Categoria: Cronaca

  • Jill Biden in visita in Sicilia, doppia tappa Sigonella e Gesso paese dei bisnonni

    Jill Biden in visita in Sicilia, doppia tappa Sigonella e Gesso paese dei bisnonni

    La first lady Jill Biden sarà in visita in Sicilia, arriverà domani 4 dicembre a Catania alla base militare Nas Sigonella.

    A renderlo noto il Consolato Usa di Napoli, in mattinata, la first lady nell’ambito della sua iniziativa Joining Forces a sostegno delle famiglie dei militari e veterani, incontrerà famiglie legate al mondo militare e terrà un discorso. 

    Successivamente, nella tarda mattinata, la first lady si recherà a Messina per visitare Gesso, la frazione del comune di cui sono originari i suoi bisnonni. Nel pomeriggio di mercoledì Jill Biden partirà dalla Nas Sigonella con destinazione Abu Dhabi, i viaggi della first lady proseguiranno fino all’8 dicembre con tappe il Qatar e la Francia.

  • Palermo, Finanza scopre arsenale di armi e munizioni: un arresto

    Palermo, Finanza scopre arsenale di armi e munizioni: un arresto

    I Finanzieri del Comando Provinciale di Palermo, nell’ambito dei controlli svolti quotidianamente nell’area metropolitana per la prevenzione e repressione dei traffici illeciti, hanno arrestato un soggetto in flagranza di reato e sequestrato 14 armi da fuoco, oltre 1.400 proiettili, silenziatori, caricatori e materiale per la lavorazione e la modifica di armi di ogni tipo.
    In particolare, i Baschi Verdi del Gruppo Pronto Impiego, impegnati quotidianamente nel servizio di vigilanza, soprattutto nei quartieri a maggior rischio criminale della città, avevano avuto notizia di un soggetto in grado di reperire, assemblare o modificare qualunque tipo di arma da fuoco mettendole successivamente a disposizione della criminalità organizzata e comune.

    Alla luce anche dei recenti episodi di utilizzo di armi a Palermo che hanno visto protagoniste anche persone di giovanissima età nelle zone della movida cittadina e al conseguente allarme sociale venutosi a creare, l’attenzione sull’uomo è stata massima sin da subito e, pertanto, una volta individuato, è stato sottoposto a pedinamento per diversi giorni al fine di tracciarne i movimenti e soprattutto le frequentazioni.
    Lo stesso veniva notato più volte intrattenersi in luoghi appartati con soggetti vicini ad ambienti criminali cittadini e quasi sempre prima o dopo gli incontri si recava in un garage sotterraneo nel quartiere Villaggio Santa Rosalia, locale non riconducibile direttamente a lui ma del quale aveva la disponibilità e al cui interno a volte si intratteneva anche per qualche ora.
    Alla luce di quanto emerso e del ricostruito profilo criminale del soggetto, con precedenti specifici in detenzione illecita di armi, le fiamme gialle hanno eseguito due perquisizioni locali, la prima nella sua residenza, una villa circondata da un grande terreno a Ciaculli, prima periferia di Palermo, dotata di telecamere a circuito chiuso su ogni lato e con arredi di particolare pregio. Qui è stato portato alla luce un vero e proprio laboratorio con banchi da lavoro, macchinari e ogni tipo di strumento necessario per modificare e assemblare armi e addirittura per incapsulare proiettili.

    Nel laboratorio è stata rinvenuta una pistola semiautomatica in corso di lavorazione, cartucce e alcune canne di pistola e fucile. Nel corso della seconda perquisizione, effettuata nel garage individuato dai servizi di pedinamento nel quartiere “Villaggio Santa Rosalia, è stato scoperto un vero e proprio arsenale di armi e proiettili occultati in una intercapedine ricavata nel contro-soffitto con assi di legno avvitate che coprivano tutto il tetto.

