Categoria: Cronaca

  • Catania: chiuso ristorante al centro, trovate blatte e un topo morto

    Catania: chiuso ristorante al centro, trovate blatte e un topo morto

    Chiuso un ristorante del centro storico di Catania dopo un controllo interforze che ha portato alla luce gravi carenze igieniche, lavoro nero e alimenti non tracciabili. Nel locale sito in via Sant’Euplio, sono state rinvenute blatte nella cucina e un topo morto negli spogliatoi del personale, accanto al deposito degli alimenti freschi.

    Gli ispettori hanno riscontrato una situazione igienico-sanitaria definita “gravemente compromessa”, secondo quanto riportato nel comunicato della questura, di fronte a tale scenario è stata ordinata la chiusura immediata del locale per tutelare la salute dei clienti e dei lavoratori.

    Distrutti dal  corpo forestale e i veterinari dell’Asp circa 54 chili di alimenti, tra cui salumi e formaggi scaduti e altri prodotti privi di tracciabilità, elevando sanzioni per 3.500 euro, il titolare è stato anche denunciato per frode in commercio, poiché nel menù non era specificato se alcuni prodotti fossero freschi o congelati. Durante i controlli sono stati trovati alcuni lavoratori in nero, all’imprenditore è stata inflitta una multa di 9.750 euro e disposta la sospensione dell’attività fino alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro, oltre a un’ulteriore sanzione di 5.000 euro per recidiva. Infine, la polizia locale ha contestato l’occupazione abusiva di suolo pubblico e altre irregolarità amministrative per un totale di 5.573 euro.

    Durante la stessa operazione, gli agenti hanno scoperto anche un chiosco abusivo nelle vicinanze, con strutture non autorizzate, frigoriferi e tavoli su suolo pubblico. Il titolare è stato multato per 3.500 euro e le attrezzature sequestrate.

    L’attività di controllo, disposta con ordinanza dal questore di Catania, mirava a verificare il rispetto delle norme sulla pubblica sicurezza e sulla somministrazione di alimenti e bevande. Hanno partecipato agenti della polizia, personale del corpo forestale, dell’ispettorato del lavoro, dell’Asp di Catania e della polizia locale.

  • Palermo, vigile urbano investito mentre lavorava

    Palermo, vigile urbano investito mentre lavorava

    Investito un vigile urbano di Palermo mentre svolgeva il suo servizio. L’agente è stato colpito da un’auto guidata da una donna ed è caduto a terra riportando una ferita alla testa. 

    Sul posto è intervenuto il personale del 118 che ha trasportato l’uomo  in codice rosso all’ospedale Buccheri La Ferla.

    Nel frattempo sono in corso i rilievi e accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.

  • Ucciso in casa a Scicli: dopo un anno e mezzo un arresto

    Ucciso in casa a Scicli: dopo un anno e mezzo un arresto

    Svolta nelle indagini sull’omicidio di Giuseppe Ottaviano, l’uomo trovato morto nella sua casa a Scicli, nel Ragusano, il 12 maggio del 2024. Nelle prime ore di stamani i carabinieri del Comando provinciale di Ragusa, al termine di una complessa indagine coordinata dalla Procura, hanno arrestato una persona.

    Ottaviano era stato trovato cadavere, all’interno della sua abitazione, da familiari e amici, preoccupati perché da molte ore non dava più notizie di sé e non rispondeva al telefono. L’attività investigativa, protrattasi ininterrottamente con indagini scientifiche e di tipo tradizionale per oltre un anno, ha permesso di ricostruire come e con chi la vittima avesse trascorso le sue ultime ore di vita e di individuare movente e autore del delitto. I particolari verranno resi noti durante una conferenza stampa che si terrà alle 10.30 al Palazzo di giustizia, alla presenza del procuratore di Ragusa.

