosse lui stesso ad averlo vinto. Questo gesto ha molto infastidito i media, i tifosi e anche altri giocatori in campo. 

    Con il suo carattere esuberante ed estroverso, Salt ha rubato la scena agli stessi giocatori, e da quel momento, per lui è iniziato un calo di popolarità. Difatti, dopo le tante polemiche, sono circolati diversi video in cui al macellaio, veniva rifiutato l’ingresso ad alcune serate di gala importanti, o veniva formalmente bandito da eventi sportivi.

    Tutto ciò ha avuto un fortissimo impatto sulla sua popolilaritá, mostrando come la visibilità immediata, non sempre si traduce in sostenibilità a lungo termine. Infatti, oggi il suo impero è in difficoltà. Per esempio, alcuni dei suoi ristoranti hanno chiuso. Delle sette sedi aperte negli Stati Uniti, ne sono rimaste solo due. Così come in Gran Bretagna, uno dei suoi ristoranti ha segnato una perdita superiore ai 7 milioni di dollari. 

    Il marchio è stato svalutato di circa 9 milioni di dollari in America e molti altri mercati non hanno risposto positivamente all’investimento effettuato. Inoltre, alcune location faticano ad ottenere recensioni positive. La sede londinese ad esempio, ha un voto di 2.9 su 5 su TripAdvisor, classificandosi oltre il 14.900 posto tra i locali della città. E su Google abbondano i giudizi ad una stella. Questo perché il servizio e l’atmosfera sono ritenute di bassa qualità e hanno portato molti clienti a definire l’esperienza: “una business lounge senza personalità, dal prezzo elevato, ma dall’esperienza gastronomica povera”.

    Eppure, ancora Salt crede nel suo potenziale continuando ad aprire ristoranti in giroper il mondo. Purtroppo per lui però, dopo un inizio scoppiettante in cui le code per ottenere un tavolo percorrevano isolati, adesso sono solo un lontano ricordo. 

    L’esperienza, a quanto pare, non giustifica il costo elevato. È solo spettacolo fine a se stesso, senza una qualità gastronomica autentica. 

    Salt Bae va avanti con decisione, ma prima o poi sarà costretto a fare i conti con una crisi galoppante. 

  • Beatrice Venezi: polemica musicale o politica?

    Beatrice Venezi: polemica musicale o politica?

    “Il concerto nello stadio è di sinistra… canticchiare con il karaoke è di destra: ma cos’è la destra? Cos’è la sinistra?” Così cantava nel 1996 Giorgio Gaber. E oggi, alla luce delle ultime notizie, ci chiediamo: ma la musica da camera e la musica classica, sono di destra o di sinistra? 

    Facile intuire l’allusione al caso Beatrice Venezi, la Neo-Direttrice d’orchestra del Teatro La Fenice di Venezia, la cui nomina è stata accompagnata da polemiche politiche e musicali di ogni genere. 

    Venezi è stata scelta per l’incarico dal Sovraintendente Nicola Colabianchi, suscitando la protesta degli orchestrali, quindi il boicottaggio da una parte del pubblico degli abbonati. Ufficialmente, le si contesta il fatto di non avere il giusto profilo per un ruolo del genere e di essere stata scelta solo tramite raccomandazioni politiche. 

    Venezi non ha certamente apprezzato questo attacco e ha deciso di affidarsi ad un avvocato penalista noto per il suo impegno in difesa dei diritti delle donne. Parliamo di Giulia Bongiorno, Senatrice della Repubblica Italiana. 

    “Di fronte ad attacchi tanto violenti quanto infondati” ha dichiarato Venezi, “i sacrifici quotidiani compiuti per costruire il mio percorso professionale e il rigore che mi ha sempre ispirato, mi impongono di conferire mandato all’Avvocato Bongiorno affinché porti avanti un’azione giudiziaria contro coloro che non hanno esitato a diffondere gravissime falsità sul mio conto”. 

    Le dichiarazioni dell’Avvocato non si sono fatte attendere: “Le critiche vanno bene se basate su fatti oggettivi, ma qui mi sembra che si parta da forti pregiudizi. E siccome si è andati molto, ma molto oltre, valuteremo anche i danni. Quando un incarico del genere viene conferito ad una donna, si verificano sempre certe reazioni. Se poi non è di sinistra…apriti cielo! A seguito del conferimento di mandato a Venezi, si è scatenata, suo malgrado, una vera e propria guerra mediatica tra giornali di un lato e dall’altro. Ma il problema non è tanto questo, è che i social fanno da amplificatore delle aggressioni violente e può diventare pericoloso. Lei è sempre in giro per il mondo a fare concerti, avrebbe volentieri ignorato le polemiche, ma sono arrivate alle grandi testate internazionali come il New York Times, e tutto questo non lo possiamo trascurare. Quindi vi invito a usare toni pacati e a fermare questa campagna denigratoria”. 

