Le mani sul mare. Parafrasando il celebre film di Francesco Rosi, sembra che a Catania gli interessi si stiano concentrando sul mare. Sullo specchio d’acqua del porto e le zone immediatamente limitrofe, come la scogliera d’Armisi, ma anche altre aree meno centrali ma non certo meno pregiate, quelle di Ognina. Sul porticciolo grava infatti un progetto per realizzare banchine e approdi, in contrasto con la volontà dell’amministrazione di riqualificare il borgo marinaro cantato da Verga.
Ma è sul porto che, in questo momento, sono accesi i riflettori: il Piano regolatore portuale, che il commissario dell’autorità di sistema portuale della Sicilia Orientale, Francesco Di Sarcina ha illustrato al consiglio comunale, a breve dovrà tornare in Consiglio per la sua approvazione. Che, secondo i tempi indicati, dovrebbe avvenire entro il prossimo 20 marzo. Meno di 10 giorni per esaminare un insieme di carte, mappe e previsioni.
Una tempistica preoccupante, per Confcommercio, chiede tempo. Non è pensabile – affermano il vice presidente vicario, Dario Pistorio, e il vice direttore generale, Francesco Sorbello, che un piano di tale importanza, con previsioni di spesa per quasi un miliardo di euro ed un impatto urbanistico ed ambientale che segnerà il territorio vita natural durante, possa essere licenziato dal civico consesso in tempi così ristetti, col rischio di abnegare a compiute ed approfondite valutazioni di merito ed ad una necessaria condivisione anche con i soggetti economici della Città”.
Anche il Partito democratico cittadino interviene. Il Pd si dice pronto a un confronto costruttivo e assicura che “sarà in prima linea affinché ogni scelta urbanistica e infrastrutturale punti a valorizzare il porto di Catania e le sue potenzialità, restituendo spazio alla città, sanando vecchie ferite, rigenerando, riqualificando e garantendo efficienza negli investimenti e produttività all’indotto”.

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