  • Siccità, sale il livello dell’Ancipa ma resta alta la tensione

    Siccità, sale il livello dell’Ancipa ma resta alta la tensione

    Sale il livello delll’Ancipa. Le piogge dell’ultimo fine settimana hanno portato acqua all’invaso da cui dipende parte dell’Ennese e della Sicilia. Lo conferma Salvo Cocina, dirigente della Protezione civile regionale. “Le recentissime precipitazioni, anche se modeste, hanno contribuito a fare aumentare significativamente il livello dell’acqua nel lago Ancipa di oltre un metro – ha detto. Questo incremento rappresenta una risorsa preziosa consentendo di prolungare l’autonomia idrica della zona rispetto alle previsioni precedenti, a tutto beneficio della popolazione e delle attività locali”.

    Intanto, Siciliacque informa di aver presentato denuncia alla stazione dei carabinieri di Troina per l’occupazione del potabilizzatore dell’Ancipa da parte di oltre duecento persone tra cui i sindaci di cinque Comuni dell’Ennese (Troina, Nicosia, Gagliano Castelferrato, Cerami e Sperlinga) e rappresentanti delle istituzioni, che hanno forzato lo sbarramento delle forze dell’ordine, arrecando danni agli impianti.

  • Lasciò morire il cane in un garage: condannato a 6 mesi di carcere

    Lasciò morire il cane in un garage: condannato a 6 mesi di carcere

    CATANIA – Il Tribunale di Catania, giudice Davide Tedeschi, ha condannato sei mesi di reclusione, pena sospesa, il proprietario 31enne di ‘Gibby’, un Bull Terrier inglese di un anno di età che morì per anemia conclamata e grave stato di disidratazione per essere stato custodito in un garage del quartiere di Librino al buio, senza cibo, né acqua e circondato da escrementi.

    Il cane era stato liberato dai carabinieri il 5 aprile scorso durante un blitz nel quartiere di Librino e poi era stato affidato dalle cure di un veterinario. Gibby era poi morto dopo alcuni giorni di agonia. Lo rendono noto le quattro associazioni animaliste che si erano costituite parte civile nel processo. Le associazioni, che hanno sporto querela – Le Aristogatte con l’avv. Margherita Mannino, Lida con l’avv. Floriana Pisani, Teg4Friends con l’avv. Vito Patti e l’Altra Zampa con l’avv. Tania Cipolla – hanno ottenuto anche la condanna dell’autore del reato al risarcimento dei danni arrecati, quantificati dal Giudice in circa 12 mila euro I presidenti delle associazioni – Vera Russo, Bianca Biriaco, Alessandro Tringale e Emanuela Tosto – si dicono “soddisfatti del risultato ottenuto”.

    Ed annunciano che “continueranno la loro battaglia riunendosi per dare un segnale forte alla collettività al fine di sensibilizzarla sul disvalore legale ma soprattutto etico dei reati di maltrattamento a danno degli animali indifesi che, anche a causa dell’indifferenza della collettività, subiscono maltrattamenti crudeli e sofferenze inutili”.

  • Il dramma della siccità nell’Ennese: i sindaci occupano la sede della protezione civile

    Il dramma della siccità nell’Ennese: i sindaci occupano la sede della protezione civile

    Una protesta, forse tardiva considerati gli allarmi degli esperti che risalgono a prima dell’estate. Ma necessaria: alcuni territori dell’isola stanno infatti morendo di sete. In senso quasi letterale.

    Agrigento, Caltanissetta ed Enna soprattutto ma, in generale, tutto la Sicilia centrale sta pagando la siccità, in termini economici, di salute e sociali. In alcune zone l’acqua viene erogata addirittura ogni sette giorni, rendendo impossibile la vita, il lavoro, i progetti per un futuro che sembra sempre più nero.

    Da qui l’eclatante protesta di stamani con l’occupazione della sede della protezione civile da parte dei sindaci di Troina, Cerami, Gagliano e Nicosia, tutti Comuni dell’Ennese. Con loro il deputato del Pd Fabio Venezia.

    Hanno le catene ai polsi e chiedendo interventi immediati per i comuni che rischiano di restare senz’acqua per via dell’Ancipa praticamente a secco.