  • Appalti truccati, ecco cosa sostiene l’accusa

    Appalti truccati, ecco cosa sostiene l’accusa

    Totò Cuffaro, ex governatore siciliano sarebbe stato al vertice di una vera e propria associazione criminale. Secondo quanto ricostruito dall’accusa, il numero uno della democrazia cristiana siciliana, avrebbe sfruttato influenze e conoscenze per pilotare bandi e appalti, favorendo imprenditori. 

    Per lui e altre 17 persone, indagate per associazione a delinquere, corruzione e turbata libertà degli incanti, i pm di Palermo hanno chiesto gli arresti domiciliari.

    I pm parlano di un comitato di affari occulto in grado di “infiltrarsi e incidere sulle attività di indirizzo politico-amministrativo della Regione Sicilia e catalizzare il consenso elettorale del maggior numero di cittadini”.

    Una fitta rete, secondo l’accusa, tessuta da Cuffaro che avrebbe mediato “con i rappresentanti di enti e imprese, con cui erano in corso o in esecuzione le intese corruttive, e stabilendo l’entità delle utilità indebite richieste”. Un’attività che avrebbe infiltrato settori vitali come la sanità e le opere pubbliche “in modo tale da potere poi condizionare, attraverso questa pregressa opera di fidelizzazione, l’attività di indirizzo politico-amministrativo della Regione Sicilia”, dicono i magistrati.

    Intanto arrivano le parole di Totò Cuffaro che commenta i documenti ricevuti, negando di aver ottenuto soldi. “Leggeremo le carte – afferma – e faremo le nostre valutazioni insieme all’avvocato. Mi fido della giustizia – conclude. Ho un’ostinata fiducia”. 

    Del comitato d’affari, secondo l’accusa, avrebbero fatto parte anche il capogruppo della Dc all’Ars, Carmelo Pace e Vito Raso uomo di fiducia dell’ex presidente.

  • Appalti truccati, bufera su Cuffaro e Romano: le reazioni politiche

    Appalti truccati, bufera su Cuffaro e Romano: le reazioni politiche

    È pioggia di reazioni alla richiesta della procura di Palermo di procedere con gli arresti domiciliari per 18 persone- tra cui l’ex presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro e il parlamentare di Noi Moderati, Saverio Romano, accusate a vario titolo di associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione.

    Un “durissimo colpo alla credibilità del governo Schifani, già messa a dura prova dalle recenti indagini che coinvolgono due suoi assessori, Sammartino e Amata, e il presidente dell’Ars Galvagno”, secondo il coordinatore regionale del M5S e vicepresidente dell’Ars, Nuccio Di Paola, e il capogruppo 5 Stelle all’Ars, Antonio De Luca, unitamente alla deputazione nazionale del Movimento.

    Di “ennesimo scandalo giudiziario che investe il centrodestra siciliano e la maggioranza di Schifani”, parlano invece i rappresentanti di sinistra italiana. 

    “C’è un sistema di malaffare e clientelismo che questo governo, guidato da Renato Schifani e di cui Cuffaro è uno dei suoi maggiori consiglieri politici, non è riuscito a spezzare: quello attuale è un modello di gestione opaco, che sfiora il criminogeno, con manifeste storture e dove spesso prevalgono interessi illeciti. Dichiara il segretario del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo.

    Non solo attacchi, ma anche solidarietà. “Sono certa che le indagini accerteranno rapidamente la verità, dimostrando l’estraneità dell’onorevole Saverio Romano alle accuse che gli sono mosse” afferma Marianna Caronia, deputato regionale di Noi Moderati. All’onorevole Romano va in questo momento la mia solidarietà personale e politica. Condividiamo con lui l’auspicio che si faccia piena luce su tutta la vicenda, al di là dell’inaccettabile processo mediatico che si è già messo in moto – continua -. La nostra priorità resta  garantire trasparenza alla sanità siciliana e serenità a operatori e cittadini, per assicurare servizi efficienti a tutta la comunità”. 

    Arriva anche la nota della Regione in cui si legge che “La Presidenza segue con la massima attenzione e con il massimo rigore gli sviluppi dell’inchiesta odierna della Procura di Palermo con riferimento all’Asp di Siracusa, riservandosi di adottare i provvedimenti di competenza all’esito della pronuncia del Gip”.

