Categoria: Cultura e Spettacolo

  • Disney: il politically correct non vende più

    Disney: il politically correct non vende più

    Commercializzare il politically correct non sempre si traduce in un successo economico. Forse questo è ciò che ha appreso la Disney a proposito del live action di Biancaneve, un film nato già sotto il segno delle polemiche, in quanto era stato criticato per tantissime questioni politiche più che artistiche.

    Dalla scelta di Rachel Zegler, l’attrice che interpreta Biancaneve, di origini colombiane, alla decisione di modificare la trama originale in una chiave woke. Molti spettatori hanno lamentato che i cambiamenti apportati alla storia, incluse le canzoni reinventate e la caratterizzazione dei personaggi, hanno snaturato l’essenza stessa del racconto originale.

    Inoltre, le polemiche legate alle dichiarazioni delle attrici principali e le critiche sulla rappresentazione e inclusione, hanno contribuito a creare un clima di tensione attorno al film. 

    Visivamente, il film presenta una produzione di alta qualità, con scenografie e costumi che catturano l’immaginazione. Tuttavia, la bellezza visiva non riesce a compensare le debolezze della trama e la carenza di coerenza narrativa. La mancanza di un vero sviluppo dei personaggi rende difficile per il pubblico connettersi emotivamente con la storia.

    Eppure questa pellicola, diretta da Marc Webb, aveva grandi ambizioni. Difatti, il film costato ben 270 milioni, e non arriverà nemmeno a pareggiare le spese. Una delusione, non solo per la Disney, ma soprattutto per gli spettatori che non hanno gradito gli eccessivi cambiamenti della trama rispetto alla storia originale del 1937. Un classico Disney rovinato insomma, un disastro che ha portato allo stop ad un altro film, che già era in produzione, cioè Rapunzel, un live action ispirato al medesimo cartone casa Disney. Una cancellazione che ci porta a pensare che la fortuna di questi live action rivisitati, è finita, ma soprattutto che non sono più apprezzati dal pubblico come prima.

    Biancaneve è la prova di ciò. Canzoni modificate e reinventate, ed una trama completamente alterata. Eppure, c’è chi dice che questo film fallimentare sia stato vittima di una guerra culturale tra fazioni politiche.

    A completare questa situazione di delirio, anche la Federal Communication Commission ha attaccato la Disney in merito a quali criteri utilizza nella scelta dei suoi “cast” e se sta attuando sotto mentite spoglie forme di discriminazione DEI (diversità, equità ed inclusione).

    È possibile che il pubblico stia iniziando a stancarsi di questi remake, sequel e prequel. Dove sono finite le idee originali e le storie straordinarie che hanno reso la Disney un colosso dell’intrattenimento? Dov’è finita la voglia di raccontare cose nuove? È vero che attingere a storie già conosciute può ridurre il rischio di flop, ma c’è anche bisogno di un po’ più di coraggio.

    In particolare, ci si aspetta che una multinazionale come la Disney, storicamente nota per la sua capacità di creare narrazioni innovative, torni a investire in film originali e artigianali. Il pubblico desidera opere che siano artistiche piuttosto che politiche. Desidera emozionarsi come attraverso gli occhi trasognanti di un bambino che guarda per la prima volta una loro pellicola, ritornare per un attimo a sognare insomma.

    Forse, il vento sta cambiando…

     

     

  • La Classe Dirigente: debutto live il 12 aprile a Catania tra memoria, rinascita e nuove visioni.

    La Classe Dirigente: debutto live il 12 aprile a Catania tra memoria, rinascita e nuove visioni.