    Tra pochi giorni l’invaso resterà senza acqua lasciando all’asciutto territori completamente dipendenti dall’acqua del lago artificiale. Ed è per questo che è scattata la protesta dei primi cittadini secondo cui Siciliacque dirotterebbe l’oro blu per altri usi, compresi quelli agricoli.

    La cabina di regia aveva deliberato che a partire dallo scorso 15 novembre la poca acqua rimasta all’Ancipa doveva andare solo ai comuni della zona nord della provincia di Enna che non avevano fonti alternative».
    Il capo della protezione civile Salvo Cocina ha definito «scenografica» l’iniziativa ma i primi cittadini vanno avanti.

    Secondo i sindaci, che hanno chiesto la convocazione immediata della Cabina di regia, nei loro comuni arriverà acqua per un’altra settimana, mentre dei 120mila metri cubi usciti dall’invaso solo 20- 25 mila sono arrivati nelle case dei cittadini. E si dicono pronti ad occupare, insieme ai cittadini, il potabilizzatore dell’Ancipa.

    Una protesta comprensibile, dunque, soprattutto per chi amministra territorio da mesi a secco e attende soluzioni che, però, tardano ad arrivare.

    Ma resta la questione siccità e il fatto che sull’isola, soprattutto al centro, la desertificazione sembra avanzare senza sosta. L’azione eclatante dei primi cittadini riuscirà, forse, a posticipare il dramma della mancanza di acqua che, se non si corre ai ripari presto, sarà la nuova – triste – normalità. A quel punto, qualsiasi forma di protesta sarebbe inutile.

     

  • “No ai termovalorizzatori”: stamani, manifestazione a Palermo

    “No ai termovalorizzatori”: stamani, manifestazione a Palermo

    Circa duecento persone hanno manifestato davanti Palazzo d’Orleans, sede della presidenza della Regione, a Palermo contro la realizzazione di due inceneritori, uno nel Catanese e uno nel Palermitano, per lo smaltimento dei rifiuti. Le due infrastrutture, ipotizzate già dal precedente governo guidato da Nello Musumeci, sono state inserite nel piano rifiuti della regione dal presidente Schifani che è anche commissario straordinario, e serviranno a liberare gran parte delle comunità dal giogo del conferimento in discarica, altamente inquinante e costoso, creando nel frattempo energia spendibile sul territorio.

    Ma sono in tanti a non volere gli impianti: alla manifestazione di stamani, organizzata dal comitato Rete Sicilia Pulita, hanno infatti preso parte anche delegazioni del Pd, con il segretario regionale Anthony Barbagallo, e del M5s, col coordinatore Nuccio Di Paola, i sindaci di Blufi e Petralia Soprana, la Legambiente, l’Arci, il Wwf, la Federconsumatori, la Cgil Sicilia e Zero Waste, per un totale di 33 tra associazioni ambientaliste e sigle.

    «L’obiettivo è bloccare la costruzione dei due inceneritori – spiega Antonella Leto, di Rete Sicilia Pulita – ci mobilitiamo contro una prospettiva di Sicilia che diventa il fanalino d’Europa. Gli inceneritori non sono una soluzione ma aggravano il problema dei rifiuti, perché fanno sì che le città non si muovano verso l’economia circolare. Anche in Sicilia dobbiamo muoverci verso la decarbonizzazione e verso un futuro di benessere».

    Alcune delle associazioni presenti in piazza hanno presentato un ricorso alla Presidenza del Consiglio dei ministri sui poteri di Schifani in quanto commissario straordinario la gestione dei rifiuti in Sicilia, a giorni le stesse presenteranno invece un ricorso al Tar di Palermo sul piano rifiuti.

    «La regione dovrebbe concentrarsi nel fare sviluppare tutta la filiera dei riutilizzo dei rifiuti – spiega Angela Biondi, segretaria confederale della Cgil Sicilia – questo andrebbe a creare nuovi posti di lavori».