  • Appalti truccati, chiesti i domiciliari per l’ex presidente della Regione Cuffaro: le dichiarazioni

    Appalti truccati, chiesti i domiciliari per l’ex presidente della Regione Cuffaro: le dichiarazioni

    Ci sono anche l’ex presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro e il parlamentare di Noi Moderati Saverio Romano tra le 18 persone per cui la Procura di Palermo ha chiesto gli arresti domiciliari. Le accuse sono di associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione. I carabinieri del Ros hanno notificato a tutti l’invito a comparire davanti al gip per l’interrogatorio preventivo. Solo dopo l’interrogatorio il gip deciderà se accogliere o meno la richiesta di domiciliari avanzata per Cuffaro e per gli altri e se chiedere al Parlamento l’autorizzazione a procedere per Romano.

    A diversi indagati, tra cui l’ex presidente della Regione, i militari dell’Arma hanno notificato anche un decreto di perquisizione disposto dai pm. Cuffaro e Romano sono coinvolti in un’inchiesta della Procura, guidata da Maurizio de Lucia, su appalti pilotati. Coinvolti anche diversi funzionari pubblici e Vito Raso, autista e uomo di fiducia dell’ex governatore.

    Cuffaro, ora presidente nazionale della Nuova Dc, è stato condannato a 7 anni (il verdetto è diventato definitivo nel 2011) per favoreggiamento alla mafia e ha lasciato il carcere nel 2015 dopo averne scontati 4 e 11 mesi grazie all’indulto di un anno per i reati “non ostativi” e lo sconto previsto dalla liberazione anticipata per buona condotta; Romano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, fu prosciolto nel 2012 dal gip con la vecchia formula dell’insufficienza di prove.

    A seguito della richiesta della Procura il parlamentare di Noi Moderati Saverio Romano fa sapere di non aver ricevuto alcun avviso e aggiunge: “Sono assolutamente tranquillo e a disposizione, pronto a chiarire eventuali dubbi dei magistrati”.

    Situazione diversa per Cuffaro che ha confermato di aver ricevuto una notifica con avviso di garanzia e che perquisizioni sono state effettuate nella sua abitazione e in ufficio. “Ho fornito ai carabinieri la massima collaborazione e sono sereno, rispetto ai fatti che mi sono stati contestati, per alcuni dei quali non conosco né le vicende né le persone. Sono fiducioso nel lavoro degli organi inquirenti e pronto a chiarire la mia posizione”. Ha dichiarato Cuffaro segretario nazionale della Dc, sull’inchiesta della Procura di Palermo.

  • Fumogeni nel settore ospiti dello stadio “Scida” di Crotone, daspo per 5 tifosi del Siracusa

    Fumogeni nel settore ospiti dello stadio “Scida” di Crotone, daspo per 5 tifosi del Siracusa

    Il questore di Crotone, Renato Panvino, a seguito della sfida giocata allo stadio “Scida” tra Crotone e Siracusa, disputata lo scorso 20 settembre, ha emesso il provvedimento di Daspo per 5 tifosi aretusei che nel corso della gara, in diversi momenti, hanno accesso nel settore ospiti sei fumogeni causando un pericolo per l’incolumità degli stessi tifosi siciliani e degli operatori addetti al servizio di stewarding impiegati nel settore.

    La Digos di Crotone ha visionato i vari fotogrammi estrapolati dalle telecamere dell’impianto e, con la collaborazione dell’omologo Ufficio della Questura di Siracusa, ha identificato cinque tifosi siracusani resisi responsabili dell’accensione dei fumogeni, denunciandoli alla Procura della Repubblica. La Divisione Polizia anticrimine della Questura crotonese ha quindi curato la fase istruttoria della predisposizione delle misure, la cui durata è stata disposta per un periodo compreso tra uno e cinque anni, con la prescrizione per uno dell’obbligo della presentazione in Questura durante lo svolgimento delle competizioni sportive.

