Non si può essere buoni genitori se si è mafiosi. Ha del rivoluzionario quanto affermato dal Tribunale dei minori di Palermo che ha dichiarato decaduta la responsabilità genitoriale di un uomo arrestato dalla DDA e poi condannato a 20 anni di reclusione. Secondo i giudici, dunque, far parte di Cosa nostra è “sintomatico di inadeguatezza alle funzioni genitoriali”. Insomma, i mafiosi non possono essere buoni padri e vanno allontanati dai figli.
“Il padre – si legge nella sentenza che accoglie la richiesta della procuratrice Claudia Caramanna – è stato riconosciuto colpevole di avere diretto e organizzato l’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti operante nel mandamento di Porta Nuova, gestendo la piazza di spaccio della Vucciria, nonché per avere curato l’approvvigionamento di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente destinati alle piazze di spaccio e per avere garantito il rispetto delle regole imposte dal mandamento mafioso nel settore della droga». Per i giudici queste “condotte, giudizialmente accertate, appaiono inadeguate alle funzioni genitoriali”. “I modelli comportamentali del padre dei minori, improntati all’adesione al sistema di violenza e prevaricazione tipico dell’associazione mafiosa – spiega il Tribunale – sono estremamente intrisi di rischi per il percorso educativo e di crescita dei minori”.
Quanto stabilito dal Tribunale per i minori di Palermo si inserisce nel nuovo corso segnato anche a livello legislativo in Sicilia dove l’Ars, a maggio, ha approvato all’unanimità Liberi di scegliere, una norma che introduce percorsi di reinserimento sociale dedicati alle mogli e ai figli dei boss, colmando un vuoto normativo e operativo per quelle situazioni in cui si decide di prendere le distanze da contesti mafiosi. Un’iniziativa che rappresenta un segnale concreto della volontà di offrire una via d’uscita a chi, per nascita o legami familiari, si trova intrappolato in logiche criminali.
La norma nasce dal protocollo ideato dal presidente del tribunale per i minori di Catania Di Bella, un’iniziativa già sperimentata con successo nei contesti di ‘Ndrangheta in Calabria e successivamente replicata in Sicilia.

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