    Al momento, però, sembra difficile una rivoluzione così radicale, in Sicilia. Sia perché dovrebbe essere precisa volontà dei governati e sia perché occorrerebbe la fattiva collaborazione della cittadinanza, in tutte le declinazioni – pubblico – private. E sembra ancora più improbabile che tale cambiamento avvenga in poco tempo: nel frattempo, l’isola resta in perenne emergenza, le discariche si saturano sempre di più e i soldi pubblici vengono utilizzati più per mettere pezze che per cambiare lo stato dell’arte.

    Cosa che, secondo i proponenti, potrebbero fare al contrario gli inceneritori. Il dibattito resta aperto, ma è chiaro che una decisione vada presa e portata avanti una volta per tutte. Per non avere l’isola immersa in un mare di rifiuti.

    La dichiarazione della deputata Jose Marano (Lidia Adorno M5S).

     “La Regione Siciliana deve smettere di puntare su impianti che bruciano i rifiuti e invece promuovere soluzioni innovative che rispettino l’ambiente e creino lavoro. Non possiamo permetterci di investire in impianti inquinanti, quando la Sicilia ha bisogno di impianti per il riciclo e il compostaggio”, sono le dichiarazioni della parlamentare regionale del M5S all’Ars, Lidia Adorno, presente questa mattina insieme ai 200 manifestanti riuniti davanti alla sede della presidenza della Regione per dire no alla costruzione degli inceneritori a Palermo e Catania.
     
    “L’inceneritore non è la soluzione per la Sicilia. È una scelta obsoleta che porta solo danni all’ambiente e alla salute dei cittadini. Abbiamo bisogno di un’economia circolare che riduca drasticamente i rifiuti da smaltire in discarica e promuova il riciclo. L’inceneritore non è una soluzione, è un passo indietro. Avrà bisogno di tonnellate di rifiuti per funzionare a pieno regime, e sarà la Sicilia a doversene fare carico, diventando la “pattumiera d’Italia”. Un inceneritore non è la soluzione neppure per Catania, che si troverà con un mega impianto alle porte della città, con tutti i rischi connessi a una simile presenza nella zona industriale”, ha dichiarato Lidia Adorno.
     
    La dichiarazione della deputata Jose Marano. 

    “Oggi siamo scesi in piazza insieme ai cittadini per lanciare un grido d’allarme e il Movimento Cinquestelle è al loro fianco per dire no alla scelta folle di cercare negli inceneritori una soluzione all’annoso problema dei rifiuti”.

    Lo ha detto Jose Marano, deputata regionale M5s, partecipando al sit-in di protesta di questa mattina, organizzato davanti a Palazzo d’Orléans.

    “Uno di questi inceneritori dovrebbe sorgere a Catania, a pochi chilometri da Piazza Duomo– spiega Marano – e ciò è inaccettabile. Catania già paga la Tari più alta d’Italia e ora dovrebbe pure subire la combustione dei rifiuti a pochi passi dalla città. Gli inceneritori sono un progetto anacronistico, antieconomico, ma non solo. A parlare di impatto sull’ambiente sono gli studi scientifici, quindi non sarebbero proprio così a impatto zero come dicono”.

    “Per contrastare i cambiamenti climatici – prosegue – il Parlamento europeo ha approvato la Legge europea sul clima che innalza la soglia di riduzione delle emissioni nette di gas serra portandola ad almeno il 55% entro il 2030. Il progetto del governo regionale, invece, va da tutt’altra parte. Non possono essere i siciliani a pagare sempre il prezzo più alto e oggi lo abbiamo detto a gran voce con decine di associazioni.

    “I dati contenuti nel Piano Rifiuti, in primis il costo stimato di 800 milioni di euro per la realizzazione degli inceneritori – conclude la deputata – non sono frutto di un’analisi approfondita. In ogni caso tutti questi soldi non andrebbero sprecati così ma spesi in politiche di riduzione della produzione dei rifiuti, del riuso dei materiali, del riciclo e del riutilizzo, che è esattamente quello che ci chiede l’Europa e che esattamente la direzione opposta rispetto a quella imboccata con il Piano Rifiuti da questa maggioranza di governo”.