    Per la Bongiorno si sta cercando di trasformare un attacco personale in un caso di denigrazione professionale. A peggiorare le cose l’essere donna, bionda e figlia di un ex politico di destra. A sinistra però ribattono dicendo che la Direttrice non è all’altezza di un incarico di questa portata, che la sua è una sponsorizzazione prettamente politica. E non si tratta assolutamente di una discriminazione di genere. 

    Tanti i personaggi del mondo della musica che hanno preso parte alla polemica, chiedendole di fare un passo indietro. Dal canto suo, Beatrice Venezi non si ferma. Nonostante abbia parte dell’orchestra contro, ha deciso di andare avanti. E a suo favore sono arrivate altrettante dichiarazioni di sostegno e auguri per non mollare. L’ultima, per esempio, da Beppe Vessicchio, il quale ha dichiarato: «Non condivido le sue idee, ma solidarizzo con lei. Ne parlavano tutti bene prima che dicesse per chi votava. Adesso i commenti sono cambiati. Ciò che accade è un evidente cortocircuito tra il governo centrale, i cittadini e le maestranze artistiche. L’unica a pagarne le conseguenze è il Direttore nominato”.

    Opinioni discordanti, quindi. Eppure, Beatrice Venezi ha all’attivo una prolifica carriera, uguale a tantissimi altri Direttori d’orchestra europei, che non hanno mai riscontrato problemi, nonostante la loro appartenenza politica. Anzi, è conoscenza comune che nel tempo, destra e sinistra, abbiano disposto in ruoli in cui sarebbero dovuti essere inseriti unicamente alti profili di merito artistico, persone di propria competenza. E allora è lecito chiedersi: ma un artista non può essere di destra o di sinistra senza vedere il proprio lavoro distrutto? E anche se così non fosse, chi ha il diritto di poter giudicare un professionista di un certo livello e quali devono essere le regole per non incorrere in un giudizio politico? 

    E ancora, se Beatrice Venezi avesse dichiarato di votare a sinistra, l’effetto sarebbe stato lo stesso? In passato Direttori d’orchestra di sinistra e di destra si sono alternati tranquillamente senza suscitare polemiche. Oggi però la ferocia è evidente e ci chiediamo quindi cosa deciderà di fare Venezi: farà un passo indietro o sarà invece l’orchestra a farlo? Verranno tutti sostituiti? O la stagione sarà un flop? Dinnanzi ad uno dei palcoscenici più importanti d’Italia stiamo assistendo ad uno spettacolo squisitamente italico: l’arte della polemica politica e della strumentalizzazione. 

  • Beni culturali, il San Sebastiano di Antonio de Saliba al Museo Accascina di Messina

    Beni culturali, il San Sebastiano di Antonio de Saliba al Museo Accascina di Messina

    Il “San Sebastiano” del pittore italiano Antonio de Saliba entra a far parte della collezione permanente del Museo Accascina di Messina. L’opera sarà mostrata al pubblico, con ingresso libero, giovedì 2 ottobre alle 17. Tale acquisizione, avvenuta al costo di 100 mila euro, si è resa possibile grazie al diritto di prelazione esercitato dall’assessorato dei Beni culturali nei confronti della Galleria Salamon per la proprietà Bencivenni.

     

    «Siamo fieri e orgogliosi di questa acquisizione – ha detto l’assessore ai Beni culturali e all’identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato – L’opera non potrà mancare di suscitare grande interesse, ma soprattutto di accrescere la collezione museale, rendendo la galleria regionale di Messina sempre più attrattiva».

     

    La piccola tavola di cm 44×36 sarà inserita nell’area espositiva dedicata ad Antonello da Messina e alla sua bottega. L’iconografia del dipinto si collega a un capolavoro di Antonello da Messina a Venezia; l’opera è pervenuta nella sua dimensione originale senza subire alcun intervento di ridimensionamento e fu, con ogni probabilità, destinata ad una committenza privata.

     

    «Ho seguito con trepidazione la procedura burocratica per l’acquisizione della piccola tavola, auspicando che nulla potesse compromettere la felice conclusione – ha commentato la direttrice del Museo Accascina, Marisa Mercurio – Grazie al lavoro sinergico con gli storici dell’arte, i tecnici in servizio in questo ufficio e le istituzioni coinvolte, il dipinto, che rappresenta un importante tassello della cultura pittorica legata alla scuola di Antonello, potrà finalmente entrare a far parte della collezione museale messinese».

     

    Alla presentazione dell’opera saranno presenti l’assessore Scarpinato, la direttrice del Museo Accascina, Mercurio, il soprintendente dei Beni culturali di Messina, Orazio Micali, il professore emerito dell’Università di Ginevra, Mauro Natale, studioso della pittura rinascimentale, provenzale e fiamminga.