    C’è qualcosa di profondamente simbolico nel primo concerto de La Classe Dirigente, in programma sabato 12 aprile alle ore 21:00 al Teatro Nuovo Sipario Blu (via Francesco Ventorino 2 – ex via dei Salesiani). Simbolico perché questa non è solo la nascita di una nuova band, ma anche la trasformazione di una storia che segnerà una tappa significativa nella musica indipendente catanese.
    La Classe Dirigente, infatti, nasce nel 2024 dalle ceneri dei Nadiè, gruppo storico della scena etnea. Ma non si tratta di una semplice evoluzione stilistica: è un cambio di pelle, di sguardo, di missione.
    «Sentivamo la necessità di liberarci da un’identità che ormai ci stava stretta — racconta il frontman Giovanni Scuderi, voce, chitarra e anima del progetto —. La Classe Dirigente è un nome ironico, volutamente provocatorio: ci piace pensare di poterci mettere al di sopra delle parti, di ogni appartenenza politica o sociale, per osservare, raccontare, riflettere».
    Un album come manifesto esistenziale
    Il live del 12 aprile rappresenterà la prima esecuzione integrale dal vivo di “Termini per una resa”, il disco d’esordio appena uscito per l’etichetta veronese VREC Music Label (in distribuzione Audioglobe, disponibile in digitale e in formato fisico).
    È un album che ha una storia intensa alle spalle, a cominciare dalla produzione. Nato sotto la guida del compianto Toni Carbone — storico bassista dei Denovo e figura centrale della musica catanese — il disco è stato completato da un altro gigante della produzione italiana, Roberto Vernetti, già al lavoro con nomi del calibro di Mina, Elisa, La Crus, Oxa, Elio e le Storie Tese, Ustmamò, Casino Royale. Registrato tra Catania (insieme a Elia Domenico Prosperi) e Modena, mixato da Davide Bombanella (Umberto Maria Giardini) e masterizzato da Luca Tacconi presso lo studio Sotto il Mare di Verona, l’album è un piccolo viaggio tra sonorità riflessive, testi pungenti e arrangiamenti curatissimi.
    Dieci tracce, dieci fotogrammi di consapevolezza
    Il disco si apre con “Pronti inconsistenza via”, una dichiarazione d’intenti sospesa tra ironia e resa emotiva, e prosegue come un flusso di coscienza che attraversa domande identitarie (“Conosci te stesso”, “Il tuo mondo 20×20”), cronache di relazioni disilluse (“Mai abbastanza”, “Salutarsi”) e parabole esistenziali (“L’ultima lezione”, “Francesco ha abbandonato”).
    Brani che sanno essere intimi e al tempo stesso universali, spesso venati di un’ironia amara che è marchio di fabbrica della band.
    «Scriviamo per riconoscerci negli altri — dice ancora Scuderi —. La musica per noi è specchio, coscienza, esercizio di verità. Non è mai solo intrattenimento».
    A impreziosire il lavoro, gli archi firmati da Adriano Murania, direttore d’orchestra e violinista tra i più raffinati della scena classica italiana, che curerà anche gli arrangiamenti dal vivo con un quartetto d’archi presente in scena durante la serata.

    Il live del 12 aprile: una prima assoluta tra ospiti e atmosfera teatrale
    La serata del 12 aprile si preannuncia come una vera e propria esperienza: una prima teatrale più che un semplice concerto, dove le canzoni verranno eseguite per la prima volta nella loro veste definitiva, con arrangiamenti orchestrali, una cura speciale per le luci e l’atmosfera, e un’intimità volutamente costruita col pubblico.
    Sarà presente Roberto Vernetti, figura centrale nella realizzazione dell’album, che offrirà un contributo anche sul palco, rendendo la serata ancora più simbolica e memorabile, e poi ancora un quartetto d’archi diretto da Adriano Murania, direttore d’orchestra e primo violino dell’orchestra del teatro Bellini di Catania, che impreziosiranno le composizioni della band, aggiungendo profondità e raffinatezza alle sonorità indie-rock del gruppo.

    Line-up della band accanto a Giovanni Scuderi, voce e mente del progetto, saliranno sul palco i compagni di viaggio che hanno condiviso la nascita e l’evoluzione de La Classe Dirigente. Alla batteria ci sarà Alfio Musumeci, colonna ritmica solida e creativa; alle chitarre Francesco Gueli, che firma molte delle atmosfere più evocative dell’album; al basso Gianpiero Leone, dal suono caldo e profondo che dà corpo all’intero impianto sonoro. Ad arricchire ulteriormente la performance, anche le tastiere di Marcello Torresi, nuovo arrivato della band.

  • Beni culturali, sette siti siciliani accreditati al Sistema museale nazionale

    Beni culturali, sette siti siciliani accreditati al Sistema museale nazionale

    Sono sette i siti culturali siciliani ufficialmente accreditati al Sistema museale nazionale. Lo rende noto il Ministero della Cultura che ha riconosciuto il raggiungimento degli standard di qualità previsti a livello nazionale da parte di importanti realtà museali e archeologiche dell’Isola. I siti accreditati sono: il Parco archeologico e paesaggistico della Valle dei Templi, ad Agrigento; la Galleria regionale di Palazzo Abatellis, il Museo archeologico regionale “Antonino Salinas” e il Museo regionale di Arte moderna e contemporanea, a Palermo; la Galleria regionale di Palazzo Bellomo, a Siracusa; la Casa Cuseni – Museo delle Belle Arti e del Grand Tour di Taormina e il Muma Museo del Mare di Milazzo, nel Messinese.
     