    Foto di Petro Milazzo – Pagina Facebook “Osservatorio permanente sui disastri ambientali”

     
  • Trasporti, Aeroitalia conferma la regolare programmazione da e per Comiso

    Trasporti, Aeroitalia conferma la regolare programmazione da e per Comiso

    La compagnia aerea Aeroitalia ha annunciato oggi la regolare programmazione dei voli da e per l’aeroporto di Comiso, una decisione che arriva a seguito di un costruttivo confronto con SAC, la società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso. L’accordo raggiunto tra le parti mira a rispondere in maniera concreta alle esigenze di mobilità dei viaggiatori e a sostenere lo sviluppo del territorio.

     

    Nico Torrisi, Amministratore Delegato di SAC, accoglie con favore la scelta di Gaetano Intrieri, Amministratore Delegato di Aeroitalia, di mantenere attive le operazioni sull’aeroporto di Comiso, considerandola un importante segnale di responsabilità nei confronti dei passeggeri e della comunità del territorio ragusano. SAC esprime inoltre gratitudine per l’impegno e gli investimenti che Aeroitalia ha dedicato agli scali di Catania e Comiso, confermando il ruolo strategico della compagnia nel rafforzare il sistema aeroportuale del sud est siciliano.

     

    Questo passo sottolinea la solidità del dialogo tra Aeroitalia e SAC, che lavorano congiuntamente per promuovere la crescita e lo sviluppo dei due aeroporti siciliani. Un impegno reso possibile anche grazie al fondamentale sostegno del Governo Schifani, che ha recentemente approvato un finanziamento di 3 milioni di euro destinato a potenziare l’Aeroporto di Comiso, con l’obiettivo di incrementare il traffico passeggeri e di rafforzare la posizione strategica dello scalo, sia a livello nazionale che internazionale. Questo impegno si aggiunge ai 20 milioni dal Fondo di Coesione e Sviluppo, destinati allo sviluppo dell’area cargo fortemente sostenuto dal Presidente Schifani, che al tempo stesso sta implementando tutte le operazioni necessarie per l’ampliamento e il potenziamento della viabilità esterna, elemento imprescindibile per sviluppare ulteriormente gli scali.

     

    SAC auspica, inoltre, un coinvolgimento sempre più attivo delle realtà locali del territorio ragusano. La collaborazione con le istituzioni e gli attori locali potrebbe rappresentare un elemento chiave per massimizzare il potenziale dell’aeroporto di Comiso, rafforzandone il ruolo come polo strategico per il trasporto aereo regionale e nazionale.

     

     

  • Trattore si ribalta, morto un agricoltore nell’Agrigentino

    Trattore si ribalta, morto un agricoltore nell’Agrigentino

    Un agricoltore di Cammarata (Agrigento), Roberto Borgia, di 50 anni, è morto in un incidente sul lavoro. L’uomo è stato travolto dal trattore sul quale stava lavorando in un appezzamento di terreno situato lungo la statale 189.

    Per cause tuttora in fase di accertamento il mezzo si è ribaltato, schiacciandolo. Borgia è morto sul colpo. Inutili i soccorsi. I carabinieri indagano per ricostruire l’esatta dinamica della tragedia.

  • Salvo Geraci è il nuovo capogruppo della Lega all’Assemblea regionale siciliana