  • Corsa clandestina di cavalli nel catanese: denunciati due fantini

    Corsa clandestina di cavalli nel catanese: denunciati due fantini

    Due fantini del Messinese, di 37 e 50 anni, sono stati denunciati dalla polizia per avere partecipato a una corsa clandestina di cavalli, che trainavano calessi, a Campo Rotondo Etneo, in provincia di Catania. La competizione si è tenuta l’11 ottobre e si è conclusa prima del tempo per un grave incidente che ha coinvolto uno degli equidi e alcuni motocicli che ad alta velocità seguivano i concorrenti.

    L’incidente è stato registrato da uno smartphone da uno dei partecipanti ed è stato diffuso sui chat e social. Sul caso hanno indagato poliziotti della squadra a Cavallo della Questura di Catania che sono riusciti a identificare le scuderie. I due fantini si sono presentati, con calessi e cavalli, volontariamente agli investigatori, per ammettere le loro responsabilità. L’attenta analisi del video della corsa e le videoriprese effettuate dalla polizia Scientifica hanno dato la certezza che i due cavalli fossero proprio quelli che hanno preso parte alla corsa clandestina.

    Sottoposti a controlli da veterinari dell’Asp di Catania sono risultati essere due purosangue inglesi di 5 e 10 anni, entrambi con un’ottima genealogia, il cui valore è stimato in circa 15.000 euro. Dal microchip e dal registro è stato possibile risalire alla provenienza: uno dalla Francia e l’altro dall’Italia. Entrambi, spiegano dalla Questura di Catania, sono cosiddetti “scarti di pista”, ovvero cavalli che non raggiungono i tempi utili per gareggiare in pista e che per questo sono venduti alle scuderie in Italia e all’estero e a volte coinvolto in gare clandestine. I due fantini indagati sono stati deferiti alla Procura di Catania, che ha coordinato le attività investigative sin dalle prime fasi. I cavalli sono stati sottoposti a vincolo e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria.

  • Investito da scooter elettrico: ciclista di 77 anni muore a Palermo

    Investito da scooter elettrico: ciclista di 77 anni muore a Palermo

    Incidente mortale a Palermo. Un uomo in sella alla sua bici è stato investito, questo  pomeriggio in via Daita, all’incrocio con la via Archimede, da uno scooter elettrico. L’impatto è stato violentissimo: per Giuseppe Gargano, 77 anni, non c’è stato nulla da fare: nonostante le manovre operate dai soccorritori, l’uomo è morto.

    Illeso il giovane che conduceva lo scooter .

  • Delitto di Capizzi, minacciato dopo una lite: le parole del “vero” bersaglio

    Delitto di Capizzi, minacciato dopo una lite: le parole del “vero” bersaglio

    Il “12 ottobre abbiamo avuto una lite, hanno preso la mia auto a pedate. Avevano questa fissazione che mi dovevano sparare”. Il Tg1 ha raccolto le parole di chi sarebbe stato il reale bersaglio della sparatoria di Capizzi in cui è morto il16enne, Giuseppe Di Dio, ed è rimasto ferito un 22enne.
       

    Due settimane prima, secondo quanto svelato, era stato minacciato da Giacomo e Mario Frasconà, i due fratelli fermati col padre Antonio per l’omicidio, davanti la sua abitazione. “Mi hanno detto solo – ricorda – vieni al cancello… Ma non sono andato perché sapevo che avevano questa pistola”.

    Sabato sera, accompagnato anche dal fratello Mario e dal padre Antonio, Giacomo ha esploso almeno tre colpi, che hanno raggiunto, uccidendolo, Giuseppe Di Dio, e un suo amico, ferito ma non in pericolo di vita.  Alla domanda se ci pensa che poteva essere lui al posto di Giuseppe, il vero obiettivo della sparatoria dice: “sì e mi dispiace tantissimo per la famiglia”. “Ora mi sento più al sicuro”, aggiunge parlando con l’inviato del Tg1 e auspicando che i tre “rimangano in carcere a vita”