    Organizzazione e gestione delle risorse, cura delle collezioni, comunicazione e rapporto con il territorio sono gli ambiti in cui queste strutture hanno dimostrato performance di qualità, ottenendo così il riconoscimento ministeriale.

     

    «Un traguardo importante per la valorizzazione del patrimonio siciliano – sottolinea l’assessore ai Beni culturali e all’identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato – che testimonia l’impegno costante verso l’eccellenza e la qualità nell’offerta culturale regionale. L’obiettivo è lavorare a supporto di musei, parchi e gallerie affinché possa crescere il numero delle istituzioni culturali regionali in possesso degli standard necessari per entrare nel Sistema museale nazionale. Anche attraverso la fondamentale sinergia con le azioni e gli interventi finanziati dal Pnrr, vogliamo rendere i nostri musei sempre più connessi, accessibili, inclusivi e fruibili, contribuendo in modo concreto allo sviluppo e alla valorizzazione culturale e turistica del nostro territorio».
  • Benvenuto Meta AI

    Benvenuto Meta AI

    Nonostante l’assenza di un annuncio ufficiale, Meta AI ha fatto il suo debutto sui nostri cellulari, integrandosi in WhatsApp come assistente virtuale basato sull’intelligenza artificiale, e successivamente sulle piattaforme di proprietà Meta.

    Su WhatsApp, l’assistente si presenta come un cerchietto di colore azzurro e fucsia nella schermata delle chat principale ed è alimentato dal modello Llama 3.2. Le sue funzioni includono la risposta a domande, la generazione di testi, la traduzione, la proposta di idee, la creazione di contenuti per i social media, e altro ancora. Tuttavia, presenta al momento, alcune limitazioni come l’assenza di accesso a internet in tempo reale e l’incapacità di creare contenuti grafici o interagire con sistemi esterni.

    Guardando al futuro, Meta AI punta a migliorare la comprensione linguistica, ad offrire risposte più precise e corpose, e ad arricchire l’interazione conversazionale divenendo “più umana”. Inoltre, potrebbero presto esserci sviluppi quali l’integrazione con altre tecnologie e l’applicazione in campi specifici e tecnici.

    Meta AI è una grande scommessa per Mark Zuckerberg, che mira a superare i rivali OpenAI e Alphabet. A quanto sappiamo infatti, l’idea del miliardario è quella di portare questa risorsa fuori dalle app Meta, e renderla scaricabile a tutti direttamente da store.

    Tuttavia, l’implementazione dell’assistente virtuale solleva preoccupazioni riguardo il consenso esplicito per la gestione dei dati personali, poiché attualmente non è possibile disattivarlo completamente e le conversazioni non sono protette da crittografia end-to-end.

    Ciò significa che i dati possono essere utilizzati da Meta. Ma in che modo? Lo abbiamo chiesto direttamente a Meta AI. Il quale inizialmente ci ha indirizzati al “Centro sulla privacy di Meta” e solo successivamente ci ha risposto di “essere stato progettato per rispettare le norme sulla privacy e la legislazione europea. Attraverso il rispetto della normativa GDPR” e dei principali assiomi “consenso esplicito, trasparenza, limitazione della raccolta dei dati”.

    Peccato però che proprio tale consenso esplicito non è mai stato fornito. La risposta di MetaAi non si è fatta attendere: “Hai ragione, non hai dato consenso esplicito per la raccolta e l’elaborazione dei tuoi dati personali. Per correggere questa situazione, ti chiedo di fornire il tuo consenso esplicito per la raccolta e l’elaborazione dei tuoi dati personali. Se non desideri fornire il tuo consenso, posso comunque fornirti informazioni generiche e rispondere alle tue domande senza raccogliere o elaborare dati personali.”

    Negato il consenso la sua conclusione è stata: “Hai scelto di non fornire il tuo consenso per la raccolta e l’elaborazione dei tuoi dati personali. Rispetterò la tua decisione e non raccoglierò o elaborerò dati personali.”

    Ci chiediamo a questo punto cosa sarebbe successo se non avessimo insistito riguardo il consenso legato alla raccolta dei dati personali. Sarebbe stato più corretto se questo fosse stato chiesto in modo diretto e trasparente al primo utilizzo dell’assistente.