    Salvo Geraci è il nuovo capogruppo della Lega all’Assemblea regionale siciliana

    Salvo Geraci è il nuovo capogruppo della Lega all’Assemblea regionale siciliana. I deputati di Lega – Prima l’Italia lo hanno eletto ieri durante l’assemblea di gruppo tenutasi negli uffici di Palazzo dei Normanni. Geraci, alla prima legislatura nel Parlamento siciliano, è anche sindaco del Comune di Cerda da due mandati. Sindacalista di lungo corso, guida in provincia di Palermo l’organizzazione Unsic. “Sono contento di poter guidare il partito di Matteo Salvini a Sala d’Ercole. Abbiamo già adempimenti importanti in questa settimana – dice il neo capogruppo Geraci – perché entriamo in piena sessione di bilancio. Lavorerò a stretto contatto con i colleghi per elaborare le migliori proposte in occasione della legge di stabilità e mi concentrerò molto, nei prossimi mesi, sulle riforme che il Parlamento dovrà varare nel rispetto del programma elettorale del presidente Schifani. Ringrazio i colleghi deputati per la fiducia accordatami ed in particolare Luca Sammartino per avermi proposto alla guida del gruppo e il commissario regionale Nino Germanà. Spero di essere all’altezza dell’importante ruolo conferitomi e da domani sono pronto a onorare questo nuovo impegno”. Al nuovo capogruppo giungono anche gli auguri del commissario regionale della Lega Nino Germanà. Il senatore della Lega si congratula con Salvo Geraci, dicendo che “il ruolo della Lega in Ars è fondamentale per seguire tutte le proposte di legge alle quali lavoriamo. Sono certo – aggiunge Germanà – che Salvo Geraci guiderà i nostri parlamentari con grande impegno”.

  • Un ponte tra i detenuti e il mondo del lavoro, il nuovo progetto dell’Università di Catania con l’associazione Seconda Chance

    Un ponte tra i detenuti e il mondo del lavoro, il nuovo progetto dell’Università di Catania con l’associazione Seconda Chance

    Fondamentale per un detenuto, dopo aver scontato la propria pena, è riuscire ad avere una seconda possibilità. Il modello di carcere italiano, secondo la nostra Costituzione, deve essere rieducativo quindi deve consentire un percorso riabilitativo anche dal punto di vista sociale. “Oltre le sbarre: metamorfosi e inclusione. Lavoro, rinascita e dignità nelle carceri” è un convegno svoltosi all’Università di Catania il cui obbiettivo è stato presentare il progetto “PriTJP – Prison training for job placement” (Formazione per l’inserimento lavorativo), che si propone di indagare la realtà del contesto carcerario meridionale, per progettare iniziative di formazione che possano sostenere il percorso di fuoriuscita e reinserimento sociale, attraverso proposte formative all’interno e all’esterno delle mura carcerarie. Organizzato dal Dipartimento di Economia e Impresa (Dei) e dall’associazione Seconda Chance, che opera per il reinserimento dei detenuti nel mondo del lavoro, nell’ambito della missione GRINS.

    Abbiamo parlato con Maurizio Nicita, responsabile per la Sicilia dell’Associazione Seconda Chance, del processo riabilitativo di un detenuto, della difficile situazione che vivono le carceri italiane e infine di questo ponte che si sta cercando sempre più di realizzare tra gli istituti di pena e il mondo del lavoro.

    Seconda Chance è un’associazione nata con lo scopo di dare proprio un’altra possibilità ai detenuti, quanto è importante per loro?

    -Troppo spesso c’è il rischio che chi viene condannato espia una pena di qualche anno in carcere e poi paga l’ergastolo civile a vita, noi contiamo a riabilitare la gente. C’è un rapporto del 2024 che dimostra come la recidiva si abbassi nelle carceri in cui si lavora sui livelli di professionalità, attraverso corsi interni che formano il detenuto così da poter trovare un lavoro finito di scontare la pena.  

    Quindi il lavoro è un mezzo funzionale e riabilitativo?

    -Certo perché la recidiva agisce nel momento in cui sei stato arrestato, spesso per piccoli reati e una volta scontata la pena non hai un lavoro ma hai magari una famiglia, se non trovi un impiego legale la scorciatoia diventa più che un rischio. A me è capitato di conoscere dei ragazzi che mi hanno chiesto di trovargli un lavoro lontano dalla loro origini per evitare di ricaderci, chi fa un discorso del genere merita fiducia. Quando parli con questi ragazzi, con le famiglie, non si possono regalare illusioni perché le ricadute sono un rischio altissimo, quindi dobbiamo essere concreti e cercare di arrivare alla soluzione, che non è semplice. Lavoriamo con la speranza di vedere il volto felice di chi riesce a guardare avanti a rialzare la testa e ritrovare la propria dignità, perché il lavoro è dignità.

    Le pagine di cronaca sono piene di notizie sulle carceri italiane troppo affollate e poco sicure. Com’è la situazione attuale vista dall’interno?

    -La situazione oggi nelle carceri la conosciamo bene ed è vero le cronache ne danno sempre testimonianza. Troppo spesso la dignità nella struttura carcere è mortificata, si vive all’interno una situazione precaria, difficile, ci sono tanti addetti a lavoro direttori, educatori, psicologi, volontari che quotidianamente evitano situazioni complicate. Ma è anche vero che accadano fatti gravi e spiacevoli, le guardie carcerari sono in numero esiguo, vivono uno stress enorme, è chiaro che le tensioni all’interno di un carcere sono sempre altissime e se l’organizzazione non è in grado un minimo di gestirle tutto si complica. L’Art. 27 della nostra Costituzione recita che la pena non deve essere punitiva ma rieducativa, le nostre carceri sono mal concepite e non hanno spazi vitali, questo è sbagliato per chiunque, esistono associazioni che puntano alla tutela della persona, gli ergastolani sono persone.

    Seconda Chance è attiva da 3 anni il vostro obbiettivo è creare un ponte tra detenuti e lavoro, ma concretamente vi è una risposta buona dal mondo dell’imprenditoria alle vostre richieste?

    -Noi operiamo in tutta Italia, come associazioni in questi 3 anni sono stati procurati intorno ai 300 posti di lavoro, frutto di un impegno continuo di volontari sul territorio che cercano di creare un ponte tra mondo dell’imprenditoria e carcere. Il settore risponde a livello soggettivo ed in maniera diversa a secondo delle regioni, ma questa non vuole essere un’accusa. Per esempio con l’associazione dei costruttori in Toscana, Veneto e Liguria stiamo portando avanti progetti importanti riuscendo a inserire parecchie persone, probabilmente perché è più facile trovare una manovalanza anche qualificata all’interno delle carceri. Ci sono altre regioni o associazioni che sono più formali, ma occorre rimboccarsi le maniche e creare anche corsi professionali che qualifichino il detenuto e gli assicurino di poter trovare un impiego.

    Si parla spesso di perdita di dignità dentro le mura del carcere, ci si dimentica che i detenuti sono persone ognuna con una propria storia e un percorso diverso. Per questo ci sono tante associazioni che lavorano all’interno dei penitenziari, tra di voi è importante creare una sinergia?

    -Purtroppo è così. In quest’ultimo periodo ho imparato molto di più da un ergastolano che da 44 anni sconta la sua pena che da chiunque altro ho incontrato. Lui è entrato in carcere con la terza media a 21 anni, adesso ne ha 65 ed è laureato in sociologia con 110 e lode. Questa persona oggi è socialmente recuperata, lavora nel progetto che abbiamo presentato ed è stato assunto da noi. Io sono fortemente convinto che anche se hai sbagliato, se dimostri la voglia di risollevarti bisogna darti questa possibilità. Abbiamo tante piccole realtà del volontariato, del terzo settore che agiscono autonomamente lavorando in silenzio, è invece importante operare tutti insieme e fare rete sommando e rafforzandoci l’una con l’altra per poter dare risultati più grandi. Seconda Chance è un’associazione aperta ad ogni tipo di collaborazione, unire le forze è fondamentale.

    Per concludere parliamo del progetto presentato e della collaborazione con l’Università di Catania, da dove nasce?

    -Possiamo dire che l’Università di Catania ha cercato l’associazione Seconda Chance per un rapporto di interscambio, proprio per creare posti di lavoro. Al suo interno ho trovato persone disponibili uno fra tutti il professore Marco Romano.  Il progetto consente di lavorare per un anno retribuito, con il supporto di statisti, pedagoghi, sociologhi e psicologi, per capire cosa vogliono fare i detenuti. Saranno raccolti dati statistici sulla popolazione detenuta e linee guida per proporre una migliore attività formativa. Chi entra in carcere spesso ha dovuto interrompere la sua vita, noi proviamo a capire le loro aspettative e coinvolgendo tutte le forze artigianali cerchiamo di comprendere la richiesta, così da creare corsi professionali specifici che possano dare al detenuto una seconda possibilità nella vita.