Una nuova specie aliena è arrivata nel Mediterraneo e si trova anche in Sicilia. Dopo l’alga killer, la medusa nomade, il pesce scorpione, il vermocane e il granchio blu, ecco la formica guerriera.
La Solenopsis invicta, anche chiamata formica di fuoco, è capace di diffondersi con estrema rapidità e influisce negativamente sugli ecosistemi, sull’agricoltura, ma anche sulla salute umana. È originaria del Sud America e già due anni fa la rivista “Current Biology”, aveva lanciato l’allarme per il suo arrivo nel Mediterraneo.
Anche la regione Sicilia, recentemente, ha avviato una campagna di informazione e di segnalazione. “Questa formica è una tra le specie di formiche più invasive del mondo. In Sicilia è stata rinvenuta nella parte del Siracusano. Si tratta di un animale le cui punture sono fortemente dolorose, provano reazioni allergiche e addirittura possono causare cose ben più gravi. Fin dall’inizio abbiamo compreso il rischio che la formica di fuoco rappresenta per il nostro territorio e continuiamo costantemente a seguire la situazione intervenendo su tutti i fronti per contrastare questa emergenza. Siamo perfettamente al passo con il cronoprogramma che è stato concordato e finanziato dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Da mesi stiamo portando avanti le azioni di contrasto pianificate. Possiamo dire che l’eradicazione nel Siracusano sta funzionando”, queste le parole dell’Assessore Regionale del territorio e dell’ambiente, Giusi Savarino.
In realtà, nonostante le azioni contrastive, le formiche di fuoco hanno già creato diversi formicai e tane dislocate in varie zone in Sicilia. Ma come è arrivata questa specie in Europa? Principalmente con il vento e attraverso il trasporto marittimo. E come si comporta? Ce ne parla Lucia Zappalà, Professore di Entomologia a Catania: “Si chiama Invicta perché sembra imbattibile, incontrollabile. Il suo nome comune deriva dalla sensazione provocata dalla puntura, un bruciore che ricorda il fuoco. Ogni colonia può ospitare fino a 250.000 individui organizzati in una gerarchia perfetta di operai sterili e regine alate. Dopo l’accoppiamento i maschi muoiono e le regine volano a creare altri nidi. Le colonie sono talmente compatte da poter formare zattere galleggianti in caso di pioggia o inondazione, proteggendo la regina e le larve. Il pericolo non è solo per la salute umana, ma attaccano rettili, anfibi, piccoli mammiferi e persino nidi di uccelli”. Si racconta che in Australia, siano stati trovati esemplari di koala morti nelle vicinanze dei nidi di formica di fuoco, ed in Cina, abbiano decimato i raccolti di soia, costringendo i contadini ad abbandonare i campi. Nel mondo hanno creato danni ingenti, negli Stati Uniti nel 2024, per oltre 6 miliardi di dollari.
Per estirparle è necessario creare delle trappole con esche avvelenate a base di mais, soia o altri altri elementi, che le formiche portano alla regina. È importantissimo eliminare queste specie aliene perché uccidono la fauna autoctona e, proprio come è stato con il granchio blu, possono anche causare l’estinzione di specifiche razze.
Se animali o uomini vengono punti da uno di questi esemplari, si hanno lesioni simili a vesciche, col tempo diventano cicatrici che persistono a distanza di mesi per poi trasformarsi, negli individui sensibili o allergici, in pericolose palpitazioni o shock anafilattico.

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