    L’UE potrebbe presto intervenire, portando Meta a fornire delle risposte concrete a tali interrogativi. Nel frattempo, ci chiediamo se MetaAI diventerà un elemento essenziale della nostra vita quotidiana, mantenendo Mark Zuckerberg e le sue app al centro della nostra sfera digitale.

  • Etnabook 2025: Re-si-ste-re il tema della VII edizione

    Etnabook 2025: Re-si-ste-re il tema della VII edizione

    Etnabook – Festival Internazionale del Libro e della Cultura di Catania, è giunto alla sua VII edizione, l’appuntamento come sempre è per fine estate dal 21 al 25 settembre nella location del Palazzo della Cultura di Catania, oltre a tanti altri eventi che coinvolgeranno diversi comuni etnei.

    Anche questa settima edizione avrà un tema che farà da fil rouge nelle cinque giornate del festival ed è RE – SI – STE – RE.

    Il termine è stato scelto proprio perché permette di essere esplorato e interpretato in diverse direzioni, il concetto di resistere non si limita solo a definire la lotta contro ogni tipo di oppressione ma può abbracciare anche la resistenza interiore, quella intellettuale e quella sociale; fino a farci riflettere su come “resistere”, inteso come resilienza, coinvolga la storia di ogni persona che affronta sfide e che quotidianamente, in ogni parte del mondo, combatte per le proprie idee.

    Re-si-ste-re con la forza delle parole, con l’autenticità dell’intelletto.

    Re-si-ste-re alle ingiustizie, alla normalizzazione, alle difficoltà.

    Re-si-ste-re per un ideale, per difendere la memoria, per cambiare.

    Tutto questo è ciò che esploreremo nella nuova edizione di Etnabook, una resistenza che si muove tra le pagine dei libri.

    La formula del festival rimane la stessa, cinque giornate ricche di presentazioni, laboratori, workshop, premiazioni speciali e incontri, in un fitto calendario che vede coinvolta l’intera città etnea e i Comuni dell’hinterland.

    Etnabook abbraccia il mondo dell’arte in ogni sua forma, cuore centrale del festival resta il Premio Letterario “Etnabook – Cultura sotto il vulcano”, suddiviso in tre sezioni: poesia, narrativa/saggio e “Un libro in una pagina”.

    Sono già tanti gli elaborati pervenuti da tutta Italia e dall’estero che verranno poi selezionati e valutati da tre giurie distinte per sezione, composta da personaggi del mondo dell’editoria, della cultura e del giornalismo. Le opere posso essere inviate fino al 31 maggio basta collegarsi al sito etnabook.it

    Il presidente Cirino Cristaldi insieme al vice presidente Mirko Giacone, al presidente del Comitato Scientifico Massimo Fazio e ai membri del direttivo, con il nuovo arrivo di Marco Pitrella, Alessandro Cecchi Paone (consulente artistico), Flavio Pagano e Amanda Succi, stanno elaborando il fitto calendario delle cinque giornate del Festival che prevede già importanti ospiti della letteratura italiana e non solo.

    Anche in questa edizione ci sarà una sezione di Etnabook dedicata ai più piccoli: EtnaKids con incontri e laboratori dedicati ai lettori di tenerà età curata da Claudia Santonocito.

    Proseguono inoltre, le presentazioni di Aspettando Etnabook in giro per il territorio etneo, ma non solo, l’associazione NO_NAME che organizza Etnabook, ha aderito al progetto del comune etneo “Catania città che legge” e nei mesi di maggio e giugno svolgeranno attività culturali nella biblioteca comunale di Monte Po’ coinvolgendo i bambini delle scuole del territorio.

    Etnabook – Festival Internazionale del Libro e della Cultura è organizzato dall’associazione culturale NO_NAME presieduta da Cirino Cristaldi, con la coorganizzazione della Città di Catania, il festival rientra nel cartellone degli eventi del Catania SummerFest 2025 ed è patrocinato dall’Università degli Studi di Catania, dai Comuni di Gravina di Catania e Pedara.

  • Adolescence e la paura che possa capitare a noi

    Adolescence e la paura che possa capitare a noi

    “Adolescence”, la miniserie televisiva britannica creata da Jack Thorne e Stephen Graham e diretta da Philip Barantini, ha profondamente colpito gli spettatori di Netflix.

    In appena quattro episodi, la serie racconta la tragica storia di un tredicenne che uccide una compagna di scuola, affrontando temi attuali come il cyberbullismo e l’influenza dei social media sui giovani.

    Fin dai primi istanti, la serie cattura l’attenzione mostrando la polizia irrompere in casa di Jamie, un ragazzo qualunque di una famiglia del ceto medio, sconvolgendo le loro vite irrimediabilmente.

    Ispirata dall’incremento dei crimini giovanili in Gran Bretagna, la serie sottolinea come il contesto sociale e l’educazione ricevuta non possano prevenire tragedie simili, suggerendo una possibile connessione all’uso smodato dei social network.

    Innovativa dal punto di vista registico, “Adolescence” ha utilizzato un unico piano sequenza per episodio, ad eccezione del secondo, azzerando praticamente il montaggio e conferendo autenticità alla narrazione.

    Con un indice di gradimento del 99% su Rotten Tomatoes, la serie è stata acclamata anche per la recitazione intensa dei protagonisti e per l’empatia che suscita negli spettatori, spingendoli a riflettere sulla realtà odierna degli adolescenti e sulle fragilità del contesto in cui vivono.

    E’ difficile non immedesimarsi nei familiari del giovane Jamie, e viene naturale chiedersi cosa sarebbe successo se ci fossimo trovati al loro posto e come avremmo reagito.

    E il fatto che Jamie subisca atti di cyberbullismo dalla compagna e venga preso in giro al punto da essere additato a soli 13 anni come “incel”, vale a dire un “celibe involontario”, solleva una serie di interrogativi non indifferenti.

    La responsabilità di ciò che è successo è della famiglia, della scuola, o della società? Se un ragazzino, con l’appoggio dei compagni, arriva addirittura ad uccidere, che genere di deriva morale e sociale è realmente in atto?

    I punti di riferimento sembrano sgretolarsi, segnando forse la fine di un modello educativo istituzionalizzato o la crisi del genitore come figura d’ispirazione. Il padre di Jamie racconta di essere cresciuto con la disciplina dura delle cinghiate e di aver cercato di offrire al figlio un modello migliore e diverso. Tuttavia, nonostante le buone intenzioni, l’inevitabile è accaduto, lasciando un senso di colpa ineludibile.

    Colpisce poi profondamente il racconto delle esperienze vissute dalla famiglia dopo l’arresto del figlio. Le domande che si pongono, l’impatto devastante sulla comunità e il fatto di diventare il bersaglio di rancore e pregiudizi. L’isolamento dipinge un quadro di desolazione e sconforto.

    La tristezza, il senso di colpa, la rabbia e l’incapacità di affrontare una situazione che sovrasta, creano un senso di solitudine impenetrabile, poiché nessuno vuole comprenderli ma tutti preferiscono giudicare.

    Noi, come spettatori della storia, possiamo solo immedesimarci e riconoscere che la brutalità è sempre in agguato. Resta da chiedersi se questa deriva possa essere sanata o se siamo tutti inconsapevolmente destinati a essere schiacciati dal peso delle nostre stesse esistenze.

  • Il maltempo blocca a Lipari il veliero del film di Christopher Nolan

    Il maltempo blocca a Lipari il veliero del film di Christopher Nolan

    Il veliero d’epoca utilizzato per le riprese del film “The Odissey” di Christopher Nolan è bloccato da trentasei ore a Lipari, nelle Isole Eolie, a causa delle condizioni climatiche avverse di questi giorni. Il veliero avrebbe dovuto raggiungere Favignana dove sono già iniziate le riprese. A causa del mare in tempesta, Alicudi e Filicudi sono isolate.

  • “Testimoni di verità”, delegazione di reporter alla mostra sui giornalisti uccisi dalla Mafia

    “Testimoni di verità”, delegazione di reporter alla mostra sui giornalisti uccisi dalla Mafia

    Cosimo Cristina, ucciso il 5 maggio 1960, Mauro De Mauro del giornale L’Ora, ucciso il 16settembre 1970, Giovanni Spampinato, il 27 ottobre 1972, Peppino Impastato, appena ventenne ucciso il 9 maggio 1978, E ancora, il grande professionista Mario Francese del Giornale di Sicilia, Il coraggioso Giuseppe “Pippo” Fava, ucciso il 5 gennaio del 1984, Mauro Rostagno, sociologo e guaritore di ragazzi drogati, ucciso il 26 settembre 1988, Beppe Alfano, ucciso l’8 gennaio 1993 e Maria Grazia Cutuli, morta in Afghanistan il 19 novembre 2001.

    Sono i giornalisti siciliani uccisi mentre facevano il loro mestiere, un lavoro fondamentale per la democrazia e per la libertà di ognuno di noi.

    È dedicata a loro la mostra “testimoni di verità”, la rassegna itinerante dedicata ai giornalisti uccisi dalla mafia curata dal giornalista e consigliere dell’Odg Sicilia Franco Nicastro, in corso nell’aula Falcone, all’interno del Liceo classico “Gorgia” di Lentini. L’iniziativa è organizzata dall’Istituto superiore “Gorgia-Vittorini-Moncada” guidato dal dirigente scolastico Vincenzo Pappalardo e dal Lions club Lentini, presieduto da Maria Teresa Raudino, dagli “Amici di Giovanni Falcone”, dall’Ucsi Sicilia e Ucsi Siracusa, in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti Sicilia.

    Stamani, una delegazione di reporter di Lentini, Carlentini e Francofonte ha visitato la rassegna accompagnata dal Tesoriere dell’Ordine dei Giornalisti di Sicilia Salvatore Di Salvo, che è anche segretario nazionale dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana. E che ha parlato di dono. “La mostra è un regalo ai cittadini, alle associazioni, studenti e ai giornalisti – ha detto. Una mostra che ricorda i colleghi uccisi dalla mafia che consiglio di vedere a tutti”.

    La mostra nelle scorse settimane è stata ospitata al Parlamento europeo di Strasburgo, all’Istituto di cultura di New York e al Consolato italiano a Monaco.

  • Anno scolastico 2025/26: ecco date e calendari

    Anno scolastico 2025/26: ecco date e calendari

    L’assessore regionale all’Istruzione, Mimmo Turano, ha firmato il decreto che stabilisce le attività didattiche di tutte le scuole per l’anno scolastico 2025/2026. Si partirà lunedì 15 settembre, con la fine dell’anno scolastico fissata per martedì 9 giugno 2026.

    Saranno complessivamente 206 i giorni di lezione o 205 nel caso in cui la festa del Patrono locale dovesse ricadere nel periodo scolastico. Fa eccezione la scuola dell’infanzia, per la quale il termine delle attività educative è fissato al 30 giugno 2026, ma nel periodo compreso tra il 10 e il 30 giugno gli istituti potranno lasciare in funzione le sole sezioni necessarie a garantire il servizio. 

    Le festività nazionali sono quelle consuete; le vacanze di Natale sono previste dal 23 dicembre 2025 al 7 gennaio 2026, quelle di Pasqua dal 2 al 7 aprile 2026. La ricorrenza del 15 maggio, invece, festa dell’Autonomia Siciliana, non prevede l’interruzione delle lezioni perché è previsto che sia dedicata a specifici momenti di aggregazione scolastica per lo studio dello Statuto della Regione Siciliana e per l’approfondimento di problematiche connesse all’autonomia, alla storia e all’identità regionale.

    In relazione alle esigenze del Piano dell’offerta formativa, i singoli Consigli di circolo o d’istituto possono modificare, con criteri di flessibilità, la data d’inizio e la sospensione delle attività educative, prevedendo il recupero delle lezioni in altri periodi dell’anno. 

  • Francobollo speciale al giudice Rocco Chinnici nella giornata dedicata alle vittime delle mafie

    Francobollo speciale al giudice Rocco Chinnici nella giornata dedicata alle vittime delle mafie

    In occasione della XXX Giornata della Memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, il ministero delle imprese e del Made in Italy con Poste Italiane ha emesso un francobollo commemorativo dedicato a Rocco Chinnici, magistrato ucciso da un autobomba nel 1983 insieme ai due uomini di scorta e al portiere dello stabile in cui abitava. 

    La tiratura è di 250 mila esemplari, la vignetta riproduce il primo piano del giudice Rocco Chinnici che ha dedicato la sua vita alla lotta contro la criminalità organizzata e a cui si deve la nascita del “pool antimafia” presso il Tribunale di Palermo grazie al quale si sono introdotte nuove tecniche e nuovi metodi investigativi e organizzativi per combattere la mafia. Accanto al ritratto di Chinnici appare sulla sinistra l’opera di Antonio Romano dal titolo “Rose spezzate” in rappresentanza dei magistrati caduti nell’adempimento de loro impegno a difesa dei diritti e della libertà di tutti i cittadini. 

    Questa mattina presso l’ufficio postale centrale di Palermo si è svolto l’annullo filatelico, il francobollo con i prodotti filatelici correlati, cartoline, tessere e bollettini illustrativi saranno disponibili negli uffici postali con sportello filatelico e nel sito di Poste